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Unicredit scivola a Piazza Affari dopo nuovo piano del gruppo

Il nuovo piano del gruppo Unicredit spaventa gli investitori ed il titolo scivola a Piazza Affari con -3,14%.

Unicredit ha perso terreno a Piazza Affari scivolando in fondo al listino principale con -3,41% a 3,983 euro per azione dopo che il gruppo ha presentato il piano strategico 2008-2010, che prevede ricavi e profitti in crescita.

Nel piano è previsto un incremento dei ricavi del 6,7% annuo e una forte espansione dei profitti con un earning per share in crescita del 10-12% annuo. Quanto al rafforzamento patrimoniale si stima un core tier 1 del 7,1% (Basilea 2) nel 2010 e una “significativa creazione di valore”: con un EVA1 in aumento di oltre il 60%, da 2,9 miliardi di euro (2007) a 4,8 miliardi (2010). E’ anche previsto un focus sul controllo dei costi con un aumento dello 0,8% annuo dei costi operativi in Europa Occidentale, ben al di sotto del tasso d`inflazione. Il piano prevede inoltre il miglioramento dell`efficienza con un cost/income dal 56% (2007) al 51% (2010).

Tra le previsioni del gruppo c’è anche una riduzione dell’organico di circa 9mila unità in Europa occidentale nei tre anni del piano in parte come conseguenza alla piena integrazione di Capitalia e ai tagli nei Corporate Center. Unicredit continuerà la sua forte crescita nei Paesi del Centro-Est Europa, attraverso l’apertura di 1300 nuove filiali con un incremento di occupazione di 11.500 unità.

La strategia, come ha dichiarato l’ad Alessandro Profumo a Vienna per la presentazione del piano, è quella di aumentare le quote di mercato strappando punti alla concorrenza. Profumo ha aggiunto “Penso che la principale opportunità per un gruppo come il nostro sia prendere quota di mercato agli altri”.

Borse Europee ancora in ribasso: affonda titolo Fiat

Se ieri sui mercati europei e mondiali sembrava essere tornato il sereno con un leggero rialzo oggi di nuovo tutti i principali listini sono stati colpiti da una nuova ondata di realizzi.

I timori ancora una volta arrivano dal nuovo record del petrolio, che fa aumentare i costi produttivi di tutte le aziende, e pesa anche sui bilanci delle famiglie.

A New York le quotazioni del greggio sono infatti volate a 139 dollari al barile, dopo che il presidente dell’Opec ha detto di prevedere il raggiungimento di quota 150-170 dollari nei prossimi due mesi.

Ma più le materie prime aumentano, più i mercati azionari scendono. E così ieri le Borse di Londra, Parigi, Francorte e Madrid, hanno perso tutte oltre due punti percentuali, mentre Wall Street in avvio cedeva circa l’1,5%.

A piazza affari il Mibtel è sceso dell’1,95% e l’S&P/Mib del 2,12% e soprattutto a causa dei ribassi dei titoli finanziari. Alcune delle performance peggiori hanno riguardato infatti Bpm (meno 5,5%), Banco Popolare (meno 3,9%), Mediolanum (meno 3,4%), Mediobanca (meno 3%) e Unipol (meno 3%). Neppure il nuovo piano industriale di Unicredit ha permesso al gruppo di essere risparmiato dalle vendite, e così l’azione ha perso il 4,2% a 3,94 euro. Per il triennio 2008-2010, il gruppo guidato da Alessandro Profumo conta di realizzare una crescita dei ricavi al tasso medio annuo del 6,7%, e un’utile per azione del 10-12%. Per quanto riguarda l’anno in corso, la banca ha invece confermato l’indicazione di un utile per azione compreso fra 0,52 e 0,56 euro.

Finmeccanica, che ieri aveva fatto un balzo in avanti, oggi ha perso la metà di quanto aveva guadagnato alla vigilia chiudendo a 16,3 euro. Il colosso della difesa ha infatti accusato il giudizio degli analisti di Societè Generale, che hanno tagliato del 17% il target price portandolo da 20 a 17 euro.

Dopo la pubblicazione dei pessimi dati sulle vendite al dettaglio di aprile in Italia che sono stati annunciati ieri, tutta una serie di aziende quotate tra cui Benetton, Coin e Stefanel, sono state colpite dalle prese di beneficio. In controtendenza invece Tiscali, che ha guadagnato il 4,6% a 2,1 euro. A spingere il titolo sono le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, che in un’intervista a la Repubblica dice di seguire molto da vicino il processo di vendita di Tiscali.



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