Economia politica – scuola socialista

Economia politica - scuola socialistaPoco dopo la scuola classica, sempre nel periodo della rivoluzione industriale, incominciano ad affermarsi le ideologie socialiste, come reazione alle tristi condizioni economiche del proletario, sottoposto a bassi salari e a pesantissimi turni di lavoro, all’impiego congiunto della mano d’opera femminile e minorile.

Pionieri del socialismo sono: Claudio Enrico di Saint Simon (17601825), Roberto Owen (1771-1858), il primo che introdusse il termine socialismo, Carlo Fourier (1773-1837), Pier Giuseppe Proudhon (18091865), Louis Blanc (1811-1882). Tutti questi pionieri del socialismo hanno in comune l’intento di mutare la società a favore del proletariato, tutti sono ideatori di complessi sistemi sociali, nei quali solo il lavoro ha diritto di cittadinanza, con l’abolizione parziale o totale della proprietà privata, sino a giungere alle conclusioni radicali di Proudhon, secondo il quale «la proprietà è un furto ».

I sistemi delineati sulla carta da questi teorici furono contraddetti e superati dalla sconfitta subita, nel 1848, da tutte le rivoluzioni — sociali e nazionali — e dall’allontanamento dalla scena politica dei loro esponenti. Come reazione, nell’ambito del socialismo, sorge, quindi, la teoria del materialismo storico e del socialismo scientifico di Carlo Marx (1814-1883) e di Federico Engels (1820-1895). Tale teoria è detta del materialismo storico perché ritiene che, in ultima analisi, fonte di ogni struttura sociale esistente sia il fattore economico e che la religione e la morale non siano che sovrastrutture; è detta del socialismo scientifico in contrapposto al precedente, detto utopistico, perché intende basare la sua indagine economica, partendo dai testi della scuola classica, sul reale sviluppo dell’economia e non su sistemi avveniristici.

Opere degne di nota di Marx e di Engels sono Il manifesto del partito comunista del febbraio 1848, redatto in collaborazione; del solo Marx abbiamo Il Capitale, opera in 3 volumi, e La critica dell’economia politica.

Il marxismo, dopo Marx, si biforca nella tendenza marxista-ortodossa (Lenin, Rosa Luxembourg e, in genere, gli economisti sovietici) e nella tendenza socialista-democratica, che propugna il socialismo attraverso le riforme (Carlo Kaustky, Federico Lassalle e, in genere, i laburisti inglesi e dei paesi scandinavi).

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