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Investimenti -> La teoria keynesiana della domanda di moneta

Un contributo importante alla teoria della domanda di moneta è stato fornito da KEYNES, che nella sua analisi ha mosso alcune critiche decisive alla teoria quantitativa. In particolare per Keynes l'equazione dello scambio di Fisher rimane sempre valida come identità contabile, ma non ha il significato causale che la teoria quantitativa le attribuisce. Le due ipotesi basilari su cui si fonda detta teoria, e cioè il valore costante di V (velocità della moneta) e di Q (quantità di beni prodotti), sono state criticate da Keynes in base alle seguenti argomentazioni: V non è costante, secondo Keynes, perché la quota di reddito detenuta sotto forma di moneta (k) non è costante, ma varia per diversi motivi e in particolare quando muta il saggio di interesse. Se il valore di k è mutevole, muta ovviamente anche quello di V che è il suo reciproco; Anche il valore di Q non è costante perché il livello del reddito nazionale dipende dalla propensione al consumo e dal volume degli investimenti, nonché dagli effetti del moltiplicatore. Pertanto se V e Q non sono costanti, non esiste tra P e M quella relazione di proporzionalità postulata dalla teoria quantitativa. Infatti un aumento di M potrebbe essere compensato da una diminuzione di V e non avere quindi alcun effetto sul livello dei prezzi.

Secondo Keynes, la teoria quantitativa può essere valida solo in un sistema economico in cui i fattori produttivi siano pienamente occupati, perché solo in questo caso Q è costante. A sostegno delle sue argomentazioni Keynes è stato indotto ad analizzare il comportamento dei soggetti in ordine ai moventi che li inducono a « domandare » moneta, cioè a detenere una parte del loro reddito sotto forma di moneta. Secondo Keynes i moventi della domanda di moneta sono le seguenti tre ragioni: il motivo delle transazioni correnti, il motivo precauzionale e il motivo speculativo.

Il motivo delle transazioni si riferisce alla necessità di tenere moneta per effettuare gli acquisti correnti e far fronte ai pagamenti previsti. Questo movente collegato al fatto che mentre i soggetti percepiscono normalmente il loro reddito ad intervalli di tempo (mensilmente, settimanalmente, ecc.), le spese per acquisti correnti vengono effettuate quasi quotidianamente. In questo senso la domanda di moneta per le transazioni è in relazione con il volume delle spese correnti. Ma poiché sappiamo che la spesa per acquisti correnti è funzione del reddito, si può ritenere che anche la domanda di moneta per scopo di transazioni dipenda dal livello del reddito.

Il secondo movente è costituito dal motivo precauzionale, per cui i soggetti detengono moneta per far fronte a pagamenti imprevisti o ad altre esigenze che si possono presentare nella vita, come ad esempio una malattia o l'iscrizione di un figlio all'università o altre eventualità. È ragionevole supporre che anche la quantità di moneta detenuta a tale scopo dipenda direttamente dall'ammontare del reddito.

Il terzo movente è costituito dalla speculazione e costituisce l'aspetto innovativo introdotto da Keynes nella teoria della domanda di moneta. La moneta tenuta a tale scopo costituisce una riserva di valore come quella tenuta per motivo precauzionale. Ma è una riserva destinata a servire ad uno scopo diverso: si tratta infatti di moneta liquida che il detentore intende usare per realizzare guadagni di carattere speculativo. Il meccanismo della speculazione consiste in generale nell'acquistare qualcosa ad un dato prezzo per rivenderla ad un prezzo maggiore. Poiché nella concezione keynesiana la moneta non frutta alcun interesse (il che corrisponde alla realtà anglo-americana degli anni Trenta, mentre attualmente, come è noto, nel nostro paese i depositi bancari liberi sono normalmente fruttiferi), la speculazione sarà effettuata sui titoli che verranno acquistati quando il loro prezzo è basso e rivenduti quando il prezzo è più alto. Il prezzo o quotazione dei titoli è tuttavia collegato al loro rendimento e cioè al tasso di interesse che assicurano. Pertanto, la quantità di moneta tenuta per il movente speculativo dipende dal saggio di interesse. Secondo l'impostazione keynesiana la curva di domanda della moneta è simile ad una qualsiasi altra curva di domanda e il prezzo della domanda è rappresentato dal saggio di interesse. Si deve osservare, in conclusione, che mentre la teoria quantitativa nella formulazione di FISHER e degli economisti sti di Cambridge ha considerato la moneta esclusivamente nella sua funzione di mezzo di scambio, Keynes ha richiamato l'attenzione sulla funzione della moneta come riserva di valore o, più in generale, come forma di detenzione della ricchezza alternativa ad altri possibili impieghi. Infatti nell'economia moderna le scelte che i soggetti possono effettuare sono diventate molto varie: moneta nella forma di contante, depositi liberi a vista, depositi vincolati, buoni del Tesoro e certificati di credito, obbligazioni, azioni, scorte di beni reali, ecc.

La teoria delle scelte di portafoglio

Una generalizzazione recente della teoria keynesiana della domanda di moneta è rappresentata dalla teoria delle scelte di portafoglio. Secondo questa impostazione, il soggetto può scegliere oltre che fra il detenere il proprio reddito in forma di moneta oppure investirlo in obbligazioni, anche se investirlo in altri titoli fruttiferi di diversa natura come le azioni, i fondi comuni di investimento o anche nell'acquisto di immobili. Se si considerano tutte queste forme alternative di impiego della ricchezza, la domanda di moneta dipende non solo dal tasso di interesse delle obbligazioni, ma anche dai saggi di rendimento delle diverse forme di investimento.

Il soggetto cercherà in sostanza di impiegare la quantità di moneta detenuta nell'acquisto di titoli e di beni reali, effettuando pertanto delle scelte in ordine al proprio portafoglio liquido. (A. TOBIN, premio Nobel 1981, si devono le indagini più importanti in materia e la prima formulazione di questa teoria negli anni Sessanta).



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