Borse europee nel panico: bruciati 450 miliardi di euro

Pubblicato da: Luca M. - il: 07-10-2008 6:13

Crollano le Borse europee e non si arresta lo scivolone degli indici Usa. Dopo essere sceso sotto la soglia dei 10mila punti per la prima volta dall’ottobre 2004, il Dow Jones rompe anche la soglia dei 9.600 punti e tocca 9.525, peggior calo di sempre in punti (-800).

Il Nasdaq in perdita dell’7,78% e lo Standard Poor’s Composite del 7,3%.

Il lunedì nero delle Borse europee si è invece già chiuso, con perdite pesantissime: -8,24% Milano, -7,29% Londra, -7,07 Francoforte, – 9,04% Parigi, che ha subìto il maggior calo dal 1988, cioè da debutto dell’indice Cac 40. In una sola seduta l’Europa ha bruciato 44 miliardi, con l’indice Dj Stoxx 600 che ha registrato la peggior performance dall’87 ad oggi.

Piazza Affari chiude a -8,24%:  Hanno perso l’8,24% sia il Mibtel, a 17.976 punti, che lo S&P/Mib, a 23.776 punti. I due principali indici di Piazza Affari archiviano oggi la peggior perfomance dal ’98, vale a dire dalla nascita di Borsa spa, superando in negativo anche la seduta dell’11 settembre 2001.

Le Borse europee bruciano un totale di 445 miliardi di euro. L’indice Dj Stoxx 600, che alla vigilia capitalizzava 6.140 miliardi di euro, ha perso oggi il 7,23%, portandosi ai minimi dal novembre 2004 e registrando il calo più consistente in una singola seduta dallo storico lunedi nero del 1987 quando l’indice Dow Jones di Wall Street perse in una sola seduta oltre 20 punti percentuali.

Sui mercati finanziari europei è stato il panico a dominare. L’approvazione del Piano Paulson non ha dato sostegno alle Borse mondiali, dal momento che gli investitori si sono convinti che la crisi finanziaria abbia colpito l’economia e che le conseguenze risulteranno pesanti. A Milano i titoli sono stati venduti a piene mani, senza esclusione di sorta. Al punto che numerose azioni delle aziende a maggior capitalizzazione a metà giornata sono state sospese per eccesso di ribasso (nel pomeriggio ben sedici titoli avevano subito stop per eccesso di ribasso contemporaneamente). Anche azioni considerate usualmente stabili, come le Eni (-9,66%) o le Atlantia (-10,5%). Le banche sono letteralmente crollate e non solamente in Italia, ma in tutta Europa, visto che ormai nessuno più si fida della solidità degli istituti di credito. Del resto anche le stesse banche sospettano l’una dell’altra, e la dimostrazione è che i tassi sul mercato interbancario, in rialzo da mesi, oggi hanno segnato nuovi massimi: l’Euribor a una settimana ha aggiornato il top degli ultimi sette anni, al 4,885%, mentre il tasso a tre mesi ha fatto segnare il nuovo massimo dal 1994, al 5,345% dal 5,339%.

Per altro il panico è stato innescato da fatti reali: se la crisi ha devastato il sistema bancario Usa, non ha risparmiato gli istituti europei. La scorsa settimana Fortis, B&B e Dexia hanno scongiurato il peggio attraverso interventi governativi, mentre la tedesca Hypo Real Estate ha ricevuto un mega-finanziamento da 35 miliardi, al quale si sono sommati altri 15 miliardi erogati questa mattina, sempre da banche e assicurazioni della Germania. Tutto, ovviamente, per evitare il fallimento. In Italia Unicredit ha alimentato dubbi e sospetti sugli istituti di credito varando nel fine settimana un piano anticrisi da 6,6 miliardi. Piano che però era stato smentito fino all’ultimo momento a colpi di dichiarazioni ufficiali sulla solidità della banca. Sul finale le azioni hanno arginato le perdite al 5,48%, anche grazie alla notizia sugli acquisti dei manager Alessandro Profumo e Paolo Fiorentino hanno rilevato titoli. Gli investitori, però, hanno puntato l’indice sulla credibilità del management e hanno iniziato a porsi domande anche sulla situazione di altri istituti: ecco perchè sono crollate anche le Banco Popolare (-14,7%) e le IntesaSanPaolo (-11,28%). Sono inoltre scivolate le Bpm (-6,2%) e le Unicredit (-5,48%). Ha arginato le perdite al 3% Mps.

Euro in picchiata: le quotazioni della divisa unica sono scese sotto gli 1,35 dollari per la prima volta dall’agosto del 2007. In rapporto allo yen, la valuta unica è arrivata a 135,75 che rappresenta il minimo dal marzo del 2006. Chiusura in marcato generale ribasso. Nel finale l’euro è stato indicato a 1,3527 dollari (1,3810 venerdì), dopo essere stato indicato dalla Bce nel primo pomeriggio a 1,3634 e aver toccato nelle ultime battute il nuovo minimo dal 17 agosto 2007 (1,3469).

E’ proprio l’euro – assieme alle borse europee – la vittima della crisi drammatica dei mercati globali, che ha registrato ribassi da capogiro sopratutto fra i listini azionari del vecchio Continente. La ragione è semplice: al contrario degli Stati Uniti, finora l’Europa non ha fatto assolutamente nulla per fronteggiare adeguatamente la crisi, a parte gli sforzi, peraltro massicci, dei singoli Stati. La Bce si è trincerata ostinatamente dietro la necessità di tenere sotto controllo l’ inflazione, con la conseguenza addirittura di alzare il costo del denaro al 4,25%, salvo poi preannunciare improvvisamente una retromarcia pochi giorni fa. Quando il costo del denaro sarà tagliato, i buoi saranno già scappati dalla stalla, cioè il collasso sarà ancora più evidente. L’euro così continua a scivolare, con sollievo ovvio per le imprese europee, penalizzate in passato dall’alta quotazione della valuta unica. Peraltro, i vantaggi del cambio in questa fase non possono essere sfruttati, stante la recessione probabilmente già in atto. Non è a questo punto da escludere che si vada nei prossimi mesi verso la parità euro/dollaro, prospettiva impensabile fino ad appena qualche settimana fa.

Il petrolio è sceso sotto 89 dollari a New York, proseguendo un calo molto accentuato in atto da diverse settimane. A sua volta provocato dalla recessione e dal fatto che l’euro perde colpi nei confronti del dollaro.

America Latina. Sull’onda di quanto è accaduto in Asia ed in Europa e sta accadendo a Wall Street, anche le principali borse latinoamericane hanno aperto oggi con fortissimi ribassi. Mentre a San Paolo la seduta è stata sospesa quando l’indice è sceso del 15%, a Buenos Aires il crollo è stato dell’8,96%, a Città del Messico dell’8,21% e a Santiago del Cile del 4,49%. La Borsa di San Paolo ha interrotto le attività per la seconda volta dopo che il suo principale indice, l’Ibovespa, ha lasciato sul terreno più del 15% due ore circa dopo l’apertura. La prima interruzione si è verificata circa mezz’ora dopo l’inizio dell’attività, quando l’indice aveva ceduto il 10%. I timori della globalizzazione di una crisi bancaria pesano sui listini sudamericani e coinvolgono anche la Borsa di Buenos Aires, dove l’indice MerVal sta scivolando di quasi il 10,5% e quella di Bogotà, in Colombia, che cede il 6,1%.

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Luca M.

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