Market mover Forex 2017: i 10 trade miglior del prossimo anno

Pubblicato da: TommasoP - il: 30-12-2016 8:37 Aggiornato il: 30-12-2016 18:00

Dopo aver analizzato i peggiori market mover del 2016 passiamo ad analizzare i 10 trade migliori per il 2017 -secondo Morgan Stanley con un particolare riferimento anche ai market mover. In sostanza, analizzeremo quelle che sono le migliori opportunità di investimento per il 2017.

Iniziamo con l’analizzare i 10 trade migliori nel Forex per il 2017 ovvero quelli che rappresentano le migliore opportunità del mercato valutario per il prossimo anno. Secondo Morgan Stanley vi sono 10 posizionamenti migliori per il Forex trading per il prossimo anno.

Al momento possiamo dire che per il 2017 gli asset migliori su cui investire sono dollaro americano e sterlina inglese, mentre il peggiore è lo Yen Giapponese, per il quale si prevede un rialzo solo a partire dal 2018. Quindi al momento non è consigliabile per operazioni long.

 Market-Mover-2017

Mercato Forex 2017 : previsioni Morgan Stanley

Lo abbiamo già detto e qui di seguito lo riconfermiamo. Il dollaro USA oggi si trova nell’ultima tappa di un mercato toro secolare. Si attende infatti, che il dollaro sia guidato dall’aumento dei tassi di interesse e dai differenziali dei ritorni sugli investimenti. Secondo quanto previsto, la forza del dollaro USA nel mercato del Forex per il prossimo anno dovrebbe mostrare una maggiore potenza nei confronti delle valute a basso rendimento, appunto yen (JPY) e won sudcoreano (KRW).

10 trade migliori per il 2017 mercato Forex

  • Andare Long su USD/JPY: i differenziali di rendimento guidano la fuga di capitali dal Giappone e vi sono le aspettative più alte in merito all’inflazione.
  • Andare Long su USD/KRW: in questo caso la crescita e la politica monetaria divergente fa aumentare i deflussi provenienti dalla Corea.
  • Andare Short su EUR/GBP: non vi sono notizie negative in merito, anzi possiamo affermare che il prossimo anno la sterlina subirà una variazione positiva, in quanto l’effetto Brexit dovrebbe essere terminato, ma per il momento nulla ancora è certo. Quindi meglio andare cauti.
  • Andare Long su USD/NOK: in questo preciso caso il sostegno del governo Norvegese in materia fiscale porterà ad un aggiustamento delle posizioni long su NOK.
  • Andare Short su AUD/CAD: questa prospettiva è dovuta alla crescita economica divergente esistente tra USA e Cina.
  • Andare Short su SGD/INR: al momento molto pesanti sono la dipendenza dall’estero e i livelli di debito.
  • Andare Long su USD/CNH: anche in questo caso, una politica divergente non produce altro che un indebolimento dello yuan a causa anche dei deflussi di capitali. Ciò è causato dalla politica monetaria degli Stati Uniti.
  • Andare Long su BRL/COP: grazie alle riforme intraprese dal Brasile e al rialzo dei rendimenti, è possibile diminuire i rischi rispetto al pesos colombiano.
  • Andare Long su RUB/ZAR: in questo caso particolare, la politica monetaria stringente della Russia porterebbe a dei benefici per il rublo, con relativo aumento di valore.
  • Andare Long su CHF/JPY: i differenziali di rendimento producono un indebolimento dello yen. Al contrario, il franco rappresenta un’ottima copertura in merito al rischio politico della zona euro.

2017: target Ftse Mib e market mover

Stando a quanto annunciato dalla politica monetaria di Trump, la FED dovrebbe puntare ad un aumento dei tassi di interesse. Questo lo si potrà vedere all’inizio del prossimo anno, quando Trump si insedierà finalmente alla Casa Bianca. Oggi dobbiamo tenere presente anche i market mover del 2017. Per tale occasione, Wall Street fa registrare il suo massimo storico, facendo proseguire il rally dopo la decisione presa dalla Banca centrale Americana.

Il mercato ha già scontato il rialzo dei tassi d’interesse di 25 punti base. Quindi adesso l’attenzione non si sposta altro che sul numero uno della FED, Janet Yellen, e sulle sue parole. La FED potrebbe rivedere i suoi tassi di Interesse al rialzo per tutto il 2017 con almeno 3 rialzi. Questo lo si deve abbiamo detto alla politica di Trump, una politica che a dirla tutta è molto restrittiva. Questo potrebbe anche provocare un’apprezzamento del petrolio.

Con i tassi di interesse maggiorati, anche la BCE potrebbe rispondere con una politica restrittiva, ma sopratutto, potrebbero provocare un’instabilità nei mercati internazionali. Al momento l’unico segnale vero, è che il dollaro si è apprezzato enormemente in questo periodo.

Petrolio e FED: i protagonisti del 2017

Il prossimo anno ha due protagonisti principali: la FED ed il petrolio. Infatti se quest’ultimo dovrebbe confermarsi al rialzo, potrebbe anche superare la soglia dei 60 dollari al barile. Il repricing delle aspettative inflative potrebbe invece mettere pressione al mondo del reddito fisso, facendone salire i rendimenti.

Abbiamo già visto in diverse occasioni che la risalita dei tassi è stato un evento molto importante e se questo dovesse proseguire, potrebbe raggiungere una soglia di breakeven tale da arrestare questo processo. In  sostanza, se i tassi sul Tnote a 10 anni dovesse arrivare al ridosso del 3%, il profilo rischi/rendimento potrebbe tornare a favorire i bond e a penalizzare invece l’equity, con una sensibile rotazione di portafoglio da parte dei grandi gestori mondiali.

Market mover 2017

Market-Mover-2017

Al momento vi sono diversi eventi che devono essere tenuti sotto controllo: tra i principali ricordiamo gli appuntamenti elettorali di Francia, Germania e, con molta probabilità, anche quelle Italiane. Questi sono definiti i temi più importanti per il 2017 per il vecchio continente.

Altro punto focale è la Cina. Occhi puntati sulla stabilizzazione economica della super potenza, identificata come la seconda potenza economica mondiale. Stando alle stime del 2016, è possibile affermare che i timori suscitati dal rallentamento economico di fine 2015 siano scomparsi.

Anche il dollaro farà la sua parte. Tanti trader si stanno ancora chiedendo quale sia l’effetto di un dollaro in continuo rafforzamento sopratutto nei confronti dello yuan, in merito ai flussi di investimento diretti verso Pechino. La Banca centrale cinese (PBOC) al momento sta facendo di tutto per iniettare dollari al fine di cercare di arrestare la debolezza dello yuan.

Per i trader Italiani che vogliono investire in Italia, molta attenzione deve essere prestata al FTSE MIB il quale è tornato ai massimi da maggio nonostante la vittoria del NO al Referendum Costituzionale di Dicembre 2016.

Le performance del Ftse Mib sono stabili tanto da essere considerate le migliori del 2016. Questo è dovuto sopratutto alla politica monetaria della BCE ed al balzo del petrolio. Non ci resta che attendere la primavera del prossimo anno, quando Piazza Affari toccherà i 19 mila punti, come la scorsa primavera.  Non è facile invece immaginare di andare oltre tale riferimento, viste anche le precarie condizioni politiche e le sfide aperte sul comparto bancario.

Pesa molto il problema della MPS. Per questa, l’unica via di uscita dal fallimento totale sembra essere solo il salvataggio Statale dopo il fallimento del salvataggio in extremis sul mercato. L’unica incognita del momento è quella legata alla gestione del titolo nelle prossime settimane. Purtroppo la situazione è ancora incerta, nonostante la calma apparente.

Il board della banca ha chiesto infatti la conversione dei bond subordinati. Ciò potrebbe contribuire ancora una volta a ridurre l’ammanco di capitale di altri 2 miliardi. Al momento tale soluzione non ha riscosso esiti positivi, nonostante sembrasse l’ultima soluzione possibile prima del salvataggio statale. Nel caso di un SI da parte della Consob, in merito alla conversione dei retail, si potrebbe sperare in un salvataggio di mercato. Soluzione che al momento non è più plausibile visto e considerato l’ingresso in campo dello stato Italiano.

Oggi, si segnala l’intervento dello stato. Questa è stata la soluzione migliore. Quindi sarà possibile riscattare i subordinati al prezzo di mercato (per altro molto basso rispetto a quello a premio pagato in sede di conversione). Alla MPS mancano però tempo e alternative alla nazionalizzazione.

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