Le ragioni storiche ed economiche che hanno indotto i governi ad instaurare il corso forzoso sono collegate quasi sempre all'eccessiva emissione di biglietti in rapporto al fabbisogno del mercato.
Ciò determina l'inflazione e quindi la svalutazione dei biglietti. In conseguenza i portatori di biglietti si affrettano a richiedere la conversione in monete metalliche, facendo diminuire le riserve.
La banca di emissione per evitare guai peggiori si vede costretta a chiedere allo Stato la dispensa dall'obbligo della convertibilità, facendo cioè dichiarare il corso forzoso. I biglietti conservano il corso legale e quindi tutti sono obbligati ad accettarli in pagamento, ma non è più possibile richiedere la conversione in moneta aurea.
Spesso il corso forzoso è determinato dal progressivo indebitamento dello Stato nei confronti della banca di emissione per vicende straordinarie (come, ad esempio, una guerra che richiede un notevole impiego di mezzi monetari) o per cronico disavanzo nel bilancio pubblico.
Lo Stato, in questi casi, spende di più di quello che ricava dalle sue entrate tributarie. E per far fronte all'aumento delle spese pubbliche chiede alla banca di emissione di stampare nuova moneta che va a gonfiare quella in circolazione. In Italia attualmente il sistema monetario interno è costituito dai biglietti emessi dalla Banca d'Italia per valori multipli da L. 1.000 a L. 100. 000. Vi sono poi in circolazione le monete divisionali in metallo vile per i minuti pagamenti da L. 500, 200, 100, 50, 10.
I biglietti della Banca d'Italia costituiscono moneta legale in quanto hanno per legge potere liberatorio illimitato nell'estinguere i debiti e nei pagamenti. Anche se il biglietto rappresenta una promessa di pagamento della Banca d'Italia, questa non è tenuta a convertire i biglietti in moneta merce o in oro. È possibile per soggetti privati residenti convertire i biglietti in valuta estera solo per comprovate ragioni attinenti ai pagamenti internazionali o per motivi turistici, ma in quest'ultimo caso soltanto fino ad un certo ammontare.
Può sembrare che quando vige il corso forzoso dei biglietti la Banca di emissione non abbia limiti nella creazione di moneta. È vero, invece, che l'immissione di biglietti in circolazione, pur potendo essere « manovrata » dalle autorità monetarie, avviene in relazione alle esigenze dell'economia e attraverso canali ben determinati, come vedremo meglio in seguito trattando l'offerta della moneta.
È intuitivo che un eccessivo ammontare di biglietti in circolazione, rispetto al fabbisogno del sistema economico, produce conseguenze negative in quanto determina generalmente un processo di inflazione che si manifesta con un aumento dei prezzi e la conseguente diminuzione del valore della moneta.
La funzione attuale della riserva aurea e valutaria
Anche se vige un sistema monetario a corso forzoso, le banche di emissione hanno la necessità di detenere una riserva aurea e valutaria. Le riserve della Banca d'Italia, ad esempio, sono costituite in parte notevole da oro (verghe, lingotti e anche monete), in parte da valute estere, soprattutto dollari, e altre monete « forti » ai fini dei pagamenti internazionali, nonché dai cosiddetti diritti di prelievo presso il Fondo Monetario Internazionale e dalle disponibilità di ECU (Unità monetaria europea).
L'ammontare delle riserve in oro e valute estere pregiate ha un'importanza strategica sia per colmare eventuali deficit della bilancia dei pagamenti internazionali, sia conseguentemente ai fini della stabilità del cambio della moneta nazionale. Senza dire che, in caso di guerra o di crisi politiche internazionali, l'oro diviene l'unico mezzo per acquistare merci nei mercati esteri, come l'esperienza storica delle due guerre mondiali ha insegnato.