Lo Stato imprenditore

stato imprenditoreDa alcuni decenni, nei paesi cosiddetti capitalisti, lo Stato ha ormai abbandonato definitivamente la posizione di spettatore in Economia, come vagheggiavano i liberisti, ma è intervenuto in vari modi sul piano economico per sostituirsi ai privati in alcuni settori e per disciplinarne l’attività.

Analizzeremo le varie forme di interventi statali più avanti nel corso di questa guida; qui basterà accennare alle funzioni dello Stato come ulteriore elemento della produzione. E’ noto infatti come lo Stato e gli enti pubblici provvedano, mediante l’erogazione di pubblici servizi, a soddisfare molti dei bisogni collettivi.

Il costo dei pubblici servizi viene coperto, prevalentemente, con il denaro prelevato, coattivamente o no, dalla ricchezza dei contribuenti. Ma i contribuenti, se da una parte vedono il loro reddito decurtato dai prelievi statali, dall’altra si possono giovare dei servizi pubblici prestati dagli enti pubblici.

Tali servizi consistono in reti stradali o ferroviarie, in maggiore efficienza dei porti, in uffici postali, ecc. Si nota quindi come intorno ai centri meglio serviti si vengano a concentrare la maggior parte delle imprese, che possono giovarsi ai loro fini economici delle migliorate condizioni ambientali.

Le imprese possono pertanto fruire di tali servizi che vengono considerati come economie esterne e che, al pari delle economie interne, contribuiscono alla riduzione dei costi e a potenziare il volume della produzione.

Si dice, con parola moderna, che lo Stato contribuisce a creare le infrastrutture e cioè il telaio, l’ossatura intorno alla quale verranno a distribuirsi le varie attività organizzative dei vari rami della produzione nazionale.

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