Piazza Affari condizionata dalla politica: Ftse-Mib ancora negativo

Pubblicato da: MatteoT - il: 06-02-2013 18:32

Dopo il rimbalzo tecnico della giornata di ieri, naturale conseguenza del crollo di lunedì quando Piazza Affari ha lasciato sul terreno il 4,50%, oggi è tornata la politica ad essere protagonista sul listino milanese, che ha chiuso al ribasso all’interno di un contesto, quello del Vecchio Continente, dove hanno prevalso i segni negativi.

Il candidato del Pd, Pierluigi Bersani, apre ad una collaborazione con Mario Monti, che però non vuole avere a che fare con Vendola ed il suo Sel; anche il leader pugliese respinge l’ex tecnico e questa confusione elettorale non fa altro che alimentare le incertezze sul futuro del nostro Paese.

Incertezze che si traducono in un aumento dello spread, che supera oggi la “quota-Monti” chiudendo a 290 punti base – i titoli italiani decennali rendono oltre il 4,50% sul mercato secondario – e che porta Piazza Affari a lasciare sul terreno lo 0,65%, con le banche tra le più colpite da questa nuova ondata di vendite.

Tra i titoli ancora sotto i riflettori Mps, che recupera più di un punto nella giornata del cda che dovrebbe fare luce sulle perdite legate allo scandalo derivati. Ieri il presidente Alessandro Profumo ha ribadito che non ci sono buchi nei conti e che fu la passata dirigenza a “ingannare Bankitalia”.

I listini europei faticano a mettersi alle spalle i timori di una crisi politica spagnola, diretta conseguenza dello scandalo tangenti che ha coinvolto il premier Mariano Rajoy, e sono i segni meno a prevalere. Non basta il miglioramento del clima di fiducia sull’economia dell’Eurozona ad invertire questa rotta.

Nel resto del Vecchio continente Londra termina in terreno leggermente positivo (+0,2%), mentre Francoforte cede l’1% e Parigi fa peggio a -1,4%. La Germania ha collocato 3,269 miliardi di euro di bond quinquennali. La domanda è stata stabile, ma il tasso è salito dallo 0,41% allo 0,68%. Nel frattempo gli ordini all’industria tedesca sono saliti dello 0,8% a dicembre, meno del +1,8% di novembre ma leggermente al di sopra delle attese.

Questa nuova incertezza in Europa non può far altro che alimentare i timori anche in Usa, dove le Borse aprono in territorio negativo e dove, nel prosieguo delle ore, sembrano muoversi attorno alla parità. Gli Stati Uniti, poi, devono vedersela anche con Fitch, che ha confermato di voler tagliare il rating degli Usa se non verrà definito un programma credibile di consolidamento dei conti.

L’euro chiude debole a 1,3537 dollari, dopo aver toccato un minimo di seduta sotto quota 1,35. In attesa della conferenza stampa del presidente della Bce, Mario Draghi, prevista per domani, gli investitori mantengono un atteggiamento cauto, anche a causa dello scontro tra Francia e Germania sul tasso di cambio della moneta comune.

In mattinata, invece, avevamo assistito all’exploit della Borsa di Tokyo, che era balzata del 3,77% raggiungendo i nuovi massimi da settembre 2008, mese del fallimento di Lehmann Brother’s. L’indice Nikkei è salito in scia alle dimissioni anticipate del governatore della Boj, Masaaki Shirakawa ed al continuo calo dello yen,

Il mercato scommette che il cambio di guardia alla guida della BoJ coinciderà con l’avvio delle misure monetarie espansive sollecitate dal neo premier, Shinzo Abe. Sugli scudi, in particolare, le società esposte all’export.

Sul fronte delle materie prime, sempre alla chiusura dei mercati europei, il prezzo del petrolio Wti è in calo a New York a 96,28 dollari al barile (-0,35%). L’oro è in leggero apprezzamento: il metallo prezioso viene scambiato a 1.676,9 dollari l’oncia. Il platino guadagna invece l’1,3% a quota 1.732 dollari l’oncia.

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