L'integrazione economica europea ha contribuito in larga misura allo sviluppo dell'economia italiana soprattutto negli anni del « miracolo » economico (1955-1963) nei quali la nostra economia ha beneficiato di quello che gli esperti chiamano « effetto MEC ».
Nel valutare l'influenza della CEE le indagini empiriche hanno soprattutto fatto riferimento agli andamenti delle esportazioni e delle importazioni complessivamente considerate, ma è altrettanto importante tenere conto delle modifiche intervenute nella composizione merceologica degli scambi.
Considerando entrambi questi elementi, l'influenza della CEE sul nostro commercio con l'estero sembra essere stata:
positiva al livello aggregato, nel senso che il nostro inter scambio con i paesi della CEE è sensibilmente aumentato; negativa a livello disaggregato, nel senso che la nostra specializzazione all'interno della Comunità ha interesato ed interessa essenzialmente settori produttivi tradizionali e stagnanti. In particolare, all'interno della CEE l'Italia sembra risultare specializzata nei derivati del petrolio (settore fortemente inquinante) e in alcuni settori fra i meno avanzati e ad elevata intensità di lavoro (abbigliamento, calzature, pelli e cuoio, legno e mobilio, elettrodomestici), settori sempre più aperti alla pericolosa concorrenza dei paesi in via di sviluppo.
Altri effetti dell'inserimento dell'Italia nel MEC sono evidenti e riconosciuti:
l'aumento delle possibilità d'acquisto sia da parte dei consumatore elettrodomestici), settori sempre più aperti alla pericolosa concorrenza dei paesi in via di sviluppo, sia da parte delle imprese per quanto riguarda i beni strumentali;
la possibilità di ampliare le dimensioni aziendali per adattarle ad un mercato più vasto;
l'eliminazione o l'attenuazione di posizioni monopolisti che nel mercato nazionale (il caso più evidente è quello dell'industria automobilistica);
maggiori opportunità per la risoluzione dei problemi dell' occupazione.
In una visione più generale si può dire che l'integrazione con paesi più sviluppati arreca all'Italia vantaggi che è importante conservare, ma anche difficoltà ed inconvenienti che è bene riconoscere per cercare rimedi.
È un inconveniente, ad esempio, il fatto che nel campo agricolo la CEE attui una regolamentazione speciale, basata, come abbiamo visto, sull'unificazione dei prezzi e sul sostegno dell'agricoltura attraverso il FEOGA. Questa regolamentazione alimenta le polemiche e periodici « bracci di ferro » fra i paesi membri per salvaguardare gli interessi delle produzioni nazionali. Inoltre il FEOGA comporta per l'Italia il versamento di contributi un po' superiori ai vantaggi che ne traggono i nostri agricoltori. Né l'Italia è stata in grado finora di approfittare maggiormente dei vantaggi derivanti dalla collaborazione europea, in quanto influiscono negativamente inefficienza di ordine amministrativo, visioni incerte delle autorità politiche e condizionamenti derivanti dalla vulnerabilità del nostro sistema produttivo.
È un fatto emblematico, ad esempio, che l'Italia detenga il record per il numero delle sue infrazioni al trattato della CEE e ai successivi regolamenti.
Come sostiene qualche autore, « c'è soprattutto una linea da indicare come strada maestra. Dobbiamo pretendere in sede CEE il pieno rispetto di questa realtà: la comunità comprende bensì un blocco di paesi abbastanza omogeneo quanto a livello di sviluppo, ma anche alcuni paesi in forte ritardo (oggi sono l'Italia e l'Irlanda, domani potranno aggiungersi Grecia, Portogallo e Spagna); e l'unione tra paesi a diverso livello di sviluppo non può fondarsi su oneri e regole uguali per tutti, a rischio di congelare o addirittura di aggravare i dislivelli (vale l'analogia dell'esperienza toccata al Mezzogiorno nell'unificazione nazionale)
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La politica abbozzata dalla CEE per le regioni deboli non risolve certo il problema, laddove si tratta di intere economie nazionali in ritardo sulle altre ».
Lungi dall'adontarci quando qualcuno ci ricorda che siamo meno sviluppati degli altri e dal voler figurare come primi della classe, dobbiamo saper pretendere un trattamento differenziale ed eventualmente aiuti. Lo si può esigere in piena dignità, perché è nell'interesse di tutti e non soltanto nostro che l'Italia partecipi alla CEE e che i dislivelli economici vengano colmati. » |