Weidmann contro la Tobin Tax

Pubblicato da: MatteoT - il: 27-04-2013 10:00 Aggiornato il: 24-04-2013 23:47

La Tobin Tax fa sempre più discutere. Contro questa nuova imposizione si è scagliato, recentemente, anche Jens Weidmann, presidente della Bundesbak e fido consigliere di Angela Merkel, la cancelliera tedesca che più di altri ha voluto ed imposto questa nuova misura fiscale nell’Eurozona. Secondo il governatore della Buba, infatti, questa tassa rischia di danneggiare il mercato dei rifinanziamenti e, quindi, la liquidità disponibile.

bancarotta

Gli effetti collaterali della tassa sulle transazioni finanziarie, ha aggiunto, “potrebbero essere significativi, potrebbero avere un impatto sul mercato del repo. E il mercato del repo ha un’importanza chiave per la liquidità”. Dichiarazioni che sorprendono visto che vanno nella direzione opposta a quanto deciso dalla Merkel che non solo vuole la tassa sulle transazioni finanziarie, ma la vuole anche applicare ai titoli di Stato per ragioni di politica interna, perché il governo lo ha già annunciato.

Ieri il commissario europeo alla Fiscalità, Algirdas Semeta, ha chiarito che spetta agli undici Paesi membri che partecipano alla cooperazione rafforzata accordarsi su un compromesso accettabile per tutti. Solamente loro possono decidere il reale campo di applicazione di questa proposta.

Dal punto di vista della Commissione è però molto importante che, quando questo sarà stata definito, non si creeino scappatoie che permettano di aggirare la tassa e minarne la credibilità: “questo è qualcosa che controlleremo molto strettamente”, ha avvertito Semeta.

La Commissione europea, come sappiamo, ha proposto di imporre un prelievo minimo dello 0,1% sulle obbligazioni ed azioni e dello 0,01% sui derivati, purché la transazione coinvolga una società con sede in uno qualsiasi degli Stati che hanno approvato la tassa. Le stime dei promotori prevedono dal prelievo entrate fra i 30 e i 35 miliardi di euro l’anno, una somma considerata come un contributo del settore finanziario ai costi della crisi da esso provocata.

La proposta di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, però, è sotto pressione grazie a due Paesi: all’Italia, che chiede cambiamenti strutturali e fondamentali al piano, ed al Regno Unito, che ha lanciato una sfida legale presso la Corte di giustizia europea.

Londra teme infatti una fuga degli investitori e ripercussioni sulle società britanniche con filiali in uno degli Paesi firmatari dell’accordo. “Non vogliamo partecipare, ma non vogliamo neppure essere vittime degli effetti collaterali di una tassa imposta da altri Paesi”, ha lamentato di recente il cancelliere allo Scacchiere Osborne.

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