Oltre ai costi privati si hanno anche dei costi sociali, inerenti a qualche attività di produzione, che sono sopportati dalla società nel suo complesso e che non corrispondono necessariamente ai costi sostenuti dal singolo o dall'impresa che svolge l'attività. Più precisamente nelle economie industrializzate hanno assunto proporzioni notevoli e preoccupanti le cosiddette diseconomie esterne che si traducono in veri e propri costi sociali. Con questo termine gli economisti indicano genericamente « qualsiasi danno non doloso arrecato alla collettività in dipendenza di una certa attività economica ». L'inquinamento dell'aria, dell'acqua, il degrado dell'ambiente naturale sono esempi che rientrano nella comune esperienza. Si pensi anche ai problemi determinati dalla congestione industriale in certe zone o, inversamente, alle alterazioni dell'equilibrio ambientale provocate dallo spopolamento di altre zone.
Perfino l'eccessivo affollamento delle autostrade in occasione del fine settimana (week-end) o delle vacanze può dar luogo a costi sociali in termini di maggior incidenti stradali o di maggiori spese per provvedere al controllo e alla manutenzione delle strade. In altri casi il costo sociale può essere inferiore al costo privato come quando si installa una fabbrica in un'area con elevata disoccupazione, a condizione che siano impiegati lavoratori che rimarrebbero altrimenti senza occupazione. La divergenza tra costo privato e costo sociale è da attribuirsi normalmente al fatto che il meccanismo di mercato non è in grado di considerare una serie di elementi del costo sociale (ad esempio gli inquinamenti) e di attribuire un prezzo. L'indagine sistematica sul calcolo dei costi sociali (e dei benefici sociali) costituisce il campo d'indagine dell'analisi costi-benefici.