Piersilvio Berlusconi: “Il nuovo governo? Boccata d’ossigeno per Mediaset”

Pubblicato da: MatteoT - il: 19-11-2011 8:20

Pier Silvio Berlusconi appare tranquillo, nei suoi uffici di Cologno Monzese sta seguendo uno dei tanti dossier difficili, quello del riassetto di Endemol, una delle maggiori società creatrici di format televisivi e contenuti al mondo.

«Se devo essere sincero questo governo Monti per noi di Mediaset potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno, a patto ovviamente che prevalga il buon senso. Può apparire un paradosso considerando che il premier uscente è anche l’azionista di Mediaset. Ma le assicuro che, al di là delle mie idee politiche e dell’ammirazione e dell’amore che nutro per mio padre, forse adesso si capirà quanto ci danneggia il clima di ostilità attorno alla nostra azienda. Si rende conto che ogni cosa che facciamo fino a oggi è stata letta con la lente distorta della politica? Per motivi ideologici o di bottega, c’è chi ha sempre avuto interesse a confondere Mediaset col governo e viceversa».

Suo padre non sarà molto contento di questo suo sollievo…
«E perché? Penso che anche lui sia ben consapevole delle ingiuste accuse rivolte a Mediaset per motivi politici. Intendiamoci, personalmente ho provato una grande amarezza per quello che è accaduto sabato».

Si riferisce all’assedio di sabato scorso a palazzo Grazioli al momento delle dimissioni?
«A quello, ma anche al fatto che mio padre negli ultimi mesi ha subito attacchi mai visti e inaccettabili per un Paese civile».

Per forza, l’Italia di Berlusconi è stata accusata di essere concausa di una crisi dell’euro…
«Esagerazioni senza senso. Già in questa ultima settimana penso che in molti si siano ricreduti. Ha avuto la forza di lasciare il governo senza una sfiducia parlamentare e si sta dimostrando il sostenitore più forte di Monti. Più di così…».

Il titolo Mediaset stava crollando in Borsa
«Ma andiamo… Uno lascia il governo perché in Borsa un giorno Mediaset ha perso più del 10%? In Europa tutto il settore tv ha visto dimezzarsi nel 2011 le proprie capitalizzazioni. Le aziende dei media sono colpite non solo dalla crisi ma dal fatto che la rivoluzione tecnologica ha moltiplicato all’infinito la concorrenza e minaccia di far saltare gli editori, gli unici che rischiano davvero investendo in contenuti. Quello che temo è che in una situazione di mercato così delicata, una classe politica ideologica possa utilizzare trovate regolamentari per danneggiare un’industria italiana che si fa onore anche all’estero».

Ma non è che dice queste cose per ingraziarsi il nuovo governo?
«Bastasse un’intervista a superare quella che viene considerata una macchia, il peccato originale di essere stati fondati da Silvio Berlusconi. Monti ha una squadra di livello elevato e spero che riesca, oltre ad attraversare l’emergenza economica dell’Eurozona, anche a far superare quel clima d’odio che si è alimentato in Italia in questi anni. Insomma, che prevalga il buon senso».

Ma cosa teme?
«Ho letto interviste come quella di De Benedetti. Chiaro, è liberissimo di dire quello che vuole, ma non vorrei che le sue parole coagulassero visioni distorte più per interessi personali di business che per l’interesse del Paese. Se fosse così il timore di scelte insensate e ostili a Mediaset è lecito».

Ma non è che scambia l’ostilità con una normale concorrenza?
«No, affatto. Ho letto dichiarazioni riferite a Mediaset in cui si sosteneva che non è normale avere il 30% di ascolti e una quota più alta dei ricavi pubblicitari tv. A parte che i nostri ascolti sono intorno al 40% nonostante tutta la nuova concorrenza, ma che ragionamento è?».

È l’effetto concreto del conflitto di interessi.
«Macché, un manager del nostro settore sa benissimo che c’è una bella differenza tra gli ascolti generici e i contatti pubblicitari che vengono acquistati dagli investitori. E i nostri contatti pubblicitari sono perfettamente allineati alla nostra quota di mercato. La verità è che anche in un momento di grande cambiamento Mediaset ha saputo mantenere ascolti unici. Si pensa davvero che i telespettatori improvvisamente abbiano i telecomandi bloccati sui nostri canali? O che Sky, che ha alle spalle il maggior editore mondiale, dorma? Chi sostiene questo fa davvero un torto agli italiani».

Beh, le notizie che arrivano sul fronte del «beauty contest» per le frequenze televisive che a voi arriveranno gratis indica che qualche vantaggio lo avrete.
«Questa è un’altra favola. Se ottenessimo quelle frequenze dovremmo cominciare a spendere mettendoci contenuti altrimenti sarebbe come non averle. E visto che siamo in giornata di paradossi ne segnalo un altro: se l’assegnazione delle frequenze dovesse avvenire con un’asta a rilanci, vorrei vedere quale operatore tv sarebbe disposto a partecipare davvero».

Però col digitale avete potuto fare la pay tv Premium. Tutto vostro vantaggio.
«A vantaggio dell’Italia direi. Ora abbiamo concorrenza anche nella tv a pagamento e i prezzi per i telespettatori sono calati. Sfidare un monopolista ha significato grandi investimenti e grandi rischi da parte nostra. Tenga anche conto che, oltre ai 3 miliardi investiti sul digitale investiamo oltre un miliardo di euro all’anno solo in contenuti prodotti qui in Italia, perché nel nostro settore, a differenza di altri, non è possibile delocalizzare. E questo è un altro pregiudizio: si tende a vedere Mediaset e il suo lavoro come qualcosa di superfluo e non come un’azienda privata che più di tutte alimenta una vera industria, quella della comunicazione».

A proposito di comunicazione, non può negare che i suoi Tg siano stati filogovernativi. Vogliamo parlare del tg di Emilio Fede?
«Sapevo che si andava a finire lì. A parte che Fede è esplicito e se non interessa il suo punto di vista basta cambiare canale, i nostri tg le notizie le danno tutte e in più stiamo lanciando anche una rete all news che darà prova di obiettività. Non solo, quando sembrava che la Rai non rinnovasse il contratto a Giovanni Floris l’avrei preso al volo. E lui lo sa».

Mi scusi, ma davvero sembra che Silvio Berlusconi fosse un ingombro per Mediaset…
«Ma quale ingombro. L’ha fondata lui e a lui dobbiamo tutto. Ma di sicuro, il conflitto di interessi per noi è sempre stato un peso. Silvio Berlusconi è mio padre, io sono io e Mediaset è Mediaset. Con il 60% del capitale in mano al mercato. È così oggi e lo era anche prima. Spero solo che da ora Mediaset sia valutata realmente per i suoi meriti e i suoi errori, e non con il pregiudizio che tutto sia merito o colpa non di chi ci lavora ma di qualcun altro».

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