Allo scoccare della mezzanotte di venerdi 1 gennaio 1999 ha fatto il suo ingresso nel panorama economico dell'Europa una nuova moneta cornunitaria: l'Euro. Questo evento, di portata storica, toccherà in modo diretto tutta la popolazione dei Paesi coinvolti in questo processo cominciato 41 anni fa. "...l'Europa non e mai esistita. Deve essere creata" aveva detto Jean Monnet, il grande europeista francese trent'anni fa e solo nel XX secolo, per merito di Francoise Mitterrand ed Helmut Kohl, quest'idea si realizza, sebbene nel 1957 il Trattato di Roma aveva gettato le basi della Comunita Economica Europea (CEE), che allora riuniva solo 6 paesi. Da quel momento, vari e molteplici sono gli avvenirnenti che si sono succeduti nella prospettiva di un'integrazione sempre
completa tra i Paesi partecipanti.
La CEE si è trasformata nell'Unione Europea (UE) e raggruppa oggi ben 15 Paesi: Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia. Il Trattato di Maastricht, firmato nel 1992, ha poi previsto che le economie dei singoli paesi membri dell'Unione Europea debbano convergere, per creare una condizione socio-economica omogenea, che porti ad un grande mercato unico. Comincia per tutti un'era nuova. Per la prima volta nella storia, i singoli Stati hanno rinunciato, pacificamente, ad uno degli strumenti chiave della sovranita nazionale: quello di battere moneta.
L'Euro diventa il simbolo di una sola comunità e rappresenta un fondamentale strumento di scambio culturale ed economico. Tutto questo intende dare un contributo decisivo alla nascita di un mercato senza ostacoli e un via libera alla circolazione di mezzi, servizi, capitali e persone. I vari governi predispongono tutto affinchè il passaggio dalla vecchia moneta nazionale all'Euro possa avvenire senza traumi. Ogni paese si impegna a migliorare e stabilizzare il livello di inflazione, i tassi di cambio, quelli di interesse a lungo terrine e la finanza pubblica.
I vari governi hanno dovuto dimostrare che al loro interno e avvenuto un rapido processo di risanamento dei conti. Era richiesta una progressiva riduzione del debito pubblico, cioè del debito totale accumulato nel torso degli anni nei confronti dei propri cittadini o con l'estero (attualmente quello italiano supera abbondantemente i 2 milioni di miliardi di lire) e infine i tassi di inflazione dovevano essere motto contenuti. I paesi membri sono stati esaminati da un'apposita commissione sull'evoluzione della situazione del bilancio e dell'entità del debito pubblico, per poter essere abilitati a cambiare la propria divisa nazionale in Euro.
Come concordato dal Consiglio Europeo, nella riunione di Dublino del dicembre 1996, anche dopo l'introduzione dell'Euro, sarà necessario mantenere la convergenza economica tra gli Stati die parteciperanno alla moneta unica. Per garantire nel tempo la tenuta di certi meccanismi, il patto prevede che i paesi die supereranno il limite del 3% tra PIL (Prodotto Interno Lordo) e deficit pubblico (saldo negativo che si verifica quando le uscite di uno stato superano le entrate rispetto al PIL), dovranno versare nelle casse dell'Unione Europea una specie di multa che sarà considerata perduta nel caso in cui lo Stato non rientri nella normalità economica entro 3 anni. Le conseguenze positive dell'unione monetaria, soprattutto in campo economico, saranno notevoli.
Tra i vantaggi principali, il controllo dell'inflazione e la presenza di una moneta forte, consentirà ulteriori investimenti. La crescita economica ridurrà il livello di disoccupazione, i risparmi saranno meno colpiti dall'inflazione, le paghe e le pensioni non dovranno più combattere con improvvisi aumenti dei prezzi. La presenza dell'Euro è ancora virtuale, infatti, questa moneta ha, per il momento, il solo valore di unità di conto e bancaria.
Dal 1 gennaio 2002, la svolta toccherà finalmente le tasche del cittadino europeo: cominceranno a circolare fisicamente le nuove monete e le nuove banconote. I soldi in metallo avranno un lato comune per tutti i paesi, mentre l'altra facciata riporterà un'immagine che variera per ogni Nazione. Le banconote saranno uguali per tutti, con immagini simboliche di ponti e porte dell'Europa. Avremo sei mesi a doppio regime, con vecchie valute nazionali e nuovi Euro. Poi Lire, Sterline, Marchi, Franchi e Scellini, saranno progressivarnente ritirati dal mercato. A partire dal 1 luglio 2002, resterà in circolazione soltanto l'Euro, prendendo definitivamente il posto di 12 miliardi di banconote e di 70 miliardi di monete, attualmente in circolazione nei vari paesi dell'Unione Europea. A quel punto le care e vecchie lire non avranno più corso legale, in altre parole, non potranno più essere utilizzate per gli scambi commerciali e diventeranno cimeli per collezionisti.
Chi gioca un ruolo centrale in questo processo e, senza dubbio, il sistema bancario. Già da tempo, infatti, le banche lavorano per soddisfare le specifiche esigenze che nasceranno nella clientela e per informarla sui cambiamenti e le opportunità che si presenteranno nei prossimi anni. Una volta costituita la Banca Centrale Europea (BCE), sara questo l'organismo che govenerà la politica monetaria dell'Euro. I pagamenti interbancari tra i paesi dell'area dell'Euro si baseranno su un sistema denominato target che, oltre ad essere più sicuro di quello attualmente in uso, consentirà trasferimenti di denaro in tempo reale tra le banche europee.
Con l'introduzione dell'Euro, assisteremo allo sviluppo di mercati finanziari più vasti e caratterizzati da maggiore liquidità. Le imprese, inoltre, potranno organizzare le loro attività industriali, commerciali e finanziarie, in maniera più efficiente, stimolate anche da una più accentuata concorrenza dovuta alla maggiore trasparenza dei prezzi. L'Europa gioca a nostro favore. Giovani imprenditori, liberi professionisti, dipendenti: qualunque sia l'attività cui ci si dedica, il vento della concorrenza europea ha iniziato a soffiare e chi sa come drizzare le vele, navigherà più veloce degli altri.
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