Mutui, nel 2010 maggioranza di tipo variabile
Una notizia che in parte non suscita molta sorpresa, infatti la maggioranza delle famiglie italiane ha scelto di fatto tassi di tipo variabile perché come risaputo presenta tassi di interesse davvero bassi; lo scorso anno infatti si è avvertito un drastico calo di richieste dato che la maggior parte richiedevano una disponibilità maggiore di quanto non ne fosse disponibile.
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Forex: I fondamentali delle valute
La valuta è la protagonista incontrastata del Forex.
L’andamento del suo valore è soggetto a diversi fattori, o per meglio dire variabili, quali i tassi di interesse, la crescita del PIL, l’inflazione, dette anche “fondamentali”.
La più influenzante ed influenzabile tra le variabili è il tasso di cambio.
Se i fondamentali indicano una situazione florida, automaticamente anche la valuta ne beneficerà.
Qui di seguito illustreremo le variabili più importanti e di maggiore influenza all’interno del mercato valutario.
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Quando valgono le garanzie del fondo interbancario per la tutela degli investitori
Non per tutti i rapporti di investimento vale la tutela del Fondo interbancario.
Esaminiamo in questo articolo quali garanzie si possono avere per chi ha i propri soldi investiti in Conti cointestati, bond, Poste, pronti/termine.
Non sono solo i depositi bancari infatti ad essere tutelati dal fondo interbancario.
Premesso che i depositi sono tutelati fino a 103.000 euro grazie al Fondo interbancario di garanzia, vogliamo sapere cosa accade, invece, agli investimenti fatti allo sportello, come pronti contro termine, o agli investimenti in titoli di Stato e in obbligazioni? E nel caso di prodotti postali, cosa accade?
Ecco spiegate tutte le tutele previste dalla legge.
In caso di più conti e di conti cointestati: Il fondo di garanzia prevede una tutela di 103.291,38 euro per depositante. Il che significa che se si hanno più conti in uno stesso istituto per l’applicazione del livello di copertura si procede a cumulare i depositi dei vari conti, e la somma garantita è comunque pari ai 103 mila euro previsti e nulla di più. In caso di conti cointestati, invece, ciascuno degli intestatari ha diritto al rimborso fino ad un massimo di 103.291,38 euro. Ai fini del calcolo si applica la Direttiva 94/19/CE, in base alla quale un conto congiunto deve considerarsi ripartito in proporzioni uguali tra i depositanti, salve specifiche disposizioni. Se invece i conti intestati alla stessa persona sono in banche diverse, per ognuno vale il limite dei 103 mila euro con le modalità di cui sopra.
Investimento in titoli e patrimonio della banca: Per quel che riguarda invece gli investimenti allo sportello non c’è nessuna garanzia automatica fornita dall’istituto di credito. I vari dossier titoli, infatti, non confluiscono nel patrimonio della banca che quindi, anche in caso di liquidazione, resta distinto rispetto agli investimenti effettuati. Così chi ha comperato Bot o qualunque altro titolo di Stato, come pure chi ha sottoscritto azioni o obbligazioni di altre società, resterà sempre proprietario dei titoli acquistati e quindi non avrà nulla da temere. Il proprio portafoglio titoli, in sostanza, non subirà alcun tipo di ripercussioni dall’andamento dei conti della banca, in quanto la banca funge solo da “parcheggio” ma non può in alcun modo movimentare titoli che non sono suoi.
Gli investimenti in obbligazioni e il fallimento della banca: Guardando al proprio dossier titoli, perciò, si deve considerare solo il rischio dell’emittente dei titoli stessi. Nel caso delle obbligazioni, che sono un titolo di debito con rimborso del capitale garantito, i titolari, a fronte del fallimento della società emittente, hanno il diritto di partecipare, con gli altri creditori, alla suddivisione dei proventi derivanti dal realizzo delle attività della società. Quindi se le obbligazioni sottoscritte sono state emessa dall’istituto di credito è alla solidità dell’istituto che bisogna guardare per stare tranquilli. Se sono titoli di altri emittenti, occorre invece monitorare la singola società sapendo che in caso di fallimento della banca si resterà comunque proprietari di quei determinati titoli.
Nessuna garanzia sui Pronti contro termine: Un caso del tutto diverso, invece, è quello dell’investimento in pronti contro termine. Con questo tipo di operazioni, infatti, si prestano dei soldi alla banca che in cambio di questo mette a garanzia dei titoli che possiede. Chi li sottoscrive acquista un pacchetto di titoli “a pronti” che la banca si impegna a riacquistare “a termine” ad un prezzo più elevato. In questo caso il rischio non risiede nel valore o nella tipologia dei titoli sui quali si effettua l’operazione, dato che la banca garantisce comunque il riacquisto alla data e al valore stabiliti qualunque sia l’andamento del titolo sul mercato e quindi il suo valore in quel determinato momento, quanto piuttosto nella situazione della banca. Infatti - come peraltro dovrebbe risultare in tutti i contratti di questo tipo - le operazioni di pronti contro termine non rientrano tra le forme di raccolta coperte dalla garanzia del Fondo interbancario. Di conseguenza se la banca fallisce i soldi investiti sono persi per sempre. Inoltre è possibile ottenere il rimborso anticipato delle somme investite nei Pct solo nel caso in cui sia espressamente indicato nel contratto di acquisto. Non si deve, dunque, valutare quale sia il pacchetto di titoli oggetto dell’operazione quanto piuttosto lo stato di salute dell’istituto di credito per sapere se l’investimento può essere o meno considerato al sicuro.
I Buoni postali sono completamente garantiti dallo Stato e quindi del tutto al riparo da qualunque turbativa del mercato. E’ vero che Bancoposta non aderisce al Fondo interbancario di garanzia, ma solo perché tutti i prodotti postali come i Buoni sono garantiti dallo Stato. Lo stesso vale, ovviamente, per i depositi: Poste spa, infatti, è una società pubblica controllata dal ministero dell’Economia.
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I risparmiatori resistono alla paura: solo l’8% sono del parere di dar via azioni, fondi e obbligazioni
I risparmiatori italiani resistono al panico della crisi dei mercati e delle borse mondiali e per l’87% non è l’ora di vendere azioni, fondi e obbligazioni per assicurarsi la propria liquidità.
Nonostante le notizie battenti sul crollo dei mercati finanziari, l’87 per cento dei risparmiatori che hanno investimenti, intervistati da Ipr Marketing nel sondaggio effettuato per Repubblica.it, ritiene che non sia il momento giusto per vendere i propri titoli, e che sia meglio “rimanere in attesa”.
Un terzo degli intervistati (il 32 per cento) ha investimenti in azioni, obbligazioni o fondi azionari. Un numero di risparmiatori rilevante, soprattutto al Nord dove la percentuale sale al 37. E ha ovviamente paura, ma non tanto da agire subito: l’opzione “vendere e recuperare liquidità” viene scelta da appena l’8 per cento degli intervistati.
Vendere e investire su altri comparti, per esempio gli immobili, è una buona idea soltanto per il 2 per cento degli intervistati, mentre il 3 per cento si dichiara “senza opinione”. Le percentuali cambiano un po’ se si dividono gli intervistati per area di residenza. Infatti al Sud e nelle Isole il 90 per cento degli investitori ritiene che sia meglio aspettare e vedere che piega prenderanno gli eventi, mentre al Centro tale percentuale scende al 74, e di contro, sempre al Centro, sale al 15 la percentuale di chi ritiene che sia opportuno vendere per recuperare liquidità.
Più preoccupazione al Centro, dunque, ma anche più nervosismo tra i giovani. Infatti la percentuale di chi non intende vendere il proprio pacchetto titoli scende al 76 per cento degli intervistati di età non superiore a 34 anni, mentre gli adulti (persone comprese tra i 35 e i 54 anni) si dichiarano al 93 per cento dell’idea di “rimanere in attesa”. Solo il 3 per cento degli adulti è inoltre per lo smobilizzo dei titoli, contro il 12 per cento dei giovani (che sale al 13 se si considera anche chi venderebbe per investire in immobili) e l’11 per cento degli anziani.
Al contrario, gli adulti si mostrano un po’ più orientati dei giovani verso un’eventuale vendita dei titoli finalizzata a un investimento immobiliare (4 per cento contro l’1 per cento dei giovani). Guardando alle aree territoriali, esprime una preferenza leggermente superiore per l’investimento mobiliare il Nord (3 per cento contro l’1 del Centro e del Sud).
Il sondaggio è stato effettuato ieri, 6 ottobre (giornata nella quale le Borse europee hanno bruciato 450 miliardi), attraverso un panel di 1.000 cittadini residenti in Italia, disaggregati per sesso, età ed area di residenza.
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Parole di Trichet e dati Usa affondano Borse Europee e Piazza Affari
Torna la tempesta sulle Borse mondiali. Le parole del presidente della Bce Jean-Claude Trichet da una parte e i negativi dati del mercato del lavoro americano dall’altra, hanno portato tutti i listini delle Borse europee in pesante calo con perdite comprese tra due e tre punti percentuali, bruciando ben 170 miliardi di capitalizzazione.
La Bce oggi ha infatti deciso di lasciare invariati i tassi d’interesse dell’Eurozona, ma secondo Trichet l’obiettivo sulla stabilità dei prezzi, ovvero di un’inflazione al 2%, sarà probabilmente raggiunto entro il 2010. Ora, l’istituto di Francoforte si attende però un rallentamento della crescita del Pil dell’eurozona, che sarà compreso fra l’1,1% e l’1,7%, ( da una stima precedente compresa tra l’1,5 e il 2,1%) e un aumento dell’Inflazione compreso tra il 3,4 e il 3,6% (contro una previsione tra il 3,2 e il 3,6%). Inoltre il presidente della Bce ha detto che il mercato ha preso “sul serio” le dichiarazioni delle autorità Usa circa su una politica del dollaro forte, mentre l’istituto di Francoforte si aspetta un calo dei costi delle materie prime e in particolare del petrolio. Infine secondo Trichet, a differenza delle grandi istituzioni finanziarie americane, “il settore bancario europeo finora non sembra aver risentito del suo livello di capitalizzazione”.
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