I calmieri

calmieri

Negli attuali regimi di mercato di prevalente concorrenza o di prevalente monopolio la produzione, e quindi l’offerta, ha in genere buon gioco sull’andamento dei prezzi; tutto ciò, con evidente svantaggio dei consumatori in genere e delle classi meno abbienti in particolare, specie se si tratti di beni e servizi a domanda piuttosto rigida.

È, per questa ragione che i governi intervengono spesso, direttamente o indirettamente, per attuare una disciplina dei prezzi, se accade che in certi periodi questi tendano ad elevarsi, oltre il normale, oppure se le forze monopolistiche private tendano a danneggiare i consumatori.

In tempo di guerra, il controllo dei prezzi da parte dello Stato è inevitabile. Infatti, in tale congiuntura, i prezzi hanno tendenza a salire. Le merci diventano più scarse, le importazioni diminuiscono e tutta la produzione è orientata più verso l’industria pesante che verso i beni di consumo. La scarsità dell’offerta ha per logica conseguenza il rialzo dei prezzi.

A ciò si aggiungano l’inflazione monetaria, che ogni guerra finisce per provocare, la generale sfiducia nella moneta e, di conseguenza, il timore di mancare del necessario: ciò spingerà i consumatori ad una vera e propria corsa agli accaparramenti. Ma a tale aumento disordinato della domanda non potrà non corrispondere un aumento dei prezzi. Perciò, i governi cercano di intervenire in tempo, imponendo il sistema dei calmieri delle merci.

I calmieri sono dei prezzi d’obbligo, imposti dallo Stato d’autorità, al di sopra dei quali non è consentito vendere le merci, pena severe sanzioni. Tuttavia, questi provvedimenti si rivelano di ben limitata portata ed efficacia, poiché il prezzo basso agisce in senso stimolante sulla domanda ed in senso deprimente sull’offerta. Perciò, ad un aumento della domanda e ad una restrizione dell’offerta seguirebbe un prezzo maggiorato: il che, ovviamente, non sarà possibile a causa del calmiere.

Bisognerà quindi, per frenare la domanda, procedere al razionamento delle merci, fissando quantitativi massimi pro-capite a cui ciascun consumatore dovrà attenersi. Questo provvedimento avrà qualche probabilità di riuscita nella misura in cui le razioni fissate si riveleranno almeno sufficienti a coprire il fabbisogno dei consumatori. In caso contrario, essi saranno indotti ad acquistare al mercato nero e cioè a quel mercato che si forma clandestinamente e nel quale il prezzo delle merci sale con ritmo vertiginoso. Le tristi esperienze dell’ultima guerra mondiale hanno dimostrato quanto scarsa sia l’efficacia dei calmieri e del razionamento.

Tuttavia, anche a prezzo di difficoltà e sacrifici, il sistema ha possibilità di attuazione se la popolazione sente profondamente il dovere civico di limitare i consumi e di collaborare per la riuscita degli scopi che il paese intende realizzare. Questa coscienza civile può permettere sacrifici e restrizioni non solo in tempo di guerra, ma anche in tempo di pace: vedasi, a proposito, l’esempio fornito dall’Inghilterra, la cui popolazione, con ammirevole consapevolezza, si è sottoposta in tempo di pace, pur di poter procedere alla ricostruzione del paese senza ricorrere agli aiuti stranieri; così ancora, l’esempio dell’U.R.S.S., dove le generazioni presenti si sono sacrificate in favore delle generazioni future per l’edificazione dello Stato socialista.

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