Ad esempio, costituiscono altrettanti casi di risparmio forzato o coattivo il sistema delle assicurazioni sociali obbligatorie (invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria, malattie, etc.), le riserve legali delle società per azioni, etc.
Nel secondo significato, il risparmio può essere inteso e come risparmio monetario e come risparmio in natura. Quest'ultima forma, unica esistente sino a che la moneta non entrò nell'uso comune, fu piú diffusa, ovviamente, nei tempi antichi che non in quelli moderni. È, ancora in uso, tuttavia, nelle economie agricole, e vi si può ritornare in determinati periodi di crisi (guerre, carestie, generale sfiducia nel potere d'acquisto della moneta).
Si distingue ulteriormente, infine, tra risparmio individuale e risparmio sociale, nel senso che esso giovi soltanto al singolo o anche alla collettività.
Tipico esempio di risparmio individuale è il tesoreggiamento, cioè il tenere presso di sé quantità di valori monetari o pietre preziose; tale tipo di risparmio, è antisociale e dannoso per la collettività perché, se diffuso, porta all'aumento del saggio di interesse per il prestito monetario, rendendo piú scarsi i valori monetari, mentre mantiene stazionaria la produzione.
Il risparmio sociale, invece, giova sia al singolo sia alla collettività: ad esempio, chi acquista azioni di una società, gode annualmente di un reddito variabile (dividendi), mentre contribuisce allo sviluppo della produzione.
Per rifarci ad una precedente nozione, diremo che il risparmio forzato viene imposto per realizzare una forma di risparmio o sociale: ad esempio, il lavoratore assicurato obbligatoriamente contro la disoccupazione involontaria giova a se stesso in previsione del verificarsi di tale evento dannoso; ma, con il pagamento del premio, giova anche agli altri lavoratori che si trovino, al momento, in istato di disoccupazione involontaria.
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