La storia del Forex: come è nato?

Pubblicato da: MatteoT - il: 14-11-2012 20:00 Aggiornato il: 15-11-2012 22:11

Dopo aver dato la definizione e visto le principali caratteristiche del mercato del Forex, possiamo andare ad approfondire la sua storia. Il foreign exchange market è stato creato nel 1971, quando si decise che i cambi dovevano essere fluttuanti e non fissi.

Abbiamo già visto come una delle principali caratteristiche del mercato del forex siano i volumi giornalieri di scambi, che sono elevatissimi. Ad esempio, il volume medio giornaliero di scambi che riguardano i buoni del Tesoro USA è di 300 miliardi di dollari e il mercato azionario USA ha un volume medio giornaliero di meno di 10 miliardi di dollari.

Dieci anni fa il Wall Street Journal ha stimato che il volume giornaliero degli scambi che avvengono sul forex ecceda i 1.000 miliardi di dollari. Oggi il volume delle transazioni è stimato intorno ai 4.000 miliardi di dollari al giorno.

Torniamo, però, alla storia; prima del 1971, l’accordo internazionale di Bretton Woods impediva la speculazione sui mercati valutari; l’obiettivo di questo Agreement, concluso nel 1944, era quello di stabilizzare le valute internazionali andando così a prevenire la fuga dei capitali tra le nazioni.

Così facendo si andò a fissare un tasso di cambio tra tutte le valute ed il dollaro americano oltre che con l’oro, determinato a 35 dollari per oncia. Si passò, così facendo, ad un mercato monetario basato sull’oro (gold standard) ad uno basato sul dollaro.

Alle nazioni, con gli accordi di Bretton Woods, era proibito di svalutare la propria valuta oltre il 10% per migliorare la propria posizione commerciale favorendo le esportazioni. Questi accordi, nel 1971, vennero però definitivamente abbandonati e, in seguito a questo, il dollaro non fu più convertibile in oro.

A partire dal 1973 le valute delle nazioni con maggiore industrializzazione vennero lasciate, almeno parzialmente, libere di fluttuare; si era ritornati ad un mercato valutario basato sulla domanda e sull’offerta e non più sui cambi fissi.

I prezzi erano formati da volumi, velocità e volatilità crescenti durante gli anni settanta. Ciò portò alla nascita di nuovi strumenti finanziari, alla deregolamentazione del mercato e al libero scambio. Comportò inoltre un aumento del potere degli speculatori.

La svolta definitiva verso la diffusione su scala internazionale del mercato valutario avvenne negli anni ’80, con l’avvento dei computer. Con questi primi calcolatori era possibile effettuare, in real time, degli scambi tra l’Asia, l’Europa e l’America.

E’ in questi anni che vediamo la piazza finanziaria di Londra andare ad affermarsi come il principale centro finanziario a livello globale oltre che come il maggiore e più grosso mercato Forex al mondo. Questa affermazione non dipende solamente dal posizionamento e dal fuso orario della capitale dell’Inghilterra, che comunque le consente di operare durante l’apertura dei mercati asiatici ed americani, ma anche alla creazione del mercato dell’Euro/dollaro.

Durante gli anni ’50, infatti, si decise di creare il mercato dell’eurodollaro in seguito al fatto che l’Urss aveva proventi che derivava dalla vendita del petrolio, tutti denominati in dollari, che venivano depositati al di fuori degli Usa per il timore che questi potessero subire dei blocchi.

Questa pratica fece sì che un grosso quantitativo di dollari statunitensi si trovasse al di fuori del controllo degli Stati Uniti. Queste vaste riserve di liquidità erano molto attraenti per gli investitori di tutto il mondo in quanto erano soggette ad una regolazione molto meno penetrante e offrivano una redditività più elevata.

Oggi, Londra continua a crescere in quanto un numero sempre maggiore di banche ed istituti di credito europei ed americani stabiliscono i propri quartieri generali nella City. I volumi scambiati su questi mercati sono enormi e le banche più piccole, gli hedgers commerciali e i piccoli investitori hanno raramente accesso diretto a questo mercato liquido e competitivo, sia perché non soddisfano i requisiti di credito necessari sia perché le dimensioni delle loro transazioni sono troppo limitate.

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