L’inflazione, capire cos’è.

inflazioneL’inflazione — cioè il persistente aumento dei prezzi — è un fenomeno che, come è ovvio, presuppone che la produzione abbia raggiunto un livello relativamente elevato.

Essa può verificarsi soltanto quando, in un determinato luogo, la capacità produttiva delle aziende e della mano d’opera disponibile è appena in grado di soddisfare la domanda esistente sul mercato.

Quando i beni disponibili non possono essere rapidamente aumentati, come può avvenire nel caso che sia raggiunto il massimo della produzione, un ulteriore aumento della domanda può determinare un rialzo dei prezzi.

A questo proposito, occorre fare una distinzione fra due diversi settori dell’economia. In quel settore in cui, come avviene per l’agricoltura, vi sono molti tenderanno pertanto ad aumentare automaticamente in caso di aumento della domanda. Nel tipico mercato industriale, invece, che è quello dell’acciaio, dei macchinari, del petrolio, delle automobili, della maggior parte dei metalli non ferrosi e dei prodotti chimici, alcune grandi società, in numero relativamente modesto, godono, in un modo o nell’altro, di un notevole potere discrezionale nel fissare i prezzi.

Oligopolio

In mercati di questo tipo caratterizzati da quello che gli economisti chiamano oligopolio non appena ci si avvicina al massimo della produzione, diventa possibile e vantaggioso alzare i prezzi. Il fatto che tutte le aziende abbiano raggiunto o quasi la loro massima produttività, costituisce una garanzia che nessuna di esse, riducendo i prezzi, conquisterà un ulteriore settore del mercato, non avendo possibilità di rifornirlo. In circostanze simili, non vi è neppure il pericolo che si accumulino riserve extra, disponibili a un prezzo meno elevato.

A questo punto, è necessario fare giustizia di un errore che è forse quello che si riscontra più frequentemente nelle idee che vengono manifestate oggigiorno a proposito dell’inflazione, per quanto esso non sia affatto sfuggito agli economisti. Intendo riferirmi alla quasi fatale tentazione di risolvere il problema ricorrendo a un incremento della produzione. Si tratta del più naturale degli errori: li per li si pensa ai rimedi più semplici e più immediati. Se l’inflazione è dovuta generalmente alla esigenza di prodotti che preme sulla capacità produttiva, l’unica cosa che si può fare è di aumentare questa capacità produttiva e quindi la produzione totale, in modo da sanare questo conflitto. Ma basta riflettere un po’ per comprendere che un incremento generale dei beni prodotti, anche quando può essere ottenuto rapidamente sfruttando la capacità esistente, farà si che il reddito necessario per acquistare tali beni sia assorbito interamente da salari e da altri costi. Abbiamo visto, inoltre, che i bisogni non hanno un’origine indipendente dalla produzione, essendo alimentati dallo stesso processo da cui la produzione, a sua volta, è incrementata. Pertanto, l’effetto di un aumento di produzione derivante dalla capacità esistente di un’azienda, è quello di incrementare anche il potere di acquisto nei confronti dei beni prodotti, e di stimolare in pari tempo i desideri necessari perché tale potere d’acquisto venga impiegato produttori e in cui funziona un sistema che si avvicina a quello che gli economisti chiamano della concorrenza pura, i singoli venditori non hanno un controllo o un’influenza sui prezzi, i quali tenderanno pertanto ad aumentare automaticamente in caso di aumento della domanda.

Nel tipico mercato industriale, invece, che è quello dell’acciaio, dei macchinari, del petrolio, delle automobili, della maggior parte dei metalli non ferrosi e dei prodotti chimici, alcune grandi società, in numero relativamente modesto, godono, in un modo o nell’altro, di un notevole potere discrezionale nel fissare i prezzi. In mercati di questo tipo caratterizzati da quello che gli economisti chiamano oligopolio non appena ci si avvicina al massimo della produzione, diventa possibile e vantaggioso alzare i prezzi. Il fatto che tutte le aziende abbiano raggiunto o quasi la loro massima produttività, costituisce una garanzia che nessuna di esse, riducendo i prezzi, conquisterà un ulteriore settore del mercato, non avendo possibilità di rifornirlo. In circostanze simili, non vi è neppure il pericolo che si accumulino riserve extra, disponibili a un prezzo meno elevato.

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