Archive for the ‘banche’ Category

Che Banca partita alla grande in Borsa

Sembra proprio che “Che banca!” sia partita davvero bene in Borsa.

L’operazione nell’ambito del retail bancario nazionale firmata Mediobanca, che è stata lanciata con una forte e per molti versi innovativa campagna promozionale.

Si parla infatti in questo momento di un tasso di aumento nell’ordine del 30% in ottobre per i nuovi conti correnti.

Questo il dato comunicato in una intervista dall’amministratore delegato della controllata del gruppo di Piazzetta Cuccia. Insomma, sembra che il riscontro di mercato ci sia, anche in un periodo di certo non facile come quello attuale. Conquistare la fiducia dei risparmiatori non è cosa facile in fasi come questa.

E anche in Borsa la cosa non è passata inosservata. L’inizio della nuova settimana di contrattazioni sul circuito telematico azionario vede le azioni di Mediobanca in marcato rialzo e pare proprio si tratti dell’effetto “Che banca!”. Non solo almeno di quello Citigroup dopo l’intervento della amministrazione americana per salvare anche questo gruppo creditizio, con un maxi piano da oltre 300 miliardi di dollari.

Allarme Virus Truffa con l’Internet Banking

E’allarme di nuovi virus truffa per chi opera con l’Internet Banking, infatti questi nuovi virus sono in grado di copiare i codici di accesso e password e passarle ai ladri.

Solo nel 2007 sono stati prelevati dai conti dei cittadini italiani circa un milione di euro.

Il bottino del 2008 si prevede supererà i 3 milioni di euro.

Le rapine in banca del ventunesimo secolo si fanno ormai su internet e senza bisogno di pistole si ruba dai 12 milioni di conti correnti che in Italia sono abilitati a operare via internet.

Il nuovo virus di ultima generazione si chiama Mebroot ed è in grado di rubare i codici di accesso e le password dei clienti.

L’home banking, che da alcuni anni ci permette di pagare comodamente da casa le bollette o fare bonifici è diventato l’obiettivo principale dei banditi della rete. Read the rest of this entry »

Per gli investitori in difficoltà la tutela dei risparmi è insufficiente

Sono molto pochi e non operativi gli strumenti messi a disposizione a garanzia del risparmio personale.
Nella tempesta dei mercati finanziari degli ultimi mesi sono davvero poche le certezze per i risparmiatori ed ancor meno le tutele.

I tre principali strumenti di garanzia, baluardo dell’equilibrio economico dei piccoli risparmiatori, sono infatti rimasti “incompiuti”, causa lungaggini burocratiche.
Parliamo nello specifico di Class action, procedura di conciliazione presso la Consob e di rafforzamento del conciliatore bancario, nessuno dei quali è ancora operativo.
La class action, Prevista dal codice al consumo (art. 140-bis), è prevista qualora vengano infranti i diritti di una pluralità di consumatori per via di pratiche commerciali scorrete. L’azione risarcitoria collettiva però entrerà ufficialmente in vigore nel nostro paese a partire dal 2009. Non si conosce ancora con certezza se la class action si possa applicare ai fatti antecedenti al primo gennaio 2009. Il regolamento relativo alla class action inoltre è soggetto ad alcune limitazioni, come la legittimazione all’azione per le associazioni consumatori, le definizioni del quantum per il risarcimento dopo la sentenza e la possibilità di accogliere nuovi “aventi diritto” anche in appello. Read the rest of this entry »

Investire in strumenti di liquidità è il modo più sicuro per gestire i propri risparmi

In questo periodo di crisi dei mercati è davvero la scelta migliore e più sicura investire tutto in strumenti di liquidità, come i conti di deposito, i pronti contro termine, i fondi di liquidità?

La liquidità è il rifugio più sicuro nei periodi di incertezza. Tuttavia, e su questo punto i pareri degli specialisti sono concordi, non può essere considerata un vero e proprio investimento, ma soltanto un parcheggio temporaneo del risparmio. Per questo motivo non ha senso rendere liquido l’intero patrimonio finanziario, neanche nei momenti più difficili. Può essere utile, invece, aumentare un po’ la componente di liquidità del portafoglio. Con la consapevolezza che, per farlo, si debbono vendere, spesso in perdita, altre attività finanziarie, ad esempio azioni e obbligazioni. Gli strumenti finanziari «liquidi» sono numerosi e vanno dai conti di deposito, ai pronti/ termine, ai fondi di liquidità. Per una analisi puntuale delle garanzie offerte da questi prodotti si veda l’articolo a pagina 4.

Se i tassi di interesse dovessero scendere che cosa accadrebbe ai rendimenti?

La ragione principale per cui gli strumenti di liquidità non rappresentano un investimento vero e proprio è data dalla grande velocità con cui i rendimenti, oggi a un livello del 3-3,5% netto, si adeguano alle variazioni dei tassi di interesse. Se, come appare sempre più probabile, nel corso dei prossimi messi la Bce ridurrà i tassi, gli strumenti di liquidità si adegueranno molto rapidamente al nuovo scenario. Bisogna anche ricordare che la Bce farà scendere il costo del denaro soltanto se anche l’inflazione, come sta già accadendo, darà segnali di rientro. Di conseguenza la funzione principale del parcheggio in strumenti di liquidità, vale a dire offrire rendimenti che si avvicinino il più possibile al tasso di inflazione, dovrebbe essere garantita anche in futuro. Nei casi migliori dunque il valore reale del capitale rimarrà pressoché intatto.

Il riparmio postale è un’alternativa valida per chi cerca la massima sicurezza anche a scapito del rendimento?

Il risparmio postale non conosce crisi, anche grazie alla capillare distribuzione degli uffici postali. Inoltre, è garantito dallo Stato, è privo di costi di gestione ed è esente dall’imposta di bollo, ha tagli minimi. Queste caratteristiche valgono per i tradizionali libretti di risparmio come per gli altri prodotti più diffusi, come i Buoni fruttiferi. Ed è proprio agli strumenti tipici del risparmio postale che gli specialisti suggeriscono di guardare in questa fase di incertezza. I numerosi altri prodotti di risparmio gestito che in questi anni si sono aggiunti alla tradizionale offerta delle Poste — ad esempio i fondi comuni, i fondi a capitale protetto o a formula e le obbligazioni strutturate — non sono esenti dagli stessi limiti di scarsa trasparenza e intelligibilità che questi strumenti hanno, indipendentemente da chi li emetta. I buoni fruttiferi, al contrario, presentano il vantaggio di essere molto semplici, di non avere alcun costo di custodia, di poter essere liquidati in ogni momento e senza perdite, e di offrire la capitalizzazione composta degli interessi. Questo significa che le cedole si sommano annualmente al capitale investito e su di esse maturano nuovi interessi. Un meccanismo che nel lungo periodo (i buoni postali hanno durata fino a 20 anni) accresce in modo significativo il rendimento del risparmio postale. In media, però, un buono postale rende meno di un Btp con pari scadenza.



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