Rendimenti Fondi Pensione tornano in aumento
Dopo un 2008 pieno di difficoltà e in crisi i rendimenti delle diverse forme di Fondi Pensione sono tornati a crescere nei primi sei mesi del 2009.
A fine giugno l’andamento dei fondi negoziali ha fatto registrare un +2,5% rispetto a dicembre del 2008, inoltre nel 2008 i fondi pensione negoziali avevano chiuso con -6,3%.
Stesso andamento positivo per i fondi pensione aperti il cui rendimento è aumentato del 3% rispetto alla fine dello scorso anno dopo che avevano chiuso il 2008 con -14%.
Anche i piani individuali unit-linked, nei primi sei mesi del 2009, hanno avuto un rendimento positivo del 3,7%, invertendo così la tendenza dello scorso anno quando avevano chiuso disastrosamente a -24,9%.
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Accrescono le sottoscrizioni nei fondi pensione
Nonostante la perdita di patrimonio dei fondi di investimento, uno spiraglio di speranza viene dai fondi pensione, dove gli iscritti continuano a crescere. Questo è un segnale positivo dopo molti negativi, è sinonimo di fiducia e speranza dei lavoratori che nonostante la crisi, continuano ad investire in
forme di risparmio a lungo termine.
E’ stato affermato anche che, la crisi finanziaria stessa ha permesso a chi entra adesso nella previdenza integrativa di avere una contropartita abbondante in futuro. Questo non è un dato certo, ma una supposizione e una scommessa. Infatti chi investe nei fondi pensione, potrà in seguito approfittare di una ripresa delle Borse in futuro e il guadagno sarebbe notevole. In fin dei conti i fondi col tempo si sono dimostrati tra i prodotti più liquidi in assoluto.
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Fondi pensione: é ora di aprire nuovi orizzonti!
Danile Buaron dell’”Atlantic real estate“, ha affermato approposito dei fondi pensione, che bisogna investire in prodotti di mercato internazionali. Infatti pensa che fino ad oggi c’è stata una visione ristretta al solo mercato italiano e al tradizionale investimento immobiliare.
Il problema nasce dalla forte tendenza da parte delle casse e dei fondi pensione di investire nel mercato immobiliare. Questo dato certo è il frutto di uno studio sostenuto dalla First Atlantic e il dipartimenti di Economia dell’università di Parma.
Attualmente sia le casse sia i fondi hanno circa un terzo degli investimenti impegnati in immobili.
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Consigli per investire e mettere al sicuro i propri risparmi
Mai come in momenti di crisi così acuta come quella che stanno vivendo i mercati mondiali in questi giorni valgono alcune vecchie regole che dovrebbero essere il vademecum di ogni risparmiatore.
Prima regola: mai mettere tutte le uova nello stesso paniere; quindi diversificare fra Bot, obbligazioni aziendali, immobili e azioni.
Secondo regola: il grosso delle risorse deve essere sicuro, con almeno il 75% investito in Bot, Btp o risparmi postali oppure in conti di deposito liquidi (che tra l’altro sono garantiti dal fondo interbancario di tutela dei depositi).
Terza regola: tenere i nervi saldi e mai vendere o comprare azioni nei momenti di euforia o di panico. Quarta regola: gli investimenti sicuri sono quelli che rendono poco. Oggi i Bot annuali rendono circa il 3,5% netto effettivo (quindi escluse le tasse e le commissioni bancarie). E’ poco, ma l’inflazione è in calo e presto scenderà sotto questa soglia.
Per quanto riguarda i fondi pensione invece si può stare sicuri e tranquilli perchè non c’è assolutamente nessun pericolo in quanto i Fondi pensione investono in azioni (o meglio fanno investire a gestori specializzati) solo una piccola parte dei loro capitali. Inoltre questi investimenti sono molto diversificati per ridurre il rischio. Ecco perché il più ricco dei fondi pensione italiani, il Cometa (metalmeccanici, dispone di circa 4 miliardi), ha investito in ben 1.050 azioni in tutto il mondo e quando è fallita l’americana Lehman Brothers ha potuto annunciare che meno dello 0,1% del suo patrimonio era andato perso.Già ma cosa sta succedendo ai nostri soldi investiti nei Fondi pensione? Intanto bisogna verificare a quale linea di investimento ci si è iscritti. Quelle con maggiore componente azionaria ad agosto perdevano fra il 5 e il 10% da inizio anno. Ma se si guarda ai rendimenti a 5 anni si scopre che hanno reso fra il 40 e l’80%. Più del Tfr.
E’ più sicuro investire in Bot e Btp oppure azioni?
La crisi finanziaria in atto da un anno un risultato lo ha ottenuto: ha allontanato dalla Borsa i risparmiatori con bassa propensione al rischio. Investire in azioni, infatti, (o in Fondi Comuni azionari) è radicalmente diverso che comprare un titolo di Stato o depositare soldi su un libretto bancario o postale. Infatti si rischia di perdere una parte (e in alcuni casi tutto) il proprio capitale. Dunque, chi compra azioni dovrebbe “seguire” il proprio investimento, leggere le pagine economiche dei giornali, fiutare l’aria che tira. E non è detto che questa ”fatica” sia ripagata da guadagni adeguati. Se proprio si vuole diversificare una (piccola) parte dei propri risparmi si scelgano azioni tranquille, di aziende molto robuste, che danno dividendi alti. Ma non si compri mai quando le azioni vanno di moda. Quello è il momento di vendere.
Per quanto riguarda i depositi bancari invece sono tutti completamente al sicuro e non si deve avere nessuna preoccupazione perchè in tutta Europa esiste un fondo interbancario di tutela dei depositi. In caso di crac di una banca (da noi accadde anni fa con una cassa di risparmio toscana) i clienti privati italiani sono fra quelli più al sicuro visto che hanno diritto al rimborso di denaro depositato fino a circa 103 mila euro. In Francia il tetto è di 70 mila euro, in Gran Bretagna di 44 mila, in Olanda è 40 mila, contro i 20 mila di Austria e Spagna. Chi ha un conto in una filiale europea di una banca italiana è tutelato come un correntista italiano. Sono esclusi dal rimborso i pronti contro termine e le obbligazioni bancarie. Per aumentare le garanzie, prima l’Irlanda e da ieri la Germania hanno garantito tutti i depositi al dettaglio. Si tratta di decisioni anti panico prese per evitare che, causa il possibile crac di una banca, i risparmiatori ritirino i loro soldi da tutte le banche mettendo in crisi anche quelle solvibili.
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TFR: gli italiani lo preferiscono investire in modo sicuro
Non è sicuramente un’ottima annata quella dei fondi pensione chiusi che dall’entrata in vigore della riforma previdenziale hanno fatto registrare un deciso calo di rendimenti.
Infatti il primo semestre del 2008 è stato archiviato con una certa difficoltà dovuta in parte alla crisi finanziaria che sta penalizzando da ormai oltre 12 mesi i mercati mondiali.
Secondo le ultime rilevazioni nel corso del primo semestre 2008 i fondi pensione di categoria avrebbero perso mediamente il 2,6% spingendo numerosi sottoscrittori e investitori verso linee garantite.
Quel che maggiormente emerge dai dati trimestrali pubblicati dal Mefop (Osservatorio sullo Sviluppo del Mercato dei fondi Pensione) è infatti il desiderio di maggiore sicurezza di un rendimento, seppur minimo, come quello offerto dal Tfr.
Se negli ultimi tre mesi, calcolati al 30 giugno, gli aderenti ai fondi chiusi sono aumentati di circa il 16%, è vero che circa il 90% delle nuove sottoscrizioni è andato a finanziare le casse delle linee garantite, che assicurano cioè il capitale versato o una rivalutazione analoga a quello del Tfr.
Il successo di queste linee può essere in parte spiegato dal fatto che accolgono per legge anche i cosiddetti “conferimenti taciti”, provenienti, cioè, dai lavoratori che non esprimono una volontà di dove destinare il proprio Tfr.
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