I compiti della ricerca economica consistono nel descrivere e spiegare i vari fenomeni che vengono osservati, le loro cause nonché i principi che regolano l'attività economica nel suo insieme. Nel linguaggio scientifico, il termine « legge » designa un nesso, un rapporto necessario fra il fenomeno oggetto di indagine e le condizioni in base a cui si verifica. Anche nel campo economico, man mano che l'economia veniva distinguendosi dalla filosofia morale e dalle altre discipline di tipo storico, gli studiosi hanno operato nel senso di avvicinare il loro metodo di indagine a quello delle scienze fisiche e naturali, formulando « leggi naturali dell'economia politica » (A. Smith) per giungere alla formulazione di teorie, vale a dire di un insieme organico di concetti, proposizioni e principi che danno una determinata spiegazione dei fatti economici. Per capire e spiegare i fenomeni che studia anche l'economista si serve di astrazioni teoriche. Ma se si considera il carattere di scienza sociale dell'economia politica, si devono riconoscere implicitamente le differenze notevoli che esistono alle scienze naturali in breve quali sono.
a) L'economista non può fare esperimenti economici in laboratorio
Una prima sostanziale differenza consiste nél fatto che in economia non è possibile usare perfettamente il metodo scientifico sperimentale (o galileiano). Infatti l'economista, poiché studia una realtà in continuo mutamento, non può fare esperimenti riproducibili artificialmente in laboratorio, come avviene per le scienze naturali. Discende da ciò la validità particolare delle « leggi » economiche in quanto non è possibile decidere se esse sono vere o false in base alla sola evidenza dei fatti. A sostegno di una certa « legge » si ricorre perciò alla verifica empirica che è quella fornita dai dati del passato e dall'uso dei metodi statistici.
b) L'economista studia dei fatti che si svolgono e mutano nel tempo
Una seconda rilevante differenza, fra le scienze naturali e l'economia, è che quest'ultima studia dei fatti o fenomeni che si svolgono continuamente nel tempo. Così, mentre la legge di gravità o la formula di una certa sostanza chimica non cambiano nel tempo, la dimensione storica dell'economia fa sì che essa abbia per oggetto una realtà in continuo mutamento. Infatti i sistemi economici (come la società) cambiano sia quantitativamente (aumento della popolazione, scoperta di nuove risorse, cambiamenti nella produzione dei beni), sia e soprattutto qualitativamente (cambiano le tecniche produttive, le caratteristiche del lavoro, le stesse organizzazioni sociali e politiche).Questo spiega perché l'evoluzione della scienza economica proceda nel senso di un susseguirsi di teorie economiche, alcune delle quali, accettabili nel momento storico in cui furono elaborate, si rivelano poi, a distanza di tempo, superate in tutto o in parte.
c) L'economista fa parte del sistema economico che studia
Una terza differenza è data infine dal fatto che per l'economista (come per lo studioso di scienze sociali in genere) è molto difficile, e per molti aspetti impossibile, rimanere neutrale rispetto all'oggetto delle sue indagini. Questo perchè l'economista, al pari degli altri soggetti, fa parte della società e del sistema economico in cui vive e opera, e quindi ha certe idee e può essere più o meno condizionato dalle ideologie politiche e sociali e da certi principi etici e morali. (Sul rapporto fra scienza economica e ideologie rinviamo agli Approfondimenti).
Alla luce di queste sostanziali differenze rispetto alle scienze naturali, si capisce anche perché l'economia non si presenta come un'unica costruzione teorica, cioè con un corpo di dottrine, di principi e di leggi universalmente accettate da tutti gli economisti. Ma, viceversa, si può dire che l'economia è costituita da un insieme di teorie, talvolta in netto contrasto fra di loro come avremo modo di vedere nel corso della nostra trattazione. Inoltre dobbiamo precisare, a conclusione di questo discorso sul metodo di lavoro e di ricerca, che l'economista, come qualsiasi scienziato, non può che seguire un metodo scientifico di analisi che sia funzionale alla materia trattata. Il metodo di analisi oggi prevalente è una combinazione di procedimenti deduttivi e induttivi.
Il metodo deduttivo
Il metodo deduttivo, molto seguito in passato, consiste nel procedimento logico in base al quale si passa dal generale al particolare. Per analizzare il comportamento degli uomini di fronte ai fenomeni economici, si cerca di stabilire i principi ai quali tale condotta si ispira per fissare conseguentemente i postulati e le proposizioni generali dai quali il ragionamento deve partire per giungere a ricavare tutte le deduzioni possibili. Si tratta come osserva Graziavi di un lavoro di logica astratta, distaccato dall'esperienza concreta. Secondo i sostenitori di tale metodo, la scienza economica è puramente speculativa, e il suo scopo è quello di costruire schemi logici rigorosi.
Il metodo induttivo
Secondo molti studiosi, il metodo deduttivo va integrato con quello induttivo, basato in misura prevalente su dati empirici forniti dall'osservazione. Nessun tipo di analisi può essere valida se non è sostenuta e documentata da notizie statistiche che comprovano la fondatezza delle teorie. Il ricercatore deve partire da fatti e da dati statistici e su questi confrontare le proprie teorie. Allo scopo di chiarire meglio questi concetti possiamo prendere in esame, a titolo di esempio,un problema economico di base che rientra nella comune esperienza di tutti il problema dell'aumento dei prezzi e vedere quali sono le principali fasi dell'analisi economica.
Un esempio elementare di analisi economica
a) Determinazione del problema
Ad esempio, aumento dei prezzi in misura tale da far ritenere che è in atto un processo inflazionistico. L'analisi si sofferma sul problema dell'inflazione e si propone di individuarne le cause.
b) Applicabilità al problema di alcune ipotesi
Ad esempio, nel caso in esame, se è possibile che l'aumento dei prezzi sia connesso all'aumento dei salari corrisposti ai lavoratori. Si tratta, come si vede, di una prima spiegazione provvisoria del fenomeno dell'inflazione; ipotesi formulata avvalendosi di tutte le informazioni disponibili e scaturita da una prima intuizione del problema.
c) Elaborazione di un modello
Sempre per rimanere nel caso in esame, bisogna procedere ad un controllo empirico in base ai dati statistici disponibili per vedere in che misura sono aumentati da un periodo all'altro i prezzi e i salari. Ma per operare il controllo statistico occorre sottoporre l'ipotesi iniziale ad una profonda elaborazione per convertirla in termini matematici, cioè in formule simboliche. In questo lavoro di costruzione del modello acquista notevole importanza il metodo matematico.
d) Formulazione di una teoria
Nel caso che stiamo esaminando si parlerà di « un'inflazione da costi », definendola come quella situazione nella quale gli aumenti dei salari (ivi compresi gli altri costi di lavoro, come in Italia gli oneri previdenziali e assistenziali) superiori all'aumento della produttività del lavoro vanno considerati come fattore indipendente che contribuisce all'aumento del livello dei prezzi. Naturalmente, nella realtà le cose non sono così semplici e l'indagine risulta più complessa in quanto bisogna tener conto dell'influenza di altri fattori, come è dimostrato dal particolare tipo di inflazione mista a recessione, scoppiata in questi ultimi anni in Italia e in altri paesi.