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Le variazioni del potere di acquisto della moneta sono state oggetto di numerose indagini. Quando la moneta consisteva prevalentemente in monete d'oro e di argento, il suo valore veniva misurato sulla base del costo di produzione di questi metalli. Una volta introdotto il corso forzoso della moneta, questa spiegazione è risultata chiaramente insufficiente.
Nella teoria della moneta assume particolare rilevanza la cosiddetta teoria quantitativa, la cui primitiva elaborazione viene attribuita al francese BODIN verso la fine del XVI secolo. La teoria quantitativa è stata in seguito perfezionata dall'economista americano FISHER all'inizio di questo secolo.
Secondo questa teoria, il potere di acquisto della moneta è determinato dalla quantità di moneta in circolazione, nel senso che il valore della moneta è in una relazione inversa alla sua quantità.
L'esperienza insegna che se il quantitativo di moneta in circolazione aumenta anche i prezzi tendono ad aumentare. Si pensi al fenomeno ricorrente che si verifica in occasione delle feste natalizie, allorché il pagamento della tredicesima mensilità ai lavoratori dipendenti determina un'iniezione di moneta aggiuntiva e di potere di acquisto nel sistema economico, per cui questo fatto, unito ad altri elementi (tradizione, pubblicità ecc.), fa sì che in questo periodo dell'anno i prezzi delle merci raggiungano i livelli più alti.
La quantità di moneta esistente nel mercato viene indicata con il simbolo M e comprende la massa dei biglietti della Banca di emissione, la moneta bancaria e la moneta sussidiaria (biglietti di Stato). Precisiamo che quando si parla di quantità di moneta in circolazione bisogna tener conto anche della velocità di circolazione, che si indica con V.
Spieghiamo meglio questo concetto di velocità della moneta che è data dal numero di volte che la moneta compie la sua funzione di intermediaria passando da un soggetto all'altro (« di mano in mano », come suol dirsi) in un tempo determinato (un giorno, un mese, un anno).
È chiaro che se in un dato sistema economico si compiono giornalmente scambi e pagamenti dell'ordine, supponiamo,di un miliardo di lire, le transazioni relative possono avvenire o con l'impiego di 1 miliardo di moneta o con 500 milioni di moneta: in quest'ultimo caso ogni unità monetaria avrà adempiuto la sua funzione di moneta in media due volte. Infatti:
1 miliardo:500 milioni=2
che è la velocità di circolazione della moneta.
Nel caso in cui fosse impiegato soltanto 1 milioni di moneta, la velocità sarebbe uguale a 10. Pertanto possiamo dire che la velocità di circolazione della moneta gioca un ruolo importante nell'influenzare il flusso di moneta esistente nel sistema economico.
Il rapporto fra il valore complessivo delle transazioni che indichiamo con QP (dove Q indica il volume fisico delle merci scambiate e P il livello dei prezzi), il rapporto ripetiamo fra QP e la quantità di moneta M rappresenta la velocità di circolazione. Per cui possiamo scrivere:
V=QP/M
Occorre precisare che la teoria quantitativa della moneta si riferisce al caso particolare di un sistema economico in cui vigono le due seguenti condizioni:
a) il volume della produzione, e quindi il reddito nazionale, è costante;
b) la moneta viene impiegata solo con funzione di intermediaria degli scambi e mezzo di pagamento, e non come riserva di valore.
La formula di Fisher
La teoria quantitativa è stata sintetizzata da FISHER in una formula nota anche nella letteratura economica come equazione degli scambi. La formula, che più che un'equazione esprime una identità contabile, illustra il principio che il valore totale delle merci scambiate sul mercato in ogni unità di tempo deve necessariamente essere uguale al flusso di moneta esistente nel sistema considerato.
Ricordando che il valore delle merci scambiate è uguale a QP, mentre il flusso di moneta esistente nel mercato è dato dal prodotto fra la quantità di moneta (M) e la sua velocità di circolazione (V), siamo in grado di comprendere la formula di Fisher che è la seguente:
QP=MV
dividendo il primo e il secondo membro per la quantità di merci scambiate Q si ottiene
=MV/Q
Quest'ultima formula mette chiaramente in evidenza che il livello dei prezzi è direttamente proporzionale alla quantità di moneta in circolazione.
Ricordando la formula che esprime il potere di acquisto della moneta:A = 1/P, possiamo ricavare la formula che esprime il potere di acquisto della moneta secondo la teoria quantitativa:
A=Q/MV
Come si vede, il potere di acquisto della moneta dipende dalla quantità di moneta in circolazione e dalla sua velocità. Questo principio affermato dalla teoria quantitativa può essere accettato in prima approssimazione, fermo restando che la formula di Fisher non opera nella realtà con la rigidità che le è propria.
Si deve comunque osservare che la teoria quantitativa è stata oggetto di rilievi critici.
a) Tra le imperfezioni che sono state rilevate c'è, innanzi tutto, l'obiezione che il livello dei prezzi può aumentare senza che ciò dipenda dalla quantità di moneta o dalla velocità di circolazione. Si pensi, per fare un esempio, ad un aumento generale dei salari che fa aumentare normalmente la domanda di beni e servizi e quindi può fare innalzare il livello dei prezzi.
b) Un'ulteriore difficoltà consiste nel calcolare con precisione la velocità di circolazione della moneta. Nella formula di Fisher V viene considerata costante, per cui il controllo dell'offerta di moneta equivarrebbe al controllo della spesa globale e del reddito nazionale. Un aumento di M comporterebbe un aumento proporzionale del livello dei prezzi o del livello della produzione o una certa combinazione di aumenti dell'uno e dell'altro fattore. Al contrario una drastica contrazione di M porterebbe ad una situazione di deflazione caratterizzata da una flessione del livello dei prezzi e da un declino della produzione.
In realtà V non è costante, ma subisce delle variazioni talvolta notevoli.
Per il momento ci limitiamo ad osservare che le cause che influenzano la velocità della moneta sono molteplici. Si pensi, ad esempio, al grado di propensione al consumo e alla spesa, al tenore di vita, alle occasioni offerte dall'ambiente (in città la moneta viene spesa più velocemente che in campagna). Altri fattori che possono influenzare la velocità della moneta sono: l'intervallo di tempo relativo alla percezione del reddito (salari corrisposti a settimana o mensilmente), la durata dei cicli produttivi, che generalmente sono più brevi nel settore commerciale e industriale che in quello agricolo.
c) Inoltre, è importante considerare la congiuntura economica giacché nei periodi di depressione gli affari ristagnano e la velocità della moneta si riduce; mentre il contrario avviene nei periodi di espansione dell'attività produttiva.
La formula di Cambridge
La formulazione di Fisher della teoria quantitativa è stata successivamente rielaborata da MARSHALL e da altri economisti della scuola di Cambridge nella prima metà di questo secolo.
Nella formula di Cambridge si parte dalla considerazione che la velocità di circolazione della moneta può essere riferita più correttamente al prodotto interno lordo (PNL = Y) per cui la velocità della moneta è data dal seguente rapporto:
V=Y/M
che ci consente di cogliere la relazione esistente tra la moneta e il reddito nazionale.
La formula di Cambridge utilizza pertanto non l'equazione dello scambio, ma l'equazione del reddito nel modo seguente:
M=kY
in questa formula M è sempre la quantità di moneta in circolazione, k rappresenta la quantità di moneta detenuta dagli operatori economici (e quindi pari al reciproco della velocità di circolazione: k = 1/V)e Y il prodotto intero lordo che, come sappiamo, è dato dal volume della produzione in termini di valore aggiunto moltiplicato per il livello dei relativi prezzi, per cui Y = QP. Le modificazioni apportate dalla formula di Cambridge a quella precedente di Fisher risiedono essenzialmente nella sostituzione del volume delle transazioni con il prodotto interno lordo (il che consente di eliminare le duplicazioni contabili relative ai prodotti intermedi) e con la sostituzione della velocità di circolazione con un coefficiente (k) che esprime la preferenza dei soggetti per la detenzione di moneta liquida.
Tuttavia anche gli economisti di Cambridge riaffermano in sostanza lo stesso principio della teoria quantitativa e cioè che esiste una relazione di proporzionalità fra quantità di moneta e livello dei prezzi, in quanto anche nella formula di Cambridge sia k che Q sono considerati valori costanti.
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