[dal lat. denarius, der. di deni, a dicci a dieci; propr., moneta del valore di dieci assi .]. - Nome dell'antica unità monetaria romana, indica oggi genericamente qualsiasi moneta. Come unità monetaria dei Romani, venne coniato per la prima volta nell'anno 269 a.C., in argento, equivalente a 10 assi o 2 sesterzi e mezzo. Recava sul recto l'effigie di Roma, sul verso quella di altre divinità. In origine venne coniato in argento puro ed il suo valore era leggermente inferiore alla corrispondente unità monetaria greca, la dracma.
Successivamente coniato in lega con il rame, il suo rapporto con l'asse subì continue modificazioni: nel 217 a.C. it rapporto venne fissato a 1 D. per 16 assi. Verso la fine della Repubblica venne coniato il D. aureo che in origine equivaleva a 25 denari. L'imperatore Caracalla lo sostituì con una nuova moneta del valore di 5 assi, l'argenteus Antonianus. Tornò in uso nel Medioevo come unità monetaria dopo la riforma di Carlo Magno. Attraverso i Bizantini la parola (denarion) passò , nel mondo arabo-persiano (dinar), e in molti altri paesi orientali. |