Crollo Saipem mercoledì 30 gennaio 2013: sospetti di insider trading

Pubblicato da: MatteoT - il: 31-01-2013 16:00

Nel post di oggi cerchiamo di ricostruire i fatti della vicenda che ha portato Saipem, nella giornata di mercoledì 30 gennaio 2013, ad un crollo verticale della propria capitalizzazione di Borsa in seguito al profit warning emesso sugli utili e sull’Ebit del 2013, dimezzato rispetto a quello del 2012.

Lunedì 28 gennaio 2013, Bank of America Merrill Lynch annuncia un collocamento rivolto agli investitori istituzionali di 9,97 milioni di azioni Saipem, pari al 2,3% del capitale. Il controvalore è di 315 milioni di euro ed il prezzo medio per azione di 30,65 euro. Si pensa che a vendere siano stati i fondi di Fidelity.

All’indomani della notizia, nella sera di martedì 29 gennaio, l’annuncio shock dei vertici della controllata di Eni, che dichiarano di prevedere per il 2013 un tonfo degli utili -80% nelle loro attività di servizi petroliferi onshore, che si incentrano in Medio Oriente, Algeria e Nigeria.

Passiamo alla giornata di ieri. Il titolo Saipem non riesce a fare prezzo e crolla sotto il peso del profit warning emesso cedendo, a fine giornata, il 34,3% dopo essere scivolato fino al – 38%. Il valore per azione è di 20,01. In una sola seduta, in pratica, si perde il 3% dell’intera capitalizzazione del gruppo.

Come se non bastasse già tutto questo, nell’ambito dell’inchiesta sulle attività in Algeria arriva la notizia dell’avviso di garanzia recapitato all’ex Ad Pietro Tali, dopo l’indagine che ha colpito Saipem nel 2011, per presunti reati di corruzione che risalirebbero al 2009.

Il mercato punisce il titolo e scatta allo stesso tempo il timore che scoppi a Piazza Affari, dopo il caso di MPS, un altro scandalo: la sensazione è che i nuovi manager abbiano fatto qualche scoperta, visto che hanno comunicato in una nota di aver scelto “un approccio più conservativo per la valutazione del nuovo business, nella stima di margini e nei tempi, sia di assegnazione dei contratti sia di esecuzione di nuovi progetti”.

Si mette dunque in moto la Consob, e viene aperta un’indagine sul collocamento di Bank of America: “C’è stato questo collocamento, e dopo il profit warning, e dunque è una routine in questo caso indagare su presunti abusi di mercato. Faremo affidamento alla cooperazione internazionale”, ha dichiarato al Financial Times Annalisa Mancini, portavoce della Consob.

Il dubbio di insider trading, nella comunità degli investitori, è presente: strano che il collocamento curato da BofA sia avvenuto proprio poche ore prima del crollo del titolo. Come dire: qualcuno sapeva. E sapeva come al solito a danno dei piccoli azionisti.

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