Slovenia il post-Cipro: solvibilità fino all’estate

Pubblicato da: MatteoT - il: 23-03-2013 11:41 Aggiornato il: 23-03-2013 10:49

Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e Cipro. Potrebbe non essere finita qui la lista degli Stati vittime della crisi finanziaria europea. Il prossimo rischia di essere la Slovenia. Rigore e risanamento dei conti pubbici non ci salveranno, occorre combinare il rigore con la crescita. E’ quanto ha affermato Alenka Bratusek, nuova premier slovena, che ha presentato il suo governo di centrosinistra.

Errore

Dopo le dimissioni del suo predecessore, il conservatore Janez Jansa, la signora Bratusek ha formato una coalizione tra la sua lista di sinistra, “Slovenia positiva” (che con 28 deputati su 90 è il primo partito nel Parlamento di Lubiana), del partito dei pensionati (DeSUS) e del partito liberale-divico DL. Come nel governo precedente, il ministro degli Esteri è il leader del partito dei pensionati, Karel Erjavec.

La Slovenia, fino a pochi mesi fa la più ricca delle repubbliche ex jugoslave, non sembra più essere vista solo per la sua democrazia solida e per la sua economia esportatrice. La crisi bancaria l’ha gravemente colpita ed i crediti in sofferenza pesano su gran parte degli istituti creditizi del Paese. Vicende che, per assonanza, fanno tornare alla mente ciò che sta vivendo in questi giorni Cipro.

Per sostenere le banche, lo Stato si è dovuto indebitare oltre i limiti consentiti. La solvibilità della Slovenia, come scrive il Finance, è limitata e garantita solo fino all’estate. La richiesta degli ambienti economici e finanziari alla premier Bratusek è di continuare a portare avanti il progetto di costituzione di una bad bank come il governo conservatore dimessosi di Jansa aveva cominciato a fare.

La costituzione di una bad bank è un punto controverso tra il partito che guida il Paese ed il Fondo Monetario Internazionale. Secondo il Fondo monetario le banche slovene necessitano di liquidità per circa un miliardo di euro, e il problema è aggravato dalla recessione: la prognosi di contrazione del 2 per cento del prodotto interno lordo sloveno quest’anno potrebbe addirittura rivelarsi troppo ottimistica.

Per questo la premier ha chiesto al suo ministro delle Finanze, Uros Cufer, un programma che abbia quattro priorità: stabilità, fiducia degli investitori, crescita, effetti sociali positivi. Bratusek è molto stimata e popolare, ma ovviamente gli sviluppi della situazione slovena dipendono anche dalla difficile situazione complessiva dell’Eurozona, in cui la piccola repubblica fu il primo paese ex comunista ad entrare.

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