Crisi Slovenia ed effetto domino

Pubblicato da: MatteoT - il: 12-04-2013 15:49

Solamente un paio di settimane fa eravamo tutti qui a guardare cosa sarebbe stato di Cipro, piccola isola turistica del Mediterraneo, dove l’Europa ha deciso di dar vita ad un innovativo piano di salvataggio che chiama, davanti a tutti, i correntisti con il relativo prelievo forzoso.

bomba

Subito dopo l’attenzione si è spostata su un altro piccolo Stato, la Slovenia. La stessa sorte dell’isola si potrebbe replicare qui, nella penisola balcanica. Sarà un effetto domino? Vediamo quale è la situazione della Slovenia, da dove si sono originati i problemi e come si potrà intervenire.

QUALI SONO I PROBLEMI DELLA SLOVENIA?
L’Ocse, ossia l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, nella giornata di martedì, ha rilasciato un importante rapporto in cui si afferma che la Slovenia sta affrontando una crisi bancaria grave ed importante. Il campanello d’allarme, in realtà, è acceso già da qualche settimana, quando è emersa la notizia che il Paese balcanico abbia sottostimato in modo significativo i costi di ricapitalizzazione delle banche nazionali, fissandoli solamente ad 1 miliardo di euro.

CHE PESO HA L’ECONOMIA SLOVENA?
Molto poco, visto che lo Stato rappresenta solamente lo 0,4% del Prodotto Interno Lordo dell’Eurozona, praticamente poco di più di Cipro che, invece, si fermava sullo 0,2%. Non è tutto visto che, nel 2013, l’Ocse ha stimato per la Slovenia una contrazione del Pil del 2,1% rispetto al – 2,3% del 2012.

QUALI SONO LE ORIGINI DEI PROBLEMI?
Anche in questo caso, come troppo spesso accade, le banche. La Slovenia è stato l’unico stato ex comunista ad aver esitato nel dar vita ad un processo di privatizzazione del sistema bancario che, per buona parte, è tutt’ora in mano allo Stato. Secondo l’agenzia Reuters, questo sistema rende i contribuenti sloveni fortemente esposti a perdite anche e soprattutto perché tra le banche di monopolio Statale (che rappresentano circa i 2/3 del settore bancario), molte detengono numerosi crediti in sofferenza.

COME SI ESPRIME A RIGUARDO LA SLOVENIA?
Alenka Bratusek, neo primo ministro della Slovenia, ha affermato dinanzi alla carta stampata ed alle televisioni che, nei prossimi mesi, il Paese non avrà bisogno di alcun aiuto e di alcun piano di salvataggio. Magra consolazione per gli investitori che hanno assistito a scene simili già per la Grecia, per l’Irlanda e gli altri destinatari dei salvataggi UE.

COSA DICE, INVECE, BRUXELLES?
Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, ha incontrato più volte la Bratusek ed ha riferito alla stampa che, attualmente, non c’è in atto alcuna trattativa per salvare le banche del Paese. Cogliendo l’occasione, Barroso ha tenuto a precisare che la storia controversa del salvataggio di Cipro che ha coinvolti i depositi bancari non sarà un “modello” per gli altri salvataggi.

ED I MERCATI?
Ovviamente l’interesse dei mercati verso la situazione della Slovenia è molto alta. Il costo per assicurare i 10 milioni di dollari di debito della Slovenia contro il mancato pagamento, tramite CDS (credit default swap), è stato di 250,000 dollari ogni anno, prima che fosse annunciato il salvataggio di Cipro dalla metà di marzo. Oggi, secondo le informazioni finanziarie dell’istituto Markit, lo stesso costo ammonta a circa 328 mila dollari.

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