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DISOCCUPAZIONE. - Stato di inattività involontaria di persona abile al lavoro. È fenomeno economico moderno, sviluppatosi con l'affermarsi dell'economia capitalistica, che porta da un lato, la sovrappopolazione dei posti di lavoro e dall'altro l'eccedenza (stagionale o ciclica, nei periodi di crisi) di mano d'opera sulla richiesta. Le prime manifestazioni del fenomeno trovano le radici verso la fine del XVIII secolo; con lo sviluppo di una industrializzazione disordinata e la sostituzione in considerevole della mano d'opera con macchinari industriali, il fenomeno prese campo assumendo presto grandi proporzioni, con notevoli squilibri economici e sociali e, pur di lavorare, gli operai accettarono salari di fame. I costi di produzione divennero minimi e fu cosi possibile lo sviluppo del capitalismo, cioè il formarsi, da un lato, di una piccola cerchia di possessori di ingenti capitali e, dall'altro, di una massa grandissima di proletari, che vivevano miseramente col loro lavoro. Nel XX secolo il fenomeno della disoccupazione segnò una recrudescenza nel periodo della grande crisi del 1928-1929 e nei periodi post-bellici, tanto da preoccupare fortemente i governi e da rendere urgente l'intervento statale sia per la necessaria assistenza ai disoccupati sia per la creazione di nuove possibilità di lavoro. Si distinguono vari tipi di disoccupazione: disoccupazione involontaria, determinata dalla mancanza oggettiva del lavoro; disoccupazione volontaria, derivante dal licenziamento per propria colpa o dall'abbandono volontario del lavoro; disoccupazione stagionale, derivante da forzata cessazione del lavoro durante un determinato periodo (es.: disoccupazione dei muratori nella stagione invernale; delle filandiere al tempo dell'allevamento dei bachi, ecc.); disoccupazione di sosta, quando la sospensione del lavoro ricorre in epoche mobili, ma di durata costante; disoccupazione a turno (mensile, settimanale, ecc.), quando le giornate lavorative si alternano con quelle di disoccupazione

È diretta a proteggere il lavoratore dal rischio della disoccupazione involontaria. In Italia, come in altri paesi, è obbligatoria. Al prestatore di lavoro che sia nell'impossibilità di spiegare la sua attività produttiva, per mancanza di lavoro, viene corrisposta un'indennità alla cui costituzione si addiviene con il sistema assicurativo. Ente assicuratore è l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, presso cui è un Fondo Nazionale per la disoccupazione alimentato dalle quote dei contributi di assicurazione e da metà dei proventi delle pene pecuniarie inflitte ai contravventori agli obblighi assicurativi. Assicuranti sono i datori di lavoro, tenuti a versare determinate quote assicurative. Assicurati sono tutti i prestatori di lavoro di ambo i sessi, che abbiano compiuto i 14 anni, salvo rare eccezioni. Gli assicurati, nei periodi in cui rimangono involontariamente senza lavoro, hanno diritto ad una indennità giornaliera di disoccupazione, per un massimo di 180 giornate su 36^.



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