|
L'interesse è una forma di reddito connessa al prestito monetario. Viene definito tradizionalmente come il prezzo che si paga per l'uso del risparmio altrui, in quanto compete a chi dispone di capitali finanziari e li cede in prestito, indipendentemente da qualsiasi esplicazione di attività personale.
Generalmente il risparmio viene accantonato in forma monetaria, per cui è possibile agli imprenditori attingere al risparmio disponibile per finanziare le loro attività pagando ovviamente un compenso (l'interesse) ai risparmiatori. Solo nel caso di prestiti diretti (che avvengono raramente) o di sottoscrizione di titoli come le obbligazioni, queste operazioni si può dire che si svolgono senza l'intermediazione delle banche e degli altri istituti di credito.
In realtà, le imprese che hanno bisogno di finanziamenti ricorrono principalmente agli istituti di credito per mutui e operazioni di sconto.
Di solito l'interesse viene espresso in termini di una percentuale sulla quantità del capitale ceduto. Saggio o tasso d'interesse è appunto il rapporto tra l'ammontare dell'interesse e la quantità di capitale monetario per il cui uso l'interesse viene pagato.
A costituire l'interesse concorrono due elementi: il compenso per l'uso del risparmio e il premio per il rischio (« il prezzo del batticuore », secondo GALIANI) connesso all'incertezza della restituzione del capitale dato in prestito. Questo secondo elemento è variabile in quanto dipende da una serie di circostanze oggettive e soggettive (situazione economica generale, durata dell'operazione, solvibilità del debitore ecc.).
Le teorie sull'interesse
Nella teoria tradizionale dei classici l'interesse era dapprima considerato semplicemente come tasso di rendimento del capitale investito e quindi come reddito del capitale. Successivamente, si è avuto il collegamento tra il saggio di interesse e le cause operanti sulla domanda e offerta di risparmio.
All'elaborazione della teoria neoclassica, largamente seguita in passato, hanno dato contributi analitici rilevanti l'economista austriaco BóHm-13AWERK e l'americano FISHER. Per BóHM-BAWERK il saggio d'interesse esprime il grado di preferenza dei beni presenti in confronto di quelli futuri. Tale preferenza dipende dal fatto che i beni presenti sono sempre tecnicamente superiori ai beni futuri per cui vi deve essere un tasso d'interesse positivo mediante il quale i beni futuri sono eguagliati a quelli attuali.
Per FiSHER le variazioni dell'interesse sono in funzione delle variazioni del potere d'acquisto della moneta. L'interesse viene così considerato come il prezzo per l'uso del risparmio in ogni sua forma, e come un qualsiasi prezzo viene determinato dall'incontro della domanda e dell'offerta. L'interesse viene pagato dagli imprenditori per indurre i capitalisti a risparmiare, compensandoli per l'astensione dal consumo. Naturalmente il risparmio sarà richiesto fino a quando l'interesse da pagare non sarà così alto da superare il rendimento degli investimenti, realizzati con l'impiego del risparmio.
Si ricava da ciò che più alto è il tasso d'interesse, minori sono gli investimenti. La teoria tradizionale è dunque basata sull'ipotesi che l'interesse influisca sia sul risparmio sia sugli investimenti, vale a dire che il tasso di interesse è il prezzo che assicura l'equilibrio, nel sistema considerato, tra risparmio e investimento.
La teoria keynesiana
KEYNES, nella sua Teoria generale, ha criticato questa impostazione sostenendo che la formazione del risparmio dipende prevalentemente dal livello del reddito nazionale e non dal saggio d'interesse, mentre gli investimenti dipendono dalle prospettive di profitto degli imprenditori. Dato che il risparmio e l'investimento dipendono da variabili diverse, niente assicura che il risparmio disponibile coincida, in un dato momento, con il volume degli investimenti, anche se il tasso d'interesse è basso (« l'acqua c'è ma il cavallo non beve », come dicono i keynesiana).
L'interesse per Keynes altro non è che il compenso per la rinuncia alla « preferenza per la liquidità », vale a dire il compenso per indurre i risparmiatori a rinunciare a tenere il risparmio monetario in forma liquida presso di sé (e quindi immediatamente spendibile). L'interesse si configura pertanto come un prezzo per l'uso della moneta.
Rimane da dire, per concludere, che le indagini più recenti tendono ad analizzare direttamente il meccanismo dei prestiti monetari, trascurando il problema del risparmio e dell'investimento, per spiegare la formazione del tasso d'interesse nel breve periodo con riferimento alle caratteristiche del mercato monetario.
|