Integrazione Economica

Integrazione EconomicaGli accordi per liberalizzare gli scambi tra i vari paesi aderenti possono assumere forme diverse: la prima ed anche la più elementare è costituita da una zona di libero scambio, nell’ambito della quale i paesi aderenti si impegnano a ridurre progressivamente i dazi doganali e ad eliminare la discriminazione. Un esempio di questo tipo ci è fornito dall’E.F.T.A. (European Free Trade Association), Associazione Europea di Libero Scambio, costituita a Stoccolma nel 1959 tra Inghilterra, Svizzera, Austria, Danimarca, Svezia, Norvegia, Portogallo e della quale Inghilterra e Danimarca non fanno più parte, essendo entrate nella C.E.E.

Le zone di libero scambio costituiscono un esempio di integrazione passiva, perché i paesi aderenti si limitano ad operare sui dazi, senza adottare provvedimenti comuni per un più integrale avvicinamento delle loro economie;

La seconda forma di accordo è costituita dalle Unioni doganali, mediante le quali, pur realizzandosi anche in questo caso una forma di integrazione passiva, i Paesi aderenti adottano, nei confronti di tutti gli altri, una politica doganale comune. Un esempio di questo tipo può esserci fornito dal Benelux.

La terza forma di accordo è data dalle vere e proprie Unioni economiche tra gli Stati membri, in cui, oltre che alla creazione di un vasto mercato comune, si perseguono obbiettivi comuni di politica economica, eliminando progressivamente le differenze esistenti nella produzione, nella finanza e nella vita sociale degli Stati membri. La C.E.E rappresenta appunto un tipo di Unione economica.

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