Intervento dello Stato in Economia Programmazione in Italia

ntervento dello Stato in Economia Programmazione in Italia

“Il dopoguerra italiano è stato caratterizzato da alcuni tentativi di programmazione generali (piano Vanoni nel 1954), settoriali (l’assetto dato alle partecipazioni statali nel 1956 con l’istituzione del Ministero omonimo), regionali (provvedimenti relativi alle Regioni sottosviluppate).

Con legge 27-4-1967 n. 685 veniva varato il programma di sviluppo economico per il quinquennio 1965/69 presentato dal Ministro del Bilancio Pieraccini. Tale piano si proponeva due obiettivi:

a) l’incremento del reddito nazionale;

b) la sua redistribuzione.

In detto piano si prevedeva, per il quinquennio ’65/’69, un incremento del reddito nazionale del 5% per ogni anno. Gli obiettivi del piano consistevano nel pieno impiego delle forze di lavoro, con creazione di nuovi posti di lavoro nel settore agricolo, che avrebbe dovuto accelerare il ritmo di sviluppo della produzione, ai fini del mercato interno e di quello estero. L’agricoltura avrebbe dovuto essere incoraggiata elevando i redditi agricoli al livello di quelli industriali: ciò sarebbe stato possibile, peraltro, aumentando la produttività dell’agricoltura ed eliminando i sottoccupati di quel settore.

I sottoccupati avrebbero dovuto essere reimpiegati — previa qualificazione o riqualificazione — in altra attività produttiva, preferibilmente quella industriale, con previsione della installazione di nuove industrie nel Mezzogiorno ed in Regioni non ancora completamente sviluppate.

Le risorse avrebbero dovuto essere ripartite tra diversi impieghi che avrebbero dovuto soddisfare in più ampia misura i bisogni collettivi (istruzione, sanità, ricerca scientifica, trasporti).

Il piano Pieraccini, però, non è riuscito in tutti i suoi intenti: le percentuali del reddito nazionale dell’incremento degli investimenti e dell’occupazione si sono verificati in misura inferiore alle previsioni.

Ad esso è succeduto il Progetto ’80, da cui è stato estrapolato un programma per il quinquennio ’71/’75. Gli obiettivi che si è proposto il Progetto ’80 sono nella linea del piano Pieraccini con le opportune modifiche ed abbracciano un periodo più lungo.

Organi della programmazione sono: il Ministero del Bilancio e della programmazione e il C.I.P.E. ( Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), salve le interferenze di altri Ministeri nei compiti di dirigenza responsabile della programmazione (ad esempio, il Ministero delle Partecipazioni Statali) ; organi consultivi sono le Regioni e il C.N.E.L. (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

Il piano è flessibile, ma immediatamente imperativo per quanto riguarda le aziende a partecipazione statale, particolarmente utilizzate per la creazione di infrastrutture nelle aree non ancora sviluppate: Le imprese private potranno intervenire nella programmazione ed essere incoraggiate con particolari aiuti ed incentivi e saranno tenute a fornire elementi al Governo relativamente ai loro programmi.

Le Regioni dovranno emanare in prima persona norme di programmazione: secondo gli studi più aggiornati, le Regioni dovranno avvalersi di particolari strumenti programmatori, quali, ad esempio, i bacini di traffico per la motorizzazione pubblica ed i comprensori urbanistici od agrari.

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