Dopo avere esaminato le varie forme di mercato dal punto di vista dottrinario e il modo come si determinano i relativi prezzi, può essere interessante esaminare il sistema dei mercati e dei prezzi operante nella realtà del nostro paese. È chiaro che non è possibile interpretare le varie situazioni in maniera rigorosa sul piano concettuale, per cui la distinzione va fatta a seconda del numero delle imprese e del loro potere di influire sul prezzo di vendita del prodotto o su altri elementi del mercato (qualità del prodotto, volume delle vendite). Ebbene, le indagini e le rilevazioni effettuate in questi ultimi anni confermano la coesistenza in Italia di una gamma di situazioni di mercato. Vi sono, ad esempio, settori articolati in moltissime imprese distribuite geograficamente e la cui attività è esercitata dal singolo operatore e dai suoi familiari (coltivatori diretti in agricoltura, determinate attività, come la costruzione di mobili e talune produzioni agricolo-alimentari, varie forme di commercio al minuto) chiaro che queste imprese hanno ben poche possibilità di influire sul prezzo del prodotto e che quindi operano in una situazione molto vicina alla concorrenza perfetta.
Comunque, la prevalenza dei settori di attività è caratterizzata da situazioni reali molto prossime a quelle della concorrenza monopolistica (si pensi al mercato dei detersivi e a quello dei liquori), dell'oligopolio (si pensi al settore automobilistico nel quale oltre alla FIAT, che anche con i marchi Alfa Romeo e Lancia controlla circa il 50% del mercato, operano diverse grandi imprese straniere), del monopolio (soprattutto per quanto concerne molte imprese pubbliche). Inoltre, le verifiche empiriche e una semplice osservazione diretta della realtà sembrano dimostrare una maggiore diffusione del principio del costo pieno nella formazione del prezzo anche in tipi di mercato diversi dall'oligopolio (ad esempio, vendita di beni di consumo di uso durevole caratterizzata propriamente da concorrenza monopolistica). Si può affermare, in conclusione, che con l'affermarsi delle varie forme di mercato imperfetto la formazione dei prezzi di moltissimi beni e servizi sfugge al meccanismo automatico e spontaneo del mercato perfetto, in cui né i singoli offerenti né i singoli richiedenti possono esercitare alcuna influenza, e viene assoggetta all'influenza preponderante delle imprese offerenti. La conseguenza, come si può facilmente dedurre, è che i prezzi di mercato imperfetto sono più elevati dei prezzi di mercato perfetto.
I prezzi amministrati e sorvegliati dal C.I.P.
La politica di controllo nella formazione dei prezzi di alcuni beni e servizi viene attuata in Italia con la regolamentazione dei prezzi che fa capo al C.I.P. (Comitato Interministeriale dei Prezzi) di cui fanno parte i titolari di vari ministeri. Tale regolamentazione può dar luogo ai prezzi amministrati e ai prezzi sorvegliati. La differenza consiste in questo. I prezzi amministrati sono fissati dal C.I.P. per quanto concerne il livello massimo che possono avere (prezzo d'imperio) per cui le loro modificazioni sono decise dallo stesso organo in presenza di determinate circostanze o per ragioni di politica economica. Sono soggetti a prezzi amministrati, ad esempio, i seguenti beni e servizi di primaria importanza: pane comune, olii, carne fresca bovina, latte, sale, zucchero, prodotti petroliferi, gas, energia elettrica, alcuni prodotti industriali e chimici (come vetro, cemento, fertilizzanti, medicinali), acqua, telefono, abbonamento Rai TV, prestazioni alberghiere, giornali quotidiani.
Per quanto riguarda i prezzi sorvegliati, le imprese hanno l'obbligo di comunicare al C.I.P. i loro prezzi di vendita e precisare i componenti esatti dei loro costi, per cui questi prezzi possono essere aumentati su autorizzazione della pubblica autorità. Prezzi sorvegliati sono quelli, ad esempio, dei seguenti prodotti: paste alimentari, prosciutti, prodotti congelati, alluminio, libri scolastici.
A livello locale il controllo dei prezzi viene effettuato dai C.p.p. (Comitati provinciali dei prezzi).