| cittadinanza, con l’abolizione parziale o totale della proprietà privata, sino a giungere alle conclusioni radicali di Proudhon, secondo il quale «la proprietà è un furto ».
I sistemi delineati sulla carta da questi teorici furono contraddetti e superati dalla sconfitta subita, nel 1848, da tutte le rivoluzioni —sociali e nazionali — e dall’allontanamento dalla scena politica dei loro esponenti.
Come reazione, nell’ambito del socialismo, sorge, quindi, la teoria del materialismo storico e del socialismo scientifico di Carlo Marx (1814-1883) e di Federico Engels (1820-1895). Tale teoria è detta del materialismo storico co perché ritiene che, in ultima analisi, fonte di ogni struttura sociale esistente sia il fattore economico e che la religione e la morale non siano che sovrastrutture; è detta del socialismo scientifico in contrapposto al precedente, detto utopistico, perché intende basare la sua indagine economica, partendo dai testi della scuola classica, sul reale sviluppo dell’economia e non su sistemi avveniristici.
Opere degne di nota di Marx e di Engels sono Il manifesto del partito comunista del febbraio 1848, redatto in collaborazione; del solo Marx abbiamo Il Capitale, opera in 3 volumi, e La critica dell’economia politica.
Il marxismo, dopo Marx, si biforca nella tendenza marxista-ortodossa (Lenin, Rosa Luxembourg e, in genere, gli economisti sovietici) e nella tendenza socialista-democratica, che propugna il socialismo attraverso le riforme (Carlo Kaustky, Federico Lassalle e, in genere, i laburisti inglesi e dei paesi scandinavi). |