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Essi sono la condizione necessaria e sufficiente per una qualsiasi produzione.
Tuttavia, se l’uomo accoppiasse all’elemento naturale le sole risorse del suo lavoro, otterrebbe un tipo di produzione ben poco rilevante sia sotto il profilo quantitativo sia sotto quello qualitativo: perciò, già nei tempi piú antichi, l’uomo ha cercato di costruirsi degli strumenti che lo aiutassero nel suo lavoro; ha cercato di risparmiare delle sementi che,immesse nella terra, gli consentissero un raccolto piú abbondante di quello che la natura spontaneamente potesse offrirgli.
Insomma, in ogni tempo l’uomo ha cercato di migliorare il suo livello produttivo e di potenziare il suo lavoro; ciò è stato ottenuto per mezzo degli strumenti di produzione, e cioè del capitale.
È questo infatti il terzo fattore produttivo, non piú originario come i primi due, ma derivato dalla combinazione degli stessi. Natura, capitale, lavoro sono, pertanto, i fattori produttivi tradizionali.
Ma in epoca attuale, con lo sviluppo assunto dall’economia a causa del progresso, è necessaria una produzione a livello qualitativo e quantitativo tali da potersi ottenere soltanto mediante una razionale organizzazione dei fattori produttivi. E’ questo, pertanto, il quarto fattore che si aggiunge a quelli tradizionalmente accolti, e cioè l’impresa.
La produzione, infatti, non può piú essere lasciata all’improvvisazione: tutto deve essere organizzato in maniera razionale, i fattori produttivi debbono essere combinati e dosati nella maniera piú economica, secondo il principio del minimo mezzo. Le imprese, piccole e medie, ma soprattutto le grandi, hanno assunto il compito organizzativo della produzione, sostenendo i costi ed assumendo ogni rischio ad essa inerente. Nei paesi a sistema economico collettivista sono gli stessi organi pubblici che si assumono tale compito: attraverso grandiosi piani economici essi predispongono l’utilizzazione, nei vari settori economici, dei fattori produttivi del paese.
È anche frequente il caso (come sta avvenendo nel nostro paese) della coesistenza dell’organizzazione privata con quella pubblica, al fine di conciliare gli interessi privati con quelli della collettività.
Lo Stato, inoltre, non come imprenditore, ma come costruttore di ponti, strade, ecc., o come istitutore di scuole per la qualificazione e la riqualificazione professionale dei lavoratori, può agire nella produzione come quinto fattore produttivo.
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