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Investimenti -> Produttività marginale e produttività media dei fattori produttivi (lavoro e capitale)

Il prodotto ottenuto è funzione diretta della quantità di fattori impiegata. È infatti intuitivo che se vengono impiegate quantità maggiori di tutti i fattori, la quantità di prodotto aumenta, se la produzione è effettuata con criteri razionali e senza sprechi. Ma cosa accade se viene aumentata la quantità di un fattore, mentre la quantità degli altri fattori rimane costante? Per rispondere a questo quesito dobbiamo innanzi tutto precisare il concetto di produttività. Definita nel 1874, semplicemente come « la capacità di produrre », per produttività si intende il risultato reale della produzione e più esattamente in termini di rendimento il rapporto fra il prodotto ottenuto e la quantità di fattori impiegati.

E questa la produttività globale che può essere espressa nel modo seguente:

produttività globale= prodotto ottenuto/quantità dei fattori

Ovviamente poiché in questo rapporto sono indicate cose eterogenee, ad esempio il prodotto ottenuto è costituito dal grano mentre i fattori impiegati sono il terreno, il lavoro, il Voncime, le attrezzature, ecc. sorge il problema di adopekare un valore comune. Questo valore non può essere dato che dalla moneta, per cui si fa riferimento sia al prezzo del prodotto sia al prezzo dei fattori produttivi. Quello che però ci interessa maggiormente ai fini del nostro quesito non è la produttività globale, bensì la produttività specifica di un fattore (lavoro e capitale):

per produttività marginale del lavoro si intende la quantità addizionale di prodotto ottenibile con l'impiego di un'unità aggiuntiva di lavoro;

-allo stesso modo, la produttività marginale del capitale sta ad indicare la quantità addizionale di prodotto ottenibile con l'impiego di una « dose » aggiuntiva di capitale.

La produttività specifica di un fattore può essere totale, marginale e media e viene calcolata normalmente in termini fisici di incremento di prodotto. Come si può ricavare dai dati riportati nella tabella seguente, il prodotto totale (grano) cresce all'inizio più che proporzionalmente mano mano che ad una quantità fissa di fattore (terra) aggiungiamo unità addizionali di un fattore produttivo (lavoratori). Infatti, l'aggiunta di lavoratori consente di realizzare una migliore divisione del lavoro e di organizzare meglio la produzione.

In seguito, però, con l'aumentare dei lavoratori da 5 a 6 il prodotto totale continua a crescere ma in misura meno che proporzionale, come si può constatare nella colonna 3. Mentre l'aggiunta di un quinto lavoratore aveva fatto aumentare il prodotto di 16 quintali, il sesto lavoratore determina un incremento decrescente di prodotto (15 quintali).

Una volta impiegati 15 lavoratori, il prodotto totale è pari a 132 quintali, ma a questo punto se vogliamo impiegare un altro lavoratore la situazione cambia: il prodotto comincia a decrescere perché la terra e le altre risorse sono ormai sfruttate al massimo.

La legge della produttività marginale decrescente

L'aumento di prodotto, ottenuto aggiungendo un lavoratore, viene detto produttività marginale. Infatti, come si ricava sempre dalla tabella nella colonna 3, il prodotto marginale, ferme restando le quantità degli altri fattori, presenta un tipico andamento prima crescente (impiego del quinto lavoratore) poi decrescente (impiego di unità aggiuntive di lavoratori fino al quattordicesimo) e infine tende a zero.

In termini economici ciò significa che applicando quantità crescenti di un fattore, insieme ad una dotazione di altri fattori disponibili in quantità fissa, si ottengono dapprima rendimenti crescenti, successivamente le unità addizionali del fattore danno valori minori, per cui si entra nella fase dei rendimenti decrescenti. Oltre un certo limite (dopo il quindicesimo lavoratore, nel nostro esempio) l'aggiunta di un'unità del fattore variabile non fa aumentare il prodotto, per cui la produttività marginale diviene nulla.

È questa la legge della produttività marginale decrescente di un fattore (o dei rendimenti decrescenti) che presenta un'evidente analogia con la legge dell'utilità, che già conosciamo.

Occorre fare a questo punto qualche precisazione. Elaborata inizialmente con riferimento all'attività agricola, questa legge postula che rimangono invaraite non solo le quantità degli altri farrori, ma anche la loro qualità, vale a dire certe situazioni di tempo e di tecnica produttiva. Nella realtà, la produttività marginale di un fattore non costituisce entità a sè stante, determinabile isolatamente dalla combinazione produttiva adottata. La produttività di un fattore dipendente infatti sia dall'efficienza propria (un lavoratore può essere più o meno abile o specializzato), sia dall'efficienza degli altri fattori con i quali si combina (una macchina elettrica o elettronica rispetto ad una macchina a .funzionamento mecanico).

Questo confermerebbe in un certo senso l'intuizione degli economisti classici, come SAY, per il quale esiste un legame diretto fra l'aumento della produttività e un aumento del capitale impiegato a fini produttivi. Come vedremo meglio nei paragrafi seguenti, nelle imprese moderne, e soprattutto in quelle industriali, è possibile ottenere una produttività crescente sfruttando in pieno l'efficienza degli impianti e il progresso tecnico. Si può determinare per ogni impianto il punto di utilizzo ottimale, che consente di vedere se la produzione avviene a rendimenti crescenti o a rendimenti decrescenti. Ciò, è molto importante ai fini dell'andamento dei costi per unità di prodotto.

La produttività media

Rimane da precisare il concetto di produttività media di un fattore che è data dal rapporto fra il prodotto totale ottenuto e il numero delle unità del fattore utilizzato, come si può ricavare dalla tabella precedente. Possiamo formulare questo concetto nel modo seguente:

produttività media= Quantità del prodotto totale/ numero unità del fattore

Anche la produttività media presenta un andamento dapprima crescente poi decrescente. Come si può vedere nella tabella, quando il prodotto medio tocca il livello massimo (paria 12 quintali) esso risulta eguale al prodotto marginale. « Questa relazione fra prodotto marginale e prodotto medio può essere spiegata considerando, come in precedenza, il caso in cui dosi crescenti di un fattore variabile vengono applicate in combinazione con un insieme fisso di altri fattori. All'inizio il prodotto marginale risulta crescente; di conseguenza anche il prodotto medio crescente, ma più lentamente in quanto esso risulta da una media fra la produttività delle ultime dosi applicate (che è più elevata) e la produttività delle prime (che è meno elevata). Successivamente il prodotto marginale raggiunge il massimo e inizia a decrescere; in quanto, fino a che il prodotto marginale è superiore al medio, il contributo di una dose di fattore in più è superiore al contributo medio. Poiché prodotto medio e marginale in questo tratto hanno andamento opposto, essi finiranno con l'incontrarsi. A questo punto, poiché il prodotto marginale di una dose aggiuntiva è uguale al prodotto medio di tutte le dosi, il prodotto medio resta stazionario. Poiché il prodotto marginale continua a diminure esso farà diminuire anche il prodotto medio; tuttavia il prodotto medio diminuisce più lentamente, essendo esso una media fra la produttività delle dosi precedenti (che è maggiore) e la produttività delle dosi attualmente applicate (che è inferiore).


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