Le figure esaminate finora (minore età, interdizione, emancipazione, inabilitazione) costituiscono ipotesi di incapacità legale.
Quando un soggetto si trova in una situazione di incapacità legale, l'ordinamento di un esigenza di certezza dei rapporti giuridici pone una presunzione assoluta, cioè senza possibilità di prova contraria, che l'individuo non abbia la capacità di intendere e di volere e pertsnto gli atti (di qualsiasi tipo per l'incapace assoluto, soltanto se eccedenti l'ordinaria amministrazione per quello relativo) che ha eventualmente compiuto sono sempre e comunque annullabili.
Pertanto nel caso di incapacità legale, che risulta dai registri dello stato civile e quindi è facilmente accertabile da chiunque vi abbia interesse, la situazione giuridica di incapacità prevale in ogni caso sulla situazione di fatto anche se eventualmente diversa. Può peraltro accadere che una persona legalmente capace, ed eventualmente prima di poter essere interdetta o inabilitata, agisca di fatto in una situazione di incapacità di intendere, cioè di capire il significato e il valore degli atti che compie, o di volere, cioè di indirizzare consciantemente la propria condotta, e che tale incapacità non sia stata dichiarata.
L'incapacità naturale può derivare da qualsiasi causa anche transitoria o monetanea (come un'improvvisa malattia mentale non ancora accertatal'ubriachezza o l'effetto di sostenze tossiche, un delirio febbrile, un accesso epilettico , l'ipnotismo, ecc.).
A differenza di quanto accade per l'incapacità legale, per ottenere l'annulamento di un atto concluso in condizioni di incapacità naturale colui che vi ha interesse ha l'onore della prova, cioè deve riuscire a dimostrare con qualsiasi mezzo che tale condizione sussisteva realmente nel momento in cui l'atto è stato compiuto.
La prova dell'incapacità di intendere o di volere è sufficiente per alcuni atti solenni. Invece per gli atti unilaterali (come una premessa di pagamento o la rinuncia a un diritto) si deve anche dimostrare che chi li ha compiuti ha subito un grave pregiudizio e per i contratti che l'altro contraente era in malafede, cioè che era a conoscenza della codizione psichica anormale in cui si trovava la controparte.
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