Mediobanca e le banche italiane: “Tutte solide”

Pubblicato da: MatteoT - il: 28-01-2013 15:54

Proprio nei giorni dell’acceso ed intenso dibattito su Monte dei Paschi di Siena in relazione allo scandalo derivati scoperto, Mediobanca diffonde un suo studio in cui viene esplicitato che non dovrebbero esserci altri “cavalli di Troia” nelle casse delle banche italiane.

Intesa Sanpaolo, la maggiore banca italiana, ha al proprio interno derivati per 59,7 miliardi di euro, ossia il 9% dell’intero attivo e l’1,8% del proprio patrimonio. Unicredit ne ha per 118 miliardi, circa il 12% degli attivi e il 2,4% del patrimonio netto. In Germania, per esempio, il valore tra questi due dati si aggira sempre oltre il 30%.

Lo stesso dicasi per tutte la banche europee. Mentre volgendo lo sguardoversoistituti con una capitalizzazione minore vediamo che il rapporto derivati-totale attivi si aggira intorno al 4,5%, mentre Ubi addirittura 1,4%.

Le banche italiane, dopo la crisi finanziaria a livello europeo ed internazionale, confermano così di poggiarsi e di reggersi su solide fondamenta a dispetto di quanto accaduto con Monte dei Paschi di Siena. Ci si rivolge alla clientela in maniera commerciale e ci si allontana sempre di più dalla speculazione.

Secondo Antonio Guglielmi di Mediobanca Securities «una delle tematiche chiave di Basilea 3 sono i derivati e, in particolare, gli strutturati e buona parte degli istitutieuropei proprio per questo si troveranno a fronteggiare dei problemi di patrimonializzazione mentre per ile banche italiane il problema non si porrò nemmeno». Quello di Mps dunque sarebbe un caso «sui generis» che dipende dalle toppe che ha dovuto mettere dopo l’operazionefallimentare che si è rivelata l’acquisizione di Antonveneta.

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