Mercati Usa fuori dalla realtà

Pubblicato da: MatteoT - il: 08-03-2013 10:00 Aggiornato il: 07-03-2013 18:36

In America in questi giorni stiamo assistendo a qualcosa di veramente strano. L’indice Dow Jones continua ad inanellare nuovi record superando, per la prima volta nella sua storia, la soglia dei 14.300 punti, mentre l’economia reale non sembra proprio essere tornata fuori dalla crisi che, ricordiamolo, grava sulle famiglie dalla fine del 2008.

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L’ultimo sondaggio IBD/TIPP sull’indice di ottimismo economico, che misura come gli americani si sentano riguardo al trend dei fondamentali della congiuntura, è scivolato a – 5,1 punti attestandosi a 42,2 punti, al minimo da dicembre 2011 e ben al di sotto della soglia neutrale dei 50,0 punti. Tra i componenti, è crollata soprattutto la fiducia nelle politiche economiche di Washington (- 11%). Negative anche le notizie che arrivano dall’outlook sui prossimi sei mesi, scivolato al – 18% a 38,3 punti.

Continuando, l’analisi ha affermato che, “guardando al calo dei loro redditi su base reale, il 59% degli americani ritiene che gli Stati Uniti versino già in una condizione di recessione”.

Entrambe le situazioni esaminate sopra sono vere; è vero che Wall Street è preda di una nuova ondata di euforia; ma è altrettanto vero che i fondamentali dell’economia americana sono tutto fuorchè solidi. Il risultato è come al solito si può parlare di esuberanza irrazionale dei mercati, e tanti analisti hanno messo in guardia recentemente di come alla fine, merito o colpa di questi balzi, spetti alla stamperia della Fed, che con la sua iniezione di liquidità sui mercati finanziari sta rischiando di creare la bolla delle bolle speculative.

Tutto questo mentre un altro dato scuote l’America e preoccupa chi guarda all’economia reale: il reddito reale delle famiglie Usa, tenendo conto dell’inflazione, è stato nel 2011 pari a 50.054 dollari, in calo dell’8% rispetto al massimo del 2007, quando si attestava a 54.489 dollari.

Ma è meglio fare anche altri paragoni, che riescano a descrivere meglio come stanno davvero le cose. Il paragone è, esattamente, tra la performance di alcuni indicatori attuale e del 2007, quando il Dow Jones testò il record a 14.164,5 punti, record ampiamente superato, tanto che ieri l’indice è salito fino a 14.304.

Allora, la crescita del Pil era +2,5%; ora è +1,6%. I disoccupati erano 6,7 milioni, ora sono raddoppiati a 13,2 milioni; gli utilizzatori dei buoni pasto erano 26,9 milioni, ora sono 47,69 milioni; il bilancio della Fed era di 0,89 trilioni, ora è di 3,01 trillioni; il debito in rapporto al Pil era al 38% circa, ora è pari al 74,2%; il debito totale in termini assoluti era di $9,008 trilioni, ora è di $16,43 trilioni; la fiducia dei consumatori era a 99,5 punti, ora è a 69,6 punti; il Vix era al 17,5%, ora è al 14%; il tasso sui Treasuries a 10 anni era al 4,64%, ora è all’1,89% circa; i volumi scambiati sul Nyse erano in media di 1,3 miliardi di titoli, ora sono di 545 milioni di pezzi. L’oro, bene rifugio per eccellenza, era scambiato a $784 l’oncia, ora è a $1.583.

Una certa cautela è forse d’obbligo, visto che alcuni tra i guru di Wall Street più ascoltati al mondo, come Warren Buffett e George Soros stanno uscendo invece dall’azionario.

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