Legge della penosità del lavoro

penosità del lavoroCome impiego di energia psichico-fisica (poiché l’attività manuale e quella intellettuale non sono mai disgiunte) il lavoro comporta una pena, un sacrificio, compensati, entro certi limiti, dalla quantità di beni economici che, per mezzo del lavoro, si possono ottenere.

Infatti, dato il carattere strumentale del lavoro, il lavoratore vi si assoggetta solo in vista del salario e dei beni economici che con esso potrà acquistare. Tuttavia, mentre la penosità si fa maggiormente sentire a misura che aumentano le ore lavorative, il vantaggio che il lavoratore consegue è soggetto alla legge dell’utilità decrescente.

Se si vuole esprimere la situazione con un grafico, si vedrà sia la curva dell’utilità decrescente dei beni ottenuti con l’impiego di ore lavorative, sia la curva di penosità del lavoro. Le due curve si incontreranno nel punto P, nel quale la penosità del lavoro e l’utilità dei beni conseguiti coincideranno. Il lavoratore isolato avrà perciò realizzato in quel punto il suo migliore equilibrio. Oltre tale punto, ogni ulteriore dose di lavoro sarebbe antieconomica, perché la penosità sopportata non sarebbe compensata dall’utilità ottenuta.

Ma il caso del lavoratore isolato è ormai un’ipotesi molto infrequente. Il caso più normale è quello del lavoro associato, a causa del progresso e del miglioramento delle tecniche produttive. Il lavoratore non è più libero di interrompere il lavoro quando incomincia ad accusare lo sforzo, perché è vincolato da un regolare contratto di lavoro e deve prestare quel dato numero di ore lavorative. E, inoltre, se egli anche potesse interrompere, creerebbe squilibri nel lavoro degli altri, per il legame che unisce ogni forma di lavoro associato.

Costretto a rispettare un dato orario, il lavoratore, quando sarà stanco, non potendo interrompere il lavoro, abbasserà il proprio rendimento. Soltanto una migliore retribuzione delle ore lavorative supplementari potrebbe convincerlo ad effettuare ore straordinarie di lavoro che, se pur meglio pagate, sono le meno produttive dal punto di vista economico.

Tuttavia, si arriverà ad un momento in cui, sebbene allettato da un più alto salario, il lavoratore non sarà più in grado di effettuare prestazioni straordinarie: anche il fattore lavoro, come già abbiamo visto per il fattore natura, incontra, ad un certo momento, limiti insuperabili di irriproducibilità.

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