Rapporti tra economia politica e altre scienze sociali

Rapporti tra economia politica e altre scienze sociali
In quanto scienza sociale, è logico che l’economia politica abbia rapporti con le altre scienze sociali, cioè con quelle scienze che studiano i comportamenti umani di relazione, e in particolare con il diritto, con la scienza delle finanze e con la statistica economica.

Ha stretti rapporti con il diritto, in quanto quest’ultimo, regolando la condotta dell’uomo in seno alla società, disciplina anche la sua attività economica.

Ne consegue che molti fatti che sono

sostanzialmente economici, in quanto hanno carattere e contenuto economico, sono formalmente regolati e disciplinati dal diritto (proprietà, contratti, obbligazioni in generale, ecc.). Notevolmente affinità sussiste poi con la scienza delle finanze; anche quest’ultima, infatti, studia un’attività pratica diretta alla soddisfazione di bisogni, e precisamente l’attività svolta dalla Stato e dagli enti pubblici per la soddisfazione dei bisogni pubblici. Anche lo Stato, pertanto, nella sua attività finanziaria dovrà ispirarsi ai criteri ed ai principi economici, sia pure entro i limiti delle superiori esigenze politiche.

La statistica economica, da parte sua, raccogliendo sistematicamente i dati quantitativi relativi al concreto manifestarsi dei fenomeni economici, offre all’economia politica un prezioso materiale documentario per lo studio di tali fenomeni e per la verifica delle leggi da essa formulate.

Accenniamo, infine, ai rapporti che legano l’economia politica e la politica economia.

Quest’ultima è un ramo della politica (cioè di quella che è stata definita come l’arte di governare uno Stato) e precisamente quel ramo della politica che ha per oggetto gli indirizzi assunti e l’attività svolta dallo Stato nel campo economico.

Gli indirizzi generali di politica economica possono essere i piu’ diversi a seconda della struttura economica di un Paese, del suo ordinamento sociale, dei principi ideologici sui quali lo Stato si basa. Dalla ottocentesca politica del liberismo che sosteneva l’assoluta non ingerenza dello Stato nel campo economico, si passa alla politica di intervento, tipica di molti Stati moderni, la quale, pur riconoscendo il principio di libertà di iniziativa privata, sostiene l’opportunità, in forme ed entro limiti volta a volta diversi, di un intervento dello Stato nell’indirizzo e nello svolgimento dell’attività economica, sino alla politica collettivistica, la quale, abolite la proprietà e l’iniziativa privata, concentra tutti i mezzi di produzione nelle mani dello Stato che provvede a regolare, nell’interesse collettivo, la produzione e la distribuzione dei beni.

Da quanto detto, pertanto, è facile comprendere che, qualunque sia l’indirizzo assunto e pur tenendo conto che la politica economica di uno Stato persegue, tanto nel campo interno come in quello internazionale, finalita extra-economiche, essa non può ignorare, nelle sue formulazioni e nel suo concreto alternarsi, i principi e le leggi della scienza economica.

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