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Investimenti -> La teoria della parità dei poteri di acquisto

Quando vige nei diversi paesi un sistema monetario a corso forzoso non esiste alcun collegamento automatico che determini il tasso di cambio fra le monete, come nel gola standard. L'economista svedese CASSEL formulò nel 1922 la teoria della parità dei poteri di acquisto, secondo la quale il cambio di equilibrio tra due monete tende a rispecchiare il rapporto tra i poteri di acquisto interni delle due monete.
Spieghiamo meglio l'essenza di questa teoria con un esempio pratico. Se con un dollaro si possono acquistare negli Stati Uniti gli stessi beni che in Italia si acquistano con 1 euro, il cambio di equilibrio di partenza dollaro-euro corrisponderà a 1 dollaro uguale 1 euro lire, essendo questi i poteri di acquisto interni delle due monete. Nel caso in cui il potere di acquisto interno dell'euro diminuisce in seguito all'aumento dei prezzi verificatosi in Italia, mentre il potere di acquisto del dollaro rimane stabile, perché i prezzi negli Stati Uniti non mutano sensibilmente o aumentano con un tasso di inflazione inferiore a quello italiano, il cambio dell'euro nei confronti del dollaro peggiorerà.
In altre parole, secondo la teoria di Cassel, il cambio tra le monete di due paesi dipende dal livello dei prezzi interni dei paesi stessi e tende a modificarsi tutte le volte in cui nell'uno e/o nell'altro paese mutano i prezzi interni. Si capisce quindi perché l'inflazione all'interno di un paese è spesso accompagnata dalla svalutazione della moneta nazionale nel mercato dei cambi. A questa teoria sono state mosse diverse crìtiche. Un primo rilievo riguarda il fatto che l'esistenza di dazi doganali e di costi di trasporto internazionali creano una divergenza tra il potere di acquisto interno e quello estero di una stessa moneta. Una seconda critica concerne i prezzi dei beni di cui bisogna tener conto per misurare il potere di acquisto interno delle monete. Bisogna cioè considerare solo i prezzi dei beni oggetto di scambio internazionale o dei prezzi di tutti i beni. Su questo punto esiste ancora disaccordo fra gli economisti.
Una terza critica concerne i movimenti speculativi di capitale che possono far variare il tasso di cambio fra due monete senza alcuna relazione con il potere di acquisto interno delle monete. Alla luce di queste critiche i sostenitori della teoria della parità dei poteri di acquisto tendono a sottolineare che essa ha importanza soprattutto ai fini dell'andamento del tasso di cambio nel lungo periodo, fermo restando che la teoria non contraddice affatto il principio secondo cui il cambio è determinato dalla domanda e dall'offerta di valute. Infatti, domanda e offerta delle valute sono influenzate dal potere di acquisto che esse hanno all'interno dei rispettivi paesi.
In questa formulazione limitata la teoria è oggi largamente condivisa, pur riconoscendosi che essa va integrata tenendo conto anche delle cause che possono influenzare il tasso di cambio nel breve perìodo (mutamenti negli scambi, nelle tecnologie e nelle risorse produttive, movimenti di capitali).



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