Nella teoria economica l'analisi della domanda è fondamentale per studiare e comprendere il comportamento del consumatore. Per domanda di un bene si intende la quantità di esso che il soggetto è disposto ad acquistare ad un determinato prezzo in un dato periodo. Naturalmente è necessario che il soggetto abbia la capacità effettiva di pagare, in quanto in senso economico il concetto di domanda va al di là del semplice desiderio o del bisogno di un bene. La somma delle domande individuali costituisce la domanda collettiva o di mercato di una determinata merce. La quantità domandata di una merce dipende da molteplici elementi: il prezzo della merce, il prezzo delle merci che sono in rapporto di complementarietà (automobile e benzina, latte e zucchero, ecc.) con la merce considerata, o in rapporto di succedaneità (olio di oliva e olio di semi, vino e birra ecc.), dal reddito del soggetto e dalle sue aspettative circa il reddito e i prezzi futuri, dai gusti e dalle preferenze, dalla pubblicità.
Volendo sintetizzare in una formula quanto abbiamo detto, possiamo scrivere: DI= f (P1,P2,P3...Pn Y)
nella quale DI rappresenta la quantità domandata del bene I, le P rappresentano i prezzi degli altri beni (da 1 a n) e Y il reddito del soggetto. In generale, sono proprio questi tre elementi (prezzo della merce, prezzo delle altre merci e reddito del soggetto) che vengono essenzialmente presi in esame dagli economisti. Questo perché, in pratica, è molto difficile collegare la quantità domandata a tante « variabili » contemporaneamente. Si pensi, inoltre, alle difficoltà di misurare le variazioni dei gusti e delle preferenze degli individui o l'influsso della pubblicità sul comportamento del consumatore.
Per queste ragioni il meto do di analisi normalmente seguito dagli economisti è quello di mettere in relazione la quantità domandata con una variabile per volta (ad esempio il pezzo della merce) e di presumere che tutti gli altri elementi restino variati. Successivamente, e ad un livello di analisi più complesso, è possibile considerare simultaneamente i vari elementi che influenzano la domanda, soprattutto servendosi delle rettifiche empiriche sull'andamento del consumo di una merce o di più merci.
Allo scopo di semplificare il più possibile l'analisi, procederemo nella maniera tradizionale di prendere in considerazione separatamente le seguenti relazioni:
– relazione fra quantità domandata e prezzo di un bene;
– relazione fra quantità domandata di un bene e prezzo degli altri beni;
– relazione fra quantità domandata di un bene e reddito del soggetto.
La domanda in funzione del prezzo del bene
In che modo, variando il prezzo di un dato bene, varia la quantità domandata del bene stesso? In linea di massima, è questa la relazione che viene presa principalmente in considerazione. Dalla comune osservazione del comportamento del consumatore si ricava che se il prezzo del bene aumenta la quantità domandata diminuisce, e viceversa se il prezzo diminuisce la quantità domandata aumenta. La spiegazione razionale di questo principio o « legge della domanda » sta nel fatto che normalmente il consumatore ha a disposizione una certa somma da spendere nell'acquisto dei vari beni e sappiamo pure che egli fa in modo di rendere uguali le utilità marginali ponderate (principio del massimo edonistico o della massima soddisfazione individuale). Per cui è logico ritenere che un aumento del prezzo di un bene rompa questa posizione di equilibrio e per ricostituirla il consumatore si vede costretto a ridurre la quantità richiesta di quel bene. Se si ritiene che tutti i consumatori si comportino come il soggetto tipo, anche se in realtà normalmente essi avranno a disposizione redditi di diverso ammontare, possiamo compilare una tabella, nella quale sono esposte sia alcune schede di domanda individuale, sia una scheda di domanda collettiva.
La domanda di un bene in funzione dei prezzi di altri beniIn alcuni casi la domanda di un bene subisce l'influenza delle variazioni dei prezzi di altri beni, in quanto esistono particolari rapporti di interdipendenza come per i beni succedanei o surrogati e per i beni complementari. Nei libri di economia si usa fare l'esempio del caffè e del tè come beni succedanei e della benzina e dell'automobile come beni complementari.
Si può facilmente intuire che se aumenta il prezzo del caffè i consumatori sposteranno con molta probabilità la loro domanda sul mercato del tè, come dimostrano le ricerche empiriche. Da questa osservazione si può ricavare il principio che la domanda di un bene è funzione diretta del prezzo del bene succedaneo. Nel caso di beni complementari l'aumento del prezzo di uno dei beni (la benzina) determina una diminuzione della domanda non solo dello stesso bene, ma anche del bene complementare (l'automobile). Questo spiega perché le imprese produttrici di automobili siano indotte a fabbricare auto utilitarie per non far calare le vendite.
Questo spiega perché le imprese produttrici di automobili Se il prezzo del bene rimane invariato, ma aumenta il reddito spendibile del soggetto, supponiamo da 1000 a 2000 lire è ragionevole ritenere che egli aumenterà la domanda del bene. Per cui si può affermare in linea generale il principio che la quantità domandata è funzione crescente del reddito del soggetto. Tuttavia questo principio subisce un'eccezione nel caso dei beni inferiori, detti anche « beni dei poveri ». Supponiamo che il soggetto con le 1.000 lire a disposizione sia indotto a consumare uova invece di carne. L'aumento del reddito potrebbe avere come effetto che il soggetto non solo destini l'aumento all'acquisto di carne, ma che per acquistarne di più riduca il consumo di uova. Di qui la denominazione di beni inferiori attribuita a quei beni il cui consumo diminuisce con l'aumentare del reddito. Lo studioso tedesco ENGEL, nella seconda metà del secolo scorso, enunciò la seguente legge, verificata empiricamente per diversi Paesi. Questa legge spiega con riferimento al nostro Paese il netto declino dei cereali più modesti (pane, pasta), che in passato costituivano gli ingredienti fondamentali della cucina « povera e frugale » dell'Italia contadina, negli anni di espansione economica del secondo dopoguerra, nei quali l'aumento del reddito individuale ha portato a migliorare la dieta alimentare arricchitasi di ortaggi, frutta, latte, zucchero e carne (una volta consumata solo nel pasto domenicale).