1979 – Arthur Lewis (Inghilterra) e Theodor Schultz (Stati Uniti), « per aver spiegato un impegno profondo nella soluzione dei problemi del bisogno e della povertà nel mondo », e « per aver seguito un indirizzo di ricerca che permette di trarre conclusioni che conducono a raccomandazioni di riforma in materia di politica economica ».
LEWIS (1915), economista di origine indiana, professore a Londra e in seguito nell'Università di Princeton (Stati Uniti) ha posto al centro della sua attività di studioso il problema del sottosviluppo economico, nonché l'analisi dei principi sulla pianificazione economica. Tra le sue opere vanno ricordate: Teoria dello sviluppo economico (1955) e Sviluppo con offerta illimitata di lavoro (1954).
SCHULTZ (1902), già presidente dell'American Economic Association, ha compiuto interessanti ricerche nel campo dell'economia agraria ed ha esaltato nelle sue opere l'importanza del capitale umano nello sviluppo di un qualsiasi paese.
Ha perciò sostenuto che vengano incrementate le spese per l'istruzione soprattutto nei paesi arretrati. Le sue opere più importanti sono: Trasformare l'agricoltura tradizionale (1946), Investimenti in capitale umano: modo dell'educazione e della ricerca (1971), Capitale umano (1972).
1980 – Lawrence Klein (Stati Uniti), « in riconoscimento dell'analisi empirica congiunturale e per la costruzione dei modelli econometrici e della loro applicazione all'analisi delle fluttuazioni e delle politiche economiche ».
KLEIN (1920), professore all'Università di Pennsylvania, ha contribuito in maniera determinante alla costruzione dei modelli econometrici che hanno avuto grande influenza per la comprensione dei sistemi economici e del loro sviluppo.
Dalla fine degli anni Sessanta ha coordinato la realizzazione del progetto Link costituito da una unione di centri di ricerca ufficiali, in vari paesi del mondo, per la messa a punto di modelli econometrici nazionali (per l'Italia partecipano al Link l'Università di Bologna e la Banca d'Italia).
Questo sforzo di ricerca in direzione dell'uso coordinato di modelli di differenti paesi è molto importante per sistemi economici fortemente integrati come quelli dell'Europa occidentale, del Nord America e del Giappone.
Date le implicazioni pratiche dell'opera di Klein e il suo ruolo di consulente di organismi internazionali e di governi, è possibile cogliere il legame tra il lavoro scientifico di Klein e molti orientamenti di politica economica.
Tra le sue opere più note ricordiamo: La rivoluzione keynesiana (1947); Testo di econometria (1974); Il modello econometrico Wharton (1967); Ricerca sulla teoria delle previsioni economiche (1968).
1981 — James Tobin (Stati Uniti), « per la sua analisi dei mercati finanziari e del loro rapporto con le decisioni sulla spesa, sull'occupazione, sugli investimenti e sui prezzi ».
Il premio è stato assegnato a TOBIN (1918), professore nell'Università di Yale, per la sua analisi dei mercati finanziari e del loro rapporto con le decisioni sulla spesa, sull'occupazione, sugli investimenti e sui prezzi. Tobin ha compiuto indagini importanti in un arco molto vasto della ricerca economica, ma il suo contributo maggiore è legato alla teoria delle scelte di portafoglio formulata circa venti anni fa, e riguardante la composizione della ricchezza delle unità familiari e delle imprese.
Lo studioso americano ha in seguito sviluppato questa teoria facendone una dottrina dell’equilibrio per le disponibilità finanziarie e reali, analizzando in modo parti colare l'influenza dei mercati finanziari su quelli reali e viceversa.
In un certo senso l’analisi teorica di Tobin ha creato di mediare fra le due impostazioni, quella keynesiana e quella monetarista, che ancor oggi costituiscono le due filosofie antitetiche nell'approccio ai problemi della politica economica e della programmazione.
Tobin è stato uno dei primi studiosi a credere che si possa teorizzare un equilibrio perfetto fra settore finanziario e settore reale attraverso l'analisi dei comportamenti microeconomici.
« Più che discutere sui meriti o i demeriti dei keynesiana e dei monetarista – ha sostenuto Tobin – il problema è quello di rendere più penetranti gli strumenti sia della politica fiscale sia di quella monetaria ».
Tobin non ha scritto molti libri, ma due sue opere vanno ricordate per l'influenza esercitata nella ricerca economica: Inflation, Interest Rates and Stock values (1974) e Monetary Policy in 1974 and beyond (1975).
In italiano si può leggere il recente Problemi di teoria economica contemporanea con prefazione di F. Caffè, Laterza, 1982.
1982 – George Stigler (Stati Uniti), « per i suoi contributi fondamentali allo studio dei processi di mercato e all'analisi della struttura dei settori industriali e sulle cause e gli effetti delle relative norme, per cui possiamo ritenerlo il fondatore della "economia dell'informazione" e uno dei pionieri della intersecazione fra economia e legge ».
STIGLER (1911) è un esponente della Scuola di Chicago (il quarto ad essere insignito del Nobel dopo Friedman, Simon e Schultz) e un « conservatore allegro » per sua stessa definizione.
Nella motivazione del premio si fa riferimento alla ricerca pionieristica di Stigler sull'impatto dei controlli governativi sull'economia. E in effetti fin dai primi anni Quaranta, l'economista americano si dedicò allo studio degli effetti delle leggi in materia di controllo amministrativo sui processi economici, con particolare riguardo al caso degli affitti e dei salari minimi.
Stigler mise in luce che, in pratica, alcuni controlli amministrativi introdotti con i migliori motivi e finalizzati al benessere sociale o al bene comune, finiscono per proteggere nei fatti imprese, organizzazioni e categorie professionali contro l'interesse generale del pubblico.
Altro merito riconosciuto a Stigler è di aver aperto il filone dell'economia dell'informazione, con particolare riguardo allo studio dei mercati imperfetti che ha influenzato l'intera teoria dell'impresa e del suo comportamento.
Stigler è stato nel 1964 presidente dell'American economist association. Tra le principali opere figurano Teoria della produzione e distribuzione del 1941 e Teoria dei tassi di profitto nell'industria manifatturiera; ha scritto Saggi di storia dell'economia (1965).
In tutti i suoi libri e in particolare in quelli di argomento generale (come Il cittadino e lo Stato), Stigler mostra un particolare talento per una scrittura incisiva chiara e spiritosa. In italiano si può leggere una breve antologia dei suoi scritti, L'economista e l'intellettuale, Sansoni editore, che bene illustra l'opera e il pensiero di questo economista che fino all'assegnazione del Nobel era praticamente sconosciuto al grande pubblico. |