Il prodotto nazionale è uguale al flusso di prodotti finiti, calcolati ai prezzi di mercato, più (o meno) aumenti (o diminuzioni) di scorte, meno acquisti di beni intermedi. Sono beni intermedi quelli acquistati da altri settori o da altre imprese che, per evitare duplicazioni, non sono tenuti in conto presso l'impresa che li impiega (ad esempio, i pneumatici per le imprese automobilistiche, il cemento per quelle delle costruzioni). In pratica può essere assai difficile indicare quali beni e servizi sono intermedi, e pertanto da escludere, in quanto tale qualificazione dipende normalmente dall'uso che se ne fa: l'energia elettrica, per fare un esempio, è bene intermedio per le imprese, ma bene finale per le famiglie. Ecco perché si aggira l'ostacolo considerando beni intermedi quelli che ogni impresa acquista da altre imprese.
La produzione complessiva di beni e servizi si può considerare come la somma del valore aggiunto di tutte le imprese. Per valore aggiunto si intende l'incremento di valore che le imprese produttive aggiungono al costo dei beni intermedi nel processo economico e tale valore riflette in sostanza il lavoro svolto all'interno delle imprese. Per ogni singola impresa il valore aggiunto è dato dalla differenza fra il valore delle vendite (fatturato) meno il valore delle materie prime e dei beni intermedi. Schematicamente possiamo scrivere:
Valore aggiunto lordo= Fatturato - Acquisti materie prime e beni intermedi
Se dal valore aggiunto lordo si sottraggono gli ammortamenti si ottiene il valore aggiunto netto. Schematicamente:
Valore aggiunto netto= Valore aggiunto lordo - Ammortamenti
Se sommiamo il valore aggiunto netto di tutte le imprese operanti nei settori economici privati (agricoltura, industria, servizi) si ottiene il valore aggiunto netto del settore privato. Il valore aggiunto della pubblica amministrazione, cioè il suo contributo al prodotto nazionale, è definito convenzionalmente come il valore dei beni e servizi forniti alla collettività, meno il valore dei beni acquistati da altri settori (in sostanza dal settore imprese). Ma beni e servizi pubblici forniti alla collettività non hanno, com'è noto, un prezzo di mercato. Pertanto, si suppone che il valore aggiunto della P.A. sia uguale alla spesa per salari e stipendi pagati ai pubblici dipendenti. La somma dei valori aggiunti dei tre settori produttivi e della P. A. costituisce il prodotto nazionale lordo (PNL) ai prezzi di mercato, che rappresenta il volume di tutte le merci e dei servizi, nella loro forma finale, prodotto nell'anno.
Se dal PNL si sottraggono gli ammortamenti si ottiene il prodotto nazionale netto ai prezzi di mercato (PNN). Ma nei prezzi sono incluse le imposte indirette (imposte di fabbricazione, IVA ecc.), per cui, ai fini della determinazione del reddito netto che va a compensare i fattori produttivi, occorre detrarre le imposte indirette. Si ottiene così il reddito nazionale al costo dei fattori.
Schematicamente, si può scrivere:
Prodotto nazionale lordo
Ammortamenti
Prodotto nazionale netto
Imposte indirette
Reddito nazionale al costo dei fattori.