Carry trade: di cosa si tratta e come funziona

Pubblicato da: Massimiliano - il: 28-10-2013 14:49

Quando ci riferiamo al termine Carry Trade, stiamo parlando da una serie molto ampia di strategie di investimento, che si possono applicare sui mercati finanziari internazionali. In cosa consiste, nello specifico, questo carry trade. Si tratta di prendere a prestito capitali, quindi denaro, in una valuta ben precisa, ad un tasso di interesse basso; per poi reinvestirlo ad un tasso di interesse che si più alto, andando a guadagnare sulla differenza dei tassi. Ovviamente il profitto che l’investitore ottiene, è quantificabile con la differenza tra il rendimento dell’investimento e il costo del finanziamento.

Le condizioni affinchè il Carry Trade porti profitto

negative-carry-tradeCi sono delle condizioni particolari, affinchè il carry trade possa portare un profitto. Per far questo, è necessario che le valute che vengono prese in considerazione per effettuare questa operazione, presentino un rapporto stabile nel tempo, soprattutto nel periodo che intercorre tra il momento in cui viene contratto il prestito, e quello della restituzione dello stesso. Tutto questo per evitare che si presentino perdite sul cambio, che andrebbero ad influire poi su quello che è il guadagno offerto dall’operazione.

La preferenza degli strumenti a basso rischio

Come abbiamo visto in precedenza, bisogna capire bene come investire, ed è per questo motivo che si preferisce sempre optare per strumenti a basso rischio. Tutto questo era facilmente applicabile all’inizio della crisi del mercato del forex, dove non era difficile andare ad individuare quale potesse essere una valuta con un tasso di interesse basso, rispetto ad una con un tasso di interesse alto. Per esempio, negli ultimi anni, prima della crisi che è scoppiata alla fine dell’anno 2008, la moneta giapponese, lo Yen, presentava un tasso di interesse che era molto vicino allo 0%; a differenza di altri stati che invece presentavano un tasso che oscillava tra il 4% e l’8%. Risultava, quindi, molto conveniente indebitarsi in Yen, andando in short sulla moneta giapponese, contro un’altra di un altro paese; per poter guadagnare solo sulla differenza del tasso di interesse. Tutto questo si è verificato soprattutto nei mercati azionari emergenti, e nei bond ad alto rendimento di Regno Unito, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda.

Un esempio di ciò che è accaduto

yen_carry_tradeLa stabilità del tasso di cambio tra il dollaro americano e lo yen giapponese, in questi ultimi anni, ha consentito di poter effettuare delle operazioni molto vantaggiose di carry trade; che come abbiamo visto si basavano essenzialmente sull’indebitamento in yen, con successiva conversione dello stesso in valuta straniera, andando poi ad investire questi capitali in titoli si stato o altri strumenti finanziari che non presentavano rischi, ma un rendimento pari al 3%. Una volta che il titolo di stato scadeva, il denaro veniva subito riconvertito in yen, e quindi il denaro veniva usato per ripagare il debito che era stato contratto con il Giappone.

I tre sviluppi del carry trade

Il carry trade può avere tre sviluppi differenti. Andiamo a vedere nello specifico cosa accade in questi tre esempi.

– Nel caso che lo Yen si rafforzi, il trader perde a causa della sua posizione in negativo, ma recupererà una parte delle perdite, grazia ai guadagni che otterrà dalla differenza dei tassi di interesse.

– Se i tassi oscillano in un range e non hanno variazioni sostanziali, allora il guadagno è ottenuto solo dalla differenza sul tasso di interesse.

– Se i prezzi vanno verso la direzione del trader perchè vi è un indebolimento dello Yen, allora il trader avrà un guadagno che sarà la somma del trade vincente, più il guadagno che si avrà per la differenza sul tasso di interesse.

Il cambiamento di questo scenario

Da quello che abbiamo visto, questo scenario diventa molto vantaggioso, e quindi invitante, per i grandi operatori di mercato; che così possono andare ad investire delle grandi somme di denaro. Ritornando al discorso della crisi finanziaria, scoppiata negli ultimi mesi del 2008, gli operatori sono stati costretti a chiudere frettolosamente tutte le loro operazioni, andando subito a ricomprare lo Yen, e quindi vi è stato un crollo netto nei mesi successivi. Le banche centrali mondiali, per poter affrontare questa crisi, sono state costrette ad abbassare i tassi di interesse, e automaticamente questa cosa ha reso il carry trade non più attendibile. Attualmente, però, le banche stanno pian piano ricominciando ad alzare i tassi di interesse; ed è presumibile che tra qualche tempo, si potrà nuovamente ripensare al carry trade, come opportunità di investimento.

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