La figura dell’imprenditore

imprenditore Ma chi è, in realtà, l’imprenditore? Nella moderna realtà economica, tuttavia, l’imprenditore-persona fisica esiste ancora nelle imprese individuali e corrisponde alla figura dell’artigiano, del piccolo commerciante, ecc., i quali debbono provvedere ad una modesta organizzazione dei fattori produttivi.

Oggi prevale la figura dell’imprenditore-persona giuridica, e cioè la società. E poiché anche le piccole società hanno una modesta importanza (nell’economia moderna le forze produttive tendono a concentrarsi), ci troviamo di fronte a quei grandi complessi che, giuridicamente, assumono la forma di società per azioni (S.p.A.). In tali grandi organismi economici le deliberazioni sono, in teoria, prese dall’assemblea dei soci, che poi divideranno gli utili di gestione in ragione delle azioni possedute e che dovrebbero essere gli imprenditori. Ma, in pratica, molta parte dei soci di una s. p. a. non ha mai partecipato neppure ad una seduta assembleare delle società di cui è azionista. La condotta economica della società viene, pertanto, decisa nel completo disinteresse di larga parte del corpo sociale.

In tali grandi complessi, l’attività organizzativa dei fattori produttivi è, in realtà, esercitata dal consiglio di amministrazione, dagli amministratori delegati, da persone, cioè, che giuridicamente non sono imprenditori e non assumono rischi in proprio e che possono anche non essere soci.

A tali persone sono attribuiti rilevanti compensi e gratifiche che, tuttavia, non appartengono alla categoria economica del profitto il quale, secondo gli schemi classici, sarebbe la quota parte di reddito spettante all’imprenditore.

Dal punto di vista strettamente giuridico, la cosa non solleva perplessità: la S.p.A. è, infatti, soggetto di diritto, ha una propria individualità ed è imprenditore, soggetto, come ogni altro, alla disciplina stabilita dalla legge. Per la sua qualità di ente, essa agisce attraverso i suoi organi, per cui il consiglio di amministrazione impegna, a tutti gli effetti, la società.

Dal punto di vista economico, si assiste, invece, ad uno stridente contrasto: colui che esercita l’attività organizzativa, che è la vera attività imprenditoriale, molto spesso è un funzionario, che riceve un compenso che non sarebbe il profitto; chi percepisce gli utili di gestione, e cioè il profitto, non esercita, sovente, alcuna attività organizzativa in seno alla società. È un segno che i vecchi schemi e le vecchie categorie mal si prestano ormai a contenere la nuova realtà economica.

Nei paesi ad economia collettivista, se il collettivismo fosse integralmente applicato, dovrebbe mancare ogni forma imprenditoriale privata. Essendo lo Stato e gli enti pubblici i soli imprenditori, le scelte e l’attività organizzativa sarebbero operate da funzionari salariati.

Poiché anche in tali paesi il collettivismo non ha avuto integrale applicazione ed anzi è in atto, come ad esempio nell’U.R.S.S., una importante riforma economica (sulla quale, tuttavia, mancano elementi per una seria analisi), allo stato attuale esiste anche la figura dell’imprenditore privato, limitata però alla piccola attività commerciale, artigianale, agricola.

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