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Investimenti -> Le Borse valori

Secondo molti autori, la borsa valori è una delle istituzioni che più ha contribuito allo sviluppo dell'economia capitalistica, nella quale l'andamento della borsa ha quasi sempre rappresentato il << barometro >> dell'attività economica. Si può ricordare, come esempio emblematico, là caduta delle quotazioni dei titoli verificatasi a Wall Street nel 1929: il crollo in borsa fu il preludio della grande crisi economica degli anni Trenta.

Gli avvenimenti politici, le scelte dei governi, le tensioni sociali influenzano la borsa per le implicazioni economiche che questi fatti indubbiamente hanno. La stabilità del governo, per esempio, dà fiducia agli operatori che si sentono maggiormente portati a comprare titoli. Nel caso opposto, invece, cioè in situazioni di instabilità politica, gli operatori sono pessimisti e i risparmiatori tendono piuttosto a proteggere i loro risparmi con l'acquisto di oro e altri beni-rifugio, allontanandosi dall'investimento in azioni e in titoli di uno Stato nel quale non si ha fiducia. Ecco perché quando c'è una crisi di governo, normalmente la borsa reagisce con una caduta dei prezzi. Diciamo normalmente perché talvolta è accaduto anche il contrario, specialmente quando il governo è caduto su problemi economici e in particolare su leggi che si ritenevano dannose alla borsa.
Oltre agli avvenimenti politici, anche importanti fatti di cronaca, specie se hanno ripercussioni nel campo economico (si pensi ad atti di terrorismo in danno di dirigenti industriali o di impianti), possono alimentare il pessimismo degli operatori di borsa e quindi far scendere i prezzi.
Che si guardi alla borsa come una specie di barometro per vedere il tempo che farà è senz'altro vero, anche se bisogna andare cauti nel considerare la borsa come un barometro infallibile. In realtà in borsa l'esercizio della previsione economica è più diffuso che altrove.
Sulle ipotesi di sviluppo o di depressione si costruiscono, infatti, le operazioni finanziarie.

Le principali borse estere
L'importanza delle borse valori deriva generalmente dalla potenzialità economica del paese in cui hanno sede. La più famosa è attualmente quella di New York, ribattezzata, a secondo dei punti di vista, « tempio del capitalismo » oppure « la più grande casa da gioco del mondo », con sede in Wall Street.

NEW YORK – In questa capitale finanziaria ci sono ben due mercati azionari: il New York Stock Exchange (Nyse) con azioni di circa 1.600 società ufficialmente quotate, 650 membri regolari più 240 associati, un giro di affari annuo di oltre 300 mila miliardi di lire; l'American Stock Exchange che ha circa 1.000 società in listino. C'è da osservare che la borsa di New York (come quella di Londra) ha carattere privato, e non pubblico come le borse italiane. Ciò vuol dire che le borse di tipo anglosassone sono disciplinate e gestite da organizzazioni private (gli associati di borsa), anche se si va affermando la tendenza a sottoporre le operazioni di borsa a controlli di vario tipo (come la Securities Exchange Commission negli USA).

LONDRA – Alla Borsa di Londra sono quotati oltre 3.000 titoli azionari e vi lavorano 4.326 soci membri. Nell'ottobre 1986 la City (come viene anche indicato il centro finanziario londinese) si è data una nuova e rivoluzionaria struttura, mettendo in atto un regime di deregulation borsistica secondo tre direttrici:

1) la costruzione di un sofisticatissimo sistema informativo basato tutto su computer e video terminali;

2) l'abolizione della commissione minima garantita, una sorta di gabella che gli stock broker inglesi imponevano a chi voleva accedere al tabellone della Borsa;

3) l'eliminazione di ogni distinzione legale e operativa tra broker e jobber, due figure professionali tipiche del mercato mobiliare britannico (i primi potevano avere rapporti con la clientela ma non potevano comprare e vendere titoli; gli altri potevano accedere alle « grida » ma non potevano direttamente acquistare e cedere azioni ai risparmiatori).

Inoltre dal 1987 la Borsa di Londra sarà collegata con quelle di Tokio e New York, creando un mercato di dimensioni planetarie (di qui il nome di Big Bang, come per la nascita dell'universo, dato a questa riforma dalla Borsa di Londra).

FRANCOFORTE – Nella borsa tedesca sono quotate 627 società, operano 450 banche, 110 fra specialisti e loro rappresentanti, oltre a 13 intermediari. Il regime istituzionale ha carattere bancario.

PARIGI – Vi sono 756 società quotate, 76 agenti di cambio (un numero minore rispetto a quello di Milano), giro di affari e capitalizzazioni superiori di poco a quelli di Milano.

TOKIO – Sono trattate 1.415 azioni ed il giro di affari è superiore solo alla Borsa di New York. Notevole la rivalutazione della consistenza dei titoli negli ultimi anni.

Le borse italiane

In Italia le borse valori sono attualmente dieci con sedi a Milano, Genova, Roma, Torino, Napoli, Firenze, Palermo, Trieste, Bologna e Venezia. La più importante è la borsa di Milano, sita in Piazza degli Affari, nella quale si svolge il 90% degli scambi azionari di tutta Italia. C'è da osservare che per titoli quotati nel listino e per volume di affari la borsa italiana si sta avvicinando alle principali borse europee, tanto che nel 1986 si è registrato un consistente cambiamento sia quantitativo che qualitativo, come dimostrano gli indicatori del mercato azionario

In effetti basta confrontare la capitalizzazione di borsa di fine '86 (pari a circa 190.000 miliardi di lire) con quella di fine '83 (pari a poco più di 34.500 miliardi) per avere un'idea della crescita (da taluni esperti giudicata però troppo impetuosa, come « una tempesta in un catino »).

Tale crescita della nostra borsa è avvenuta sia nella scia della ripresa dei mercati azionari degli altri paesi sviluppati, sia perché in Italia hanno cominciato ad operare in Borsa le grandi imprese industriali (alla ricerca di nuovi capitali di rischio) e i Fondi comuni di investimento alimentati da una notevole massa di risparmio degli italiani.

Comunque le società « vere », dotate di consistenza industriale e produttiva, sono appena una cinquantina; le altre sono invece filiazioni finanziarie di società-madri. Fra queste cinquanta società, i primi cinque grandi gruppi finanziari che controllano praticamente il mercato azionario italiano sono: FIAT, IRI, Generali, Ferruzzi, Montedison, De Benedetti (Olivetti).



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