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Il Sistema Monetario Europeo

La precedente esperienza del serpente monetario ha consentito ai paesi della CEE di dar vita al Sistema Monetario Europeo (SME), entrato in vigore il 13 marzo 1979. L’obbiettivo principale dello SME è di creare in Europa una sufficiente stabilità monetaria, da realizzarsi con un regime di cambio fra le monete europee oscillanti entro i limiti predeterminati. Ciò allo scopo di evitare le incertezze e gli inconvenienti dei cambi liberamente fluttuanti..

Allo SME hanno aderito tutti i paesi della CEE, fatta eccezione per l'Inghilterra la cui adesione è puramente simbolica.

Lo SME si fonda sostanzialmente sulla creazione di una unità di conto denominata scudo, termine equivalente alla denominazione francese- « ecu » corrispondente anche alle iniziali dell'espressione inglese euro­pean currency unit, ossia unità monetaria europea. L'ECU rappresenta la base di riferimento comunitaria per le operazioni tra le banche centrali della CEE essendo costituito da un « paniere » di monete europee, nel quale la quota attribuita a ciascuna moneta riflette l'importanza economica dei vari paesi aderenti.

La quota maggiore nella composizione dell'ECU spetta con il 32% al marco. Infatti a costituire l'ECU concorrono 0,83 marchi, 1,2 franchi francesi, 3,5 franchi belgi, 0,09 sterline inglesi, 0,22 corone danesi, 0,0075 sterline irlandesi, 0,285 fiorini olandesi e 0,14 franchi lussemburghesi. Nella determinazione dell'ECU il peso della lira italiana equivale a 109 lire: in pratica tre volte e mezzo in meno del peso del marco e due volte inferiore a quello del franco.

La funzione essenziale dell'ECU nell'ambito dello SME è di essere l'unità di conto per la determinazione dei tassi di conversione con ciascuna moneta nazionale, denominato tasso centrale. In questo modo la parità di ogni moneta dello SME viene fissata in ECU e quindi indirettamente si può ricavare la parità del cambio delle varie monete europee fra di loro.

Il tasso di conversione per ciascuna moneta è stato fissato al momento dell'entrata in vigore dello SME e può essere modificato solo in base ad un nuovo accordo fra i paesi interessati. Il tasso di conversione della lira nel 1979 era pari a 1 ECU = 1. 148,15 lire; ovviamente il reciproco rappresenta il valore di 1 lira espressa in ECU.
Poiché ogni moneta ha un tasso centrale con l'ECU, è possibile determinare i tassi di cambio bilaterali tra le diverse monete (questo meccanismo è noto come « griglia delle parità »).
Facciamo un esempio: se 1 ECU = 1.200 lire e 1 ECU = 2 353 marchi, si ha che 2.marchi = 1.200 lire, ossia la parità marco-lira è uguale a 1 marco = 600 lire.

Il tasso di cambio di ciascuna moneta rispetto ad ogni altra può oscillare entro una banda pari al 2,25% al di sopra o al di sotto del tasso centrale. L'Italia, al momento di entrare nello SME, ha ottenuto un margine di oscillazione più ampio pari al 6% con l'intesa che avrebbe ridotto tale margine quando fosse migliorata la situazione economica del nostro paese. Nel marzo 1981 l'Italia ha dovuto chiedere una modificazione del tasso centrale, svalutando del 6% la lira nei confronti delle altre monete europee.

Come avveniva nel serpente monetario, ogni banca centrale dei paesi della CEE deve intervenire nel mercato dei cambi qualora la propria moneta tenda a superare il margine inferiore o superiore della banda di oscillazione. Le banche centrali compiono di norma questi interventi acquistando o vendendo le altre valute europee o i dollari presso il Fondo Europeo di Cooperazione Monetaria (FECOM) al quale cedono le ECU ottenute in cambio di versamento di una quota (20% delle riserve auree e di dollari possedute da ciascun paese).

Se per esempio il cambio della lira nei confronti del marco si svaluta, la Banca d'Italia dovrà comprare lire vendendo marchi. Per procurarsi la moneta tedesca la Banca d'Italia può impiegare le ECU in suo possesso fino al 50% del suo debito valutario, mentre per il resto dovrà provvedervi con le proprie riserve.

Un serio inconveniente dello SME è rappresentato dalle difficoltà che esso comporta per i paesi, come l'Italia, che presentano una economia vulnerabile per quanto riguarda i prezzi che crescono velocemente e le conseguenti ripercussioni che si hanno nella bilancia dei pagamenti. Questi paesi sono esposti al rischio di una svalutazione del cambio, quando questo non può essere difeso dalla banca centrale con i meccanismi a disposizione (riserve valutarie e prestiti monetari da parte degli altri paesi dello SME che hanno una bilancia dei pagamenti in attivo).

Il problema dei rapporti fra SME e dollaro

Anche dopo l'entrata in vigore dello SME, le monete europee hanno mantenuto un regime di cambi fluttuanti nei confronti del dollaro. Ma con l'avvento dell'amministrazione Reagan, nel 1981, gli Stati,,Uniti hanno adottato una severa politica monetaria antiinflazionistica e di contenimento del deficit della bilancia dei pagamenti per neutralizzare l'incidenza della crisi petrolifera. La politica americana ha portato ad un aumento dei tassi di interesse negli USA ma non è riuscita a contenere l'aumento sia del deficit federale, sia di quello della Bilancia dei pagamenti, con conseguente svalutazione del dollaro. Ciò ha suscitato nuove tensioni nei mercati valutari, in quanto il dollaro svolge il ruolo di moneta internazionale primaria.

Il rischio insito nel perseguimento di politiche monetarie autonome sia da parte degli Stati Uniti, sia da parte dei paesi della CEE, è quello di una incrinatura dei rapporti di interdipendenza economica. C'è poi l'esigenza, prospettata dai governi europei, di agganciare in qualche modo il FECOM al dollaro. Una prima proposta in tal senso è che gli accordi di swaps fra le banche centrali possano essere realizzati fra il FECOM e la Riserva Federale americana, anziché fra quest'ultima e le singole banche centrali dei paesi europei. Ciò significa che verrebbe aumentato il sostegno monetario disponibile per intervenire nei confronti della moneta che si svaluta (come attualmente il dollaro).
La CEE nel far assumere gradualmente all'ECU la funzione di moneta di riserva internazionale intende controbilanciare il ruolo svolto dal dollaro al fine di assicurare una maggiore stabilità al meccanismo monetario internazionale.



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