Disciplina dei cambi

disciplina dei cambiDopo la crisi mondiale del 1929, di fronte alla mutata situazione economica, ci si accorse che non era più possibile, come durante il Gold Standard, mantenere stretti legami tra il mercato interno e quello internazionale.

Si costituirono, allora, i cosiddetti fondi di stabilizzazione: pioniera di tale iniziativa fu l’Inghilterra nel 1932, seguita poi dagli Stati Uniti, dalla Francia e da altri paesi.

Tali fondi, dotati di un capitale iniziale (Buoni del Tesoro, oro, divise estere), compravano l’oro e le divise quando il loro afflusso era troppo abbondante, rivendendo tali mezzi di pagamento quando essi incominciavano a scarseggiare.

In tal modo si cercava di impedire che l’afflusso e il deflusso disordinati di oro e di divise potessero squilibrare i cambi; tuttavia, in questo periodo, si ebbero generalmente cambi variabili e prezzi all’interno pressoché fissi.

I cambi restarono flessibili dalla crisi del ’29 fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Durante tutto questo periodo, i rapporti internazionali furono piuttosto tesi: il commercio tra i vari paesi inaridì. Mentre, fino alla prima guerra mondiale, gli unici strumenti restrittivi del libero commercio erano costituiti dai dazi doganali, la politica commerciale internazionale tra le due guerre ne conobbe altri, quali i contingentamenti, gli scambi bilanciati, le compensazioni private, i clearings, i cambi multipli.

Con i contingentamenti viene fissato il quantitativo di merci da importare e si concedono licenze di importazione per un massimo che non si può oltrepassare; con gli scambi bilanciati si costituiscono accordi tra due paesi per regolare le reciproche importazioni ed esportazioni in modo che esse si pareggino. Si vengono ad avere perciò tante bilance quanti sono i paesi con i quali si hanno rapporti commerciali ed è, in definitiva, un ritorno al baratto. Le compensazioni private sono un sistema mediante il quale è autorizzato ad importare solo colui che dimostrerà di poter esportare merci per un eguale valore. Il clearing tende ad escludere rapporti diretti tra importatore ed esportatore. L’organo preposto dallo Stato diventa monopolista delle valute: è infatti esso che si fa pagare dall’importatore e che provvede a pagare l’esportatore. I cambi multipli consistono nel fissare cambi diversi per una stessa moneta estera, a seconda dell’uso a cui è destinata (ad esempio, per favorire il turismo estero, si pratica un più vantaggioso cambio al turista).

Considerati i gravi inconvenienti a cui conducevano tali strumenti di politica commerciale, alla fine della seconda guerra mondiale si è proceduto — a poco a poco — ad una liberalizzazione del sistema.

A partire dal 1958, con la convertibilità parziale, i cambi ritornarono fissi; mentre all’interno di ciascun paese vigeva la carta moneta inconvertibile, nei confronti dell’estero si adottava una forma di Gold Exchange Standard su richiesta delle banche centrali. Il biglietto di banca era perciò convertibile in dollari o in divise estere, a loro volta convertibili in dollari.

Questa convertibilità risultava limitata per i residenti nello Stato, mentre era illimitata per i non residenti (la Germania attribuì la stessa illimitata facoltà anche ai residenti). Solo le banche centrali dei vari paesi potevano chiedere la convertibilità in oro: era sorto il Dollar Standard, poiché il dollaro veniva usato come riserva e come strumento dei pagamenti internazionali.

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