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Investimenti -> Equilibrio del produttore e la combinazione ottima di capitale e lavoro

Anche per il produttore si pone un problema di scelta nel trovare la « combinazione ottima » fra i fattori produttivi e specialmente fra capitale e lavoro. Il che vuoi dire ricercare la combinazione più conveniente dal punto di vista economico e cioè quella che a parità di spesa renda massima la quantità di prodotto.
Questo a condizione che, data una certa tecnica produttiva, esista una sostituibilità fra capitale e lavoro, come nell'esempio classico dell'agricoltura dove una data quantità di grano può essere ottenuta con molti contadini e pochi attrezzi semplici, o da pochi contadini che invece utilizzino trattori, concimi e altri macchinari (cioè nel primo caso con « poco capitale » e nel secondo con « molto capitale »).
Orbene il problema viene risolto considerando che in via di principio il produttore impiegherà una quantità di ciascun fattore fino al punto in cui la produttività marginale del fattore stesso sia uguale al prezzo del fattore (concetto di produttività marginale ponderata). Pertanto la combinazione di equilibrio fra capitale e lavoro si ha quando il rapporto fra la quantità di lavoro e quella di capitale utilizzato nel processo produttivo sia tale da realizzare, per ciascun fattore, l'uguaglianza fra le produttività marginali ponderate dei due fattori.
In altre parole, l'impiego di un'unità aggiuntiva di lavoro deve fornire un aumento del prodotto pari al salario unitario; analogamente l'uso di una dose aggiuntiva di capitale deve fornire un aumento del prodotto di valore pari al prezzo da pagare per l'uso della dose aggiuntiva del capitale (tale prezzo è dato dal tasso di interesse).

Va precisato che quando si parla di produzioni che richiedono « molto capitale » o « poco capitale » si fa riferimento al. valore maggiore o minore del complesso dei mezzi di produzione, e non alla quantità di un dato bene o di una certa macchina.

Un esempio elementare chiarirà meglio questo problema della combinazione fra capitale e lavoro. Se il salario giornaliero di un operaio è di 50.000 lire, il produttore troverà conveniente utilizzare operai aggiuntivi fin quando il prodotto di ogni operaio in più supera le 50.000 lire. Poiché la produttività marginale del lavoro, come abbiamo visto, è decrescente, sarà conveniente aggiungere un operaio fino a quando il valore del prodotto risulti esattamente uguale a 50.000 lire . A questo punto il produttore non ha più convenienza ad aggiungere un altro operaio.
Lo stesso ragionamento vale per il capitale e il tasso di interesse. Se questo è pari al 18%, ogni milione aggiuntivo di capitale utilizzato costa 180.000 lire all'anno di interesse. Perciò il produttore investirà capitale nella produzione fino al punto in cui l'ultimo milione di capitale impiegato frutterà 180.000 lire di guadagno addizionale. Si può anche dire che, procedendo in questo modo, il produttore ottiene che l'ultima lira spesa, sia nell'utilizzo del lavoro sia in quello del capitale, gli frutti lo stesso guadagno.
Si ha così la posizione di equilibrio del produttore. Il non verificarsi di questa uguaglianza starebbe a significare che un fattore (ad esempio, il lavoro) è impiegato in eccesso o in difetto rispetto all'altro, cioè al capitale. Per cui, sulla base della sostituibilità tecnica del lavoro con il capitale, appare più vantaggioso economicamente ridurre la quantità di lavoro impiegato a favore del capitale, o viceversa. In questo modo l'imprenditore determina quanto lavoro e quanto capitale impiegare nel processo produttivo.

L'organizzazione del lavoro, le macchine e l'automazione L'evoluzione dei processi produttivi è avvenuta mediante una serie di innovazioni tendenti a razionalizzare i compiti dei lavoratori e ad introdurre macchinari sempre più complessi per ottenere prodotti in serie e di migliore qualità. Le tecniche di divisione tecnica del lavoro, già osservate e descritte da A. SMITH con riguardo ad una fabbrica di spilli, hanno consentito di aumentare notevolmente il rendimento dei lavoratori impegnati in un procedimento produttivo. Il principio che sta alla base della organizzazione del lavoro consiste nel far compiere dal singolo operaio una sola operazione collegata tuttavia con quelle degli altri lavoratori. Si pensi ad una catena di montaggio di automobili, in cui la funzione di un lavoratore può consistere nell'effettuare una semplice operazione.
I vantaggi di queste tecniche consistono nell'aumento della abilità e della velocità delle operazioni, nella specializzazione che conseguono i lavoratori e nel risparmio di tempo ottenuto dal fatto che i lavoratori non si devono spostare da un'operazione all'altra. Aumenta in sostanza la produttività del lavoro.
L'organizzazione scientifica del lavoro, propugnata dall'ingegnere americano TAYLOR (per cui viene denominata « taylorismo »), è un perfezionamento della divisione tecnica del lavoro e si concreta in uno studio analitico delle mansioni, della posizione degli impianti e dei tempi occorrenti per effettuare determinati movimenti ecc. Per ottenere la massima produttività si procede preliminarmente ad un esame delle attitudini psico-fisiche del lavoratore e si determinano i tempi standard delle operazioni. Il taylorismo è stato oggetto di critiche e di revisioni, in quanto è causa per i lavoratori di sforzi ripetitivi, meccanici e di stress. In molte fabbriche le rivendicazioni sindacali tendenti ad ottenere condizioni più umane di lavoro hanno portato a correggere gli inconvenienti delle linee di montaggio e ad introdurre la catena a spinta o la catena per gruppi.
Con la rivoluzione industriale si è avuta l'introduzione delle macchine nei processi produttivi e si è determinato un mutamento profondo e radicale nella vita economica e sociale con l'affermazione della moderna società industrializzata. Le macchine hanno indubbiamente diminuito la pesantezza di molti lavori e via via hanno sostituito i lavoratori in molte operazioni. La produzione in serie ha portato ad un aumento della quantità e qualità dei prodotti, riducendo i costi di produzione e i prezzi. Lo sviluppo scientifico e tecnico ha consentito di sfruttare a scopi produttivi congegni automatici di comando e di controllo delle macchine (automazione). I « cervelli » elettronici sono oggi in grado di sostituirsi al lavoro intellettuale dell'uomo nel programmare e dirigere il processo produttivo di intere fabbriche.



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