Faber: “Vicino il crash del mercato azionario”

Pubblicato da: MatteoT - il: 09-04-2013 16:30 Aggiornato il: 09-04-2013 15:57

La strategia più adottata sembra essere quella di Russ Koesterich di BlackRock Inc. e Valentijn van Nieuwenhuijzen di ING Investment Management: il primo ha preferito vendere le sue small cap preoccupato da una espansione dell’economia Usa ancora sottotono rispetto a quanto l’azione Fed avrebbe potuto fare, mentre Van Nieuwenhuijzen preferisce addirittura evitare nuovi acquisti. Breve, perciò, l’entusiasmo dato dal Giappone e dalla sua politica di stimolo ad oltranza.

Errore

Un parere molto simile a quello di Marc Faber secondo cui il mercato azionario statunitense è ipercomprato. “Se continuiamo a salire, la probabilità di un crollo diventa sempre maggiore e sempre più vicina, anche già durante la seconda metà dell’anno. La crescita non può avvenire solo su singole azioni come Johnson & Johnson, Procter & Gamble, Wal-Mart, e così via, sarebbe difficile. Una situazione che avevo già ampiamente pronosticato. Questo è solo l’inizio.”

“Non è un buon momento per comprare azioni” Faber ha avvertito, sostenendo che le scorte non sono all’inizio di un mercato toro come molti analisti hanno previsto nelle ultime settimane.

Con la stagione degli utili al via le previsioni sull’andamento non sono particolarmente incoraggianti: lenta crescita economica e un previsto indebolimento del mercato stanno aumentando il pessimismo tanto da spingere tutti i gestori a trovare nuovi metodi per arginare le future e sicure perdite che arriveranno dopo i picchi dell’S&P.

Koesterich non ha dubbi: stanno aumentando i rischi di correzione e l’anormalità del rally sta iniziando a farsi sentire anche perchè proprio lo Standard&Poor’s sono nell’ultima settimana è sceso dell’1%, il calo più vistoso dal 1 gennaio, in seguito al pessimo report sui posti di lavoro (88mila) che andavano ben al di sotto delle previsioni anche più pessimiste (190mila). In realtà è anche vero che un solo dato non fa tendenza e che potrebbe rivelarsi una inversione del trend nel prossimo, ma è anche vero che il divario fra le aspettative e i dati di fatto è particolarmente profondo.

E anche la potenza della Federal Reserve, che finora ha sostenuto i mercati con la sua presenza da 85 miliardi di dollari, non sembra più in grado di alimentare ulteriormente un ottimismo che negli ultimi tempi è andato oltre ogni confine e che adesso sembra essere maturo per tornare indietro.

“Il primo trimestre ha preso la maggior parte degli investitori di sorpresa sulla forza e l’ampiezza del mercato azionario rimasto sulla scia bull ormai da 4 anni” questa l’opinione espressa da Jim Russell, US Bank Wealth Management

Ma alcuni iniziano a temere qualcosa di peggio. John Hussman fund manager dell’Hussman Fund, suggerisce, nella sua nota settimanale, che l’economia è molto più debole di quanto si creda e nulla vieta che si sia in una fase di recessione.

Alla base della sua view anche il fatto che i più forti indicatori stanno entrando e uscendo senza nessuna stabilità dal cono d’ombra che segna il confine fra ripresa economica e recessione. Un balletto che va avanti da oltre 2 anni e che non si è fermato nemmeno di fronte ai numerosi provvedimenti di stimolo che hanno avuto solo il potere di galvanizzare momentaneamente i mercati e provare avanti un ralluy completamente fittizio e che non può fare a meno di tremare di fronte alle prime prove cruciali come quella degli utili.

Anzi, ad ogni mossa del QE è corrisposta una reazione sempre più piccola nell’economia reale, mentre nella speculazione pura, quindi nella finanza, le conseguenze sono state più forti. Il problema al momento è che anche il recente rimbalzo si rivelerà temporaneo.

Fonte: trend-online.com

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